L’innovazione sociale passa per le partnership con il Terzo Settore

Il Terzo Settore ha nel suo DNA un incredibile potenziale di innovazione sociale, in grado di stimolare lo sviluppo delle nostre comunità. In che modo il dialogo con fondazioni ed enti pubblici può favorire l'instaurarsi di sinergie efficaci 

Claudia Fiaschi

Quando si affronta la questione delle modalità di finanziamento al Terzo Settore, è necessario partire da un presupposto imprescindibile: il valore della partnership, del dialogo e delle relazioni orizzontali tra diversi attori della società per dare solide gambe all’innovazione sociale
 
Nel corso della storia (già a partire dal ‘200, quando dalle prime forme di organizzazione spontanea dei cittadini nascevano importanti iniziative sociali, sanitarie ed educative) il Terzo Settore ha dimostrato di avere la capacità di leggere le emergenze e le trasformazioni sociali in atto, ideare e proporre nuove soluzioni ai bisogni delle persone. Nel suo DNA, il Terzo Settore ha un incredibile potenziale di innovazione sociale, in grado di stimolare lo sviluppo delle nostre comunità.
 
Per questo motivo, utilizzare sistemi compartecipativi per indirizzare le politiche erogative dei soggetti che lo finanziano non può che risultare vincente, sia per il raggiungimento dei singoli obiettivi prefissati (considerando il bagaglio di esperienze e saperi che il Terzo Settore può mettere a disposizione), sia per accompagnare, percorrendo strade innovative, il progresso sociale.
 
Il modello di co-programmazione e co-progettazione tra chi eroga risorse (fondazioni o enti pubblici) e chi realizza attività (Terzo Settore) è un’alternativa spesso più efficace del tradizionale sistema dei bandi concorrenziali per finanziare singoli progetti, in quanto consente al Terzo Settore di esprimere la propria capacità innovativa in progettualità meglio strutturate e di più ampio respiro. A tutto vantaggio delle comunità, nel breve ma soprattutto nel lungo termine.
 
La riforma del Terzo Settore apre nuove interessanti possibilità rispetto al modello della co-programmazione e co-progettazione, ma diversi esempi pratici esistono già da anni: per la gestione del “Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile”, l’impresa sociale “Con i Bambini” coinvolge attori del privato sociale e del volontariato, scuole, enti locali e altre risorse educative del territorio. Nell’ambito del pubblico, vale la pena di citare la legge regionale della Liguria n. 42 del 2012, che disciplina i Patti di sussidiarietà tra Pubblica Amministrazione e Terzo Aettore. 
 
Unire competenze, visioni ed esperienze diverse è la base per realizzare attività per le comunità che non si riducano a “tamponare” un’emergenza, soddisfacendo solo le richieste di chi eroga risorse e cristallizzando le problematiche sociali, ma che al contrario rispondano efficacemente e con lungimiranza alle priorità sociali in modo nuovo. Favorendo il progresso sociale e non arrestandolo. Non è un caso che lo sviluppo delle partnership sia tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile contenuti nell’Agenda 2030 dell’Onu: alleanza, inclusione, partecipazione sono le parole con le quali bisogna presentarsi alle grandi sfide del cambiamento, avendo come obiettivo un futuro migliore, più giusto e sostenibile.

Claudia Fiaschi, portavoce Forum Nazionale Terzo Settore

25/6/2018

 
 

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