Cinque ragioni per investire nei mercati emergenti

Negli ultimi anni i cosiddetti mercati emergenti hanno subito trasformazioni profonde: ciò malgrado, non mancano tuttora le buone ragioni per riservare loro spazio all'interno dei portafogli globali 

Nicola Meotti

Troppo tardi per guardare ai mercati emergenti? Decisamente no. Dopo anni difficili, nel 2017 gli azionari di questi mercati hanno registrato un netto rialzo, ma, a nostro parere, ci sono ancora validi motivi per riservare loro spazio all’interno dei portafogli globali.

Negli ultimi anni, questi mercati hanno subito cambiamenti profondi. L’investimento diretto all’estero è aumentato bruscamente, le valute sono diventate più competitive, mentre i livelli di debito a breve termine si sono abbassati. Si tratta di trend che hanno l’effetto di ridurre la vulnerabilità dei mercati emergenti agli shock esterni, tra cui l’aumento dei tassi di interesse USA. Anche l’inflazione è, in generale, sotto controllo, e ciò consente ai responsabili delle politiche economiche di mantenere bassi i tassi di interesse.

Gli utili determinano l’andamento dei rendimenti emergenti - Tuttavia, i miglioramenti macroeconomici interni raccontano solo parte della storia. Le azioni dei mercati emergenti sono realmente trainate dagli utili. Questo succede perché gli investitori azionari, sostanzialmente, non stanno investendo nei Paesi ma nelle società, aziende i cui profitti al momento sono dati in crescita del 30% per i prossimi due anni.

Earnings Are a Key Driver for EM Equities

Cinque motivi per investire nei mercati emergenti

Tali stime hanno contribuito a far crescere le azioni. Al 30 settembre, l’indice MSCI Mercati Emergenti ha registrato un balzo del 24% in valuta locale, quasi il doppio dell’indice MSCI World. E questo trend potrebbe perdurare, per cinque motivi:

  • Valutazioni interessanti. Anche dopo il rally di settembre, le azioni di questi mercati hanno scambiato a 12,5 volte gli utili previsti per i prossimi 12 mesi, ovvero ad uno sconto del 24% rispetto alle azioni dei mercati sviluppati.
  • La rincorsa è appena cominciata. Le società delle realtà emergenti hanno vissuto anni difficili, con utili non brillanti, scarsa redditività e valutazioni basse e ora c’è spazio più che sufficiente per rincorrere le controparti attive nei mercati sviluppati. Soprattutto se si considera la durata avuta in passato dai cicli azionari di questi paesi. Tra il 2002 e il 2007, ad esempio, l’indice MSCI Mercati Emergenti ha generato un rendimento annualizzato del 28,6%.
  • Fonti di rendimento. I risultati di quest’anno sono stati determinati principalmente dalla crescita degli utili, non dall’espansione dei multipli. Ciò indica che negli azionari emergenti esiste ancora un abbondante potenziale di rendimento.
  • Ripresa allargata. Il rialzo del 2017, trainato dalle azioni cinesi e da quelle del settore tecnologico, potrebbe estendersi ad altri settori e regioni, data la crescita perdurante degli utili e l’aumentata fiducia.
  • Meno rischio in Cina. Nel paese del dragone emergono segnali positivi, tra cui l’incremento dell’inflazione dei prezzi alla produzione e il miglioramento della redditività dei produttori di materie prime e delle industrie, con una conseguente riduzione del rischio nel sistema bancario. Un miglior outlook in Cina, inoltre, potrebbe rafforzare e ampliare la fiducia nei titoli dell’area emergente, incoraggiando gli investitori a concentrarsi sui fondamentali delle aziende.

Gli aspetti da valutare prima di investire - Esistono diversi approcci per investire nei titoli azionari dei mercati emergenti. Dal nostro punto di vista, il posizionamento di Paesi e settori deve partire, prima di ogni altra cosa, da un processo di selezione bottom-up. Ogni strategia di investimento deve infatti focalizzarsi sui fondamentali della società anziché adottare una visione top-down partendo dalle dinamiche macroeconomiche a livello regionale.

Un altro passo importante è quello di sganciarsi dal benchmark. I benchmark relativi ai mercati emergenti sono fuorvianti e potrebbero lasciare gli investitori sovraesposti a settori non appetibili. Riteniamo che con un portafoglio svincolato dal benchmark gli investitori possano catturare un potenziale di rendimento molto più elevato.

Naturalmente, la grande incognita per chi investe in queste aree è la volatilità. Anche in un contesto di crescita degli utili e di valutazioni interessanti, non bisogna ignorare i rischi che possono incombere su singole azioni e sulla stabilità di mercato. Da qui la necessità degli investitori di concentrarsi sui fondamentali delle aziende, facendo un’attenta selezione dei titoli, per riuscire a tenere la rotta nella prossima fase di ripresa e scegliere la strategia più adeguata al proprio obiettivo di rischio.

Nicola Meotti, Director EMEA Client Group AllianceBernstein 

15/12/2017

 
 
 

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