Assemblea Ania: il futuro del welfare italiano tra sfide e opportunità

L'impegno del settore assicurativo per il welfare uno dei temi al centro dell'Assemblea dell'Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici: i dati Ania sull'andamento del comparto e le proposte in campo per rispondere alle sfide poste dalle trasformazioni economiche e sociali in atto

Mara Guarino - @MaraGuarino

Si è svolta lo scorso 5 luglio l’Assemblea annuale Ania 2017, l'Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, utile occasione non solo per fare il punto sugli ultimi dati relativi il mondo assicurativo, ma anche e soprattutto per guardare al futuro del welfare italiano, analizzando le sfide e le opportunità che le compagnie sono chiamate ad affrontare per garantire maggiori protezioni e tutele a famiglie e imprese del nostro Paese. Punto, quest’ultimo, particolarmente caro alla Presidente Bianca Maria Farina che, nel corso della sua relazione, ha infatti ben evidenziato come l’intero comparto debba necessariamente essere rinnovato alla luce delle trasformazioni economiche, tecnologiche, occupazionali e demografiche in corso. Di qui, dunque, “l’importanza di perseguire sin da ora l’obiettivo di rinnovare radicalmente i modelli di business e di servizio”, anche allo scopo di rispondere alle esigenze delle generazioni più giovani.

I dati Ania dimostrano del resto come il mercato assicurativo continui a occupare un ruolo di rilievo in Italia, malgrado una congiuntura decisamente complessa e un 2016 in calo per quel che riguarda la raccolta dei premi, diminuita dall’8,2% e contraddistinta da un premio medio per abitante inferiore rispetto a quello fatto registrare dagli altri principali Paesi industrializzati. Questo, in particolare, il quadro riferito allo scopo anno: 134 i miliardi di euro (l’8% del PIL) di premi diretti raccolti, mentre gli investimenti sono ammontati a 741 miliardi (il 44% del PIL). Le riserve tecniche, che potremmo definire come gli impegni assunti nei confronti degli assicurati, hanno invece raggiunto i 694 miliardi. Per quel che riguarda segnatamente il ramo vita, la raccolta premi è stata di 102 miliardi, con una diminuzione dell’11% dopo il massimo storico raggiunto nel 2015; anche il flusso netto di raccolta è stato (lievemente) inferiore a quello del 2015, per un totale di 39 miliardi.

Nel complesso, in ogni caso, l’Italia si colloca all’ottavo posto a livello globale (il quarto in Europa) per raccolta di premi ma, dal confronto internazionale, emerge anche una tendenza tipica del nostro Paese, dove alcune tipologie di coperture – tra cui quelle a tutela dei rischi del lavoro, della famiglia, della salute e del patrimonio - risultano ancora decisamente meno diffuse che altrove. È comunque interessante evidenziare l’importante crescita del ramo salute (+10%), che ha raccolto oltre 2,3 miliardi di euro. D’altro canto, come sottolineato dalla Presidente Farina nel corso della sua relazione, l’assicurazione vita continua a rappresentare una delle forme più̀ importanti di impiego del risparmio: nel 2016, le riserve tecniche sono state pari al 14,9% dello stock di attività̀ finanziarie delle famiglie italiane, in aumento dal 13,8% dell’anno precedente.

Ecco che un simile scenario offre allora all’intero settore tante opportunità da cogliere quante sfide da affrontare, non ultima proprio quella di colmare l’importante gap di protezione emerso, anche nel confronto con l'estero, dalle statistiche Ania. Sfida resa peraltro ancora più urgente dalle dinamiche demografiche in atto a livello globale e cui non sfugge neppure l’Italia: basti pensare che, con un tasso di fertilità in forte calo e un’aspettativa di vita viceversa in forte crescita, la penisola sta registrando sia una diminuzione della popolazione complessiva (e ciò malgrado i flussi migratori) sia un progressivo invecchiamento. La sola classe di età superiore ai 65 anni, osserva Ania, è destinata a crescere fino al 33% della popolazione totale entro il 2060.

Quali dunque le misure da adottare per colmare il gap e fronteggiare le possibili criticità connesse – si pensi ad esempio al tema della non autosufficienza – al progressivo aumento dell’aspettativa di vita? La proposta emersa dalla lettura critica dei dati Ania muove da un presupposto fondamentale: la necessità di attuare un sistema integrato fra pubblico e privato, in grado di consentire una gestione più equa ed efficiente dei diversi tipi di rischio. Diversi poi, nel concreto, gli ambiti d’azione, a cominciare dalla previdenza complementare, cui al momento risulta iscritto solo un quarto dei lavoratori italiani (meno di 8 milioni) anche a causa, si legge nella relazione annuale, di una scarsa consapevolezza in merito ai propri bisogni previdenziali. Se lavorare sul fronte della comunicazione e dell’informazione è quindi essenziale, cruciale secondo Ania è però rivedere anche alcuni aspetti fiscali e, innanzitutto, la tassazione dei rendimenti, da prevedere – in linea rispetto a quanto accade in altri Paesi europei – esclusivamente nel momento della prestazione. Sottolineata inoltre l’importanza di un sistema previdenziale più aperto, nel quale il lavoratore sia libero di scegliere in qualunque momento la propria forma previdenziale di riferimento, potendo in ogni caso godere del versamento del contributo da parte del datore di lavoro.

Nella direzione di una maggiore integrazione tra pubblico e privato anche la proposta riguardante l’ambito sanitario, per il quale viene sì ribadito il ruolo centrale del SSN in quanto garante di prestazioni pubbliche di carattere universale, ma al contempo viene anche rimarcata anche l’urgenza di un rafforzamento della sanità integrativa. In che modo? Consolidando il ruolo della contrattazione collettiva (anche in materia di protezione contro il rischio della non autosufficienza), come già previsto dalle disposizioni della Legge di Bilancio 2017 sul welfare aziendale; misure fiscali che, per l'Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, andrebbero però auspicabilmente applicate a tutti, e non ai soli lavoratori dipendenti

Altro punto cardine della “ricetta Ania” per affrontare le sfide del futuro è infine quello non trascurabile dell’innovazione tecnologica che, del resto, già sta per forza di cose generando impatti di rilievo sulla gestione dell’attività assicurativa. Offerta, organizzazione evidenziato, ma anche innovazione nel campo delle modalità di comunicazione, con un occhio di riguardo nei confronti dei giovani, come  ribadito ancora una volta dalla relazione della Presidente Farina: “Un’industria assicurativa al passo con i tempi, in grado di dialogare e offrire soluzioni coerenti con le preferenze, gli atteggiamenti, la cultura dei nostri giovani, rappresenta un attore importante nel garantire protezione e stabilità in una fase di grande cambiamento economico e sociale”.

Mara Guarino

6/7/2017

 
 

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