Politiche fiscali: la maggioranza corteggiata dai politici e la minoranza dei vessati

Cosa emerge dallo studio delle dichiarazioni dei redditi ai fini Irpef per il 2015? Alle soglie della nuova stagione fiscale, un'analisi dei dati elaborati dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

Alberto Brambilla, Paolo Novati

Nel 2015, il 45,48% dei cittadini pari a 27,59 milioni di abitanti, anche per via delle detrazioni e del bonus 80 euro, ha pagato 185 euro di Irpef a testa; in pratica solo il 4,87% dell’Irpef totale e, si suppone, pochissimi contributi sociali, il che produrrà gravi ripercussioni sia sull’attuale sistema pensionistico sia sulla futura coesione sociale; con quali soldi si pagheranno a questa enorme platea le pensioni? Sono questi alcuni dei risultati dell'elaborazione del Centro Studi di Itinerari Previdenziali sui dati base del Dipartimento della Finanze.

Ma andiamo con ordine. I redditi 2015 dichiarati ai fini Irpef tramite i modelli 770, Unico e 730 lo scorso anno, ammontano a un totale di 832,970 miliardi di euro (817,264 l’anno precedente), con un incremento che escludendo i redditi relativi alla cedolare secca, è pari all’1,7%. Su tali redditi, al netto dell’effetto del bonus da 80 euro di cui hanno beneficiato 11.155.355 contribuenti con redditi fino a 29.000 euro, per uno sgravio complessivo di 8,964 miliardi di euro (i contribuenti agevolati erano 11.291.064 nel 2014 per uno sgravio di 6,076 mld.), il totale Irpef versato diminuisce dal nominale di 171,714 miliardi di euro a 162,750 miliardi euro (160,976 nel 2014).

Da questi primi dati si possono ricavare le seguenti valutazioni:

1) Rapportando la percentuale di crescita dei redditi (+1,7%) con quella dell’Irpef prima e dopo il bonus, si evidenzia un aumento del carico fiscale per i redditi sopra i 29 mila € di oltre il 3,6% e una pari riduzione in quelli sotto il livello del bonus e quindi una traslazione “mascherata” del carico fiscale 

2) Il numero dei dichiaranti nel 2015 è stato di 40,77 milioni ma solo 30,9 milioni di contribuenti hanno presentato una dichiarazione dei redditi positiva, per cui considerando che la popolazione italiana è pari a 60,665 milioni di abitanti, possiamo dedurre che oltre la metà (50,9%) degli italiani non ha reddito, ovvero è a carico di qualcuno (a ogni dichiarante corrispondono 1,488 abitanti che, nella maggior parte dei casi, sono persone a carico)

3) Vediamo in dettaglio le dichiarazioni: a) dichiarano reddito nullo o negativo 680.422 nostri connazionali (pari all’1,67% del totale) mentre a dichiarare redditi fino a 7.500 euro lordi l’anno (una media di 312 euro lordi al mese considerando la mediana di 3.750 €) sono in 9.378.279, il 23% del totale. Ogni contribuente paga quindi, considerando l’effetto bonus, 44€ di Irpef l’anno, quindi è totalmente a carico della società ma, considerando il rapporto contribuenti-cittadini, (1,488), i 14.967.194 abitanti, corrispondenti ai dichiaranti, pagano un’IRPEF media pro capite di 30 euro l’anno; b) tra i 7.500 e i 15.000 euro di reddito lordo annuo contiamo 8.483.503 contribuenti (il 20,81% del totale) pari a circa 12,6 milioni di abitanti, che pagano, considerando il bonus, un'Irpef media annua di 549 euro (369 l’Irpef pro capite per abitante); c) tra i 15.000 e i 20.000 euro di reddito lordo abbiamo 5,9 milioni di contribuenti pari a 8,75 milioni di abitanti che pagano un’imposta media annua, al netto del bonus, di 1.371 euro, sufficiente per pagarsi il 74% della loro spesa sanitaria pro capite;

4) Ricapitolando, i primi 18.542.204 contribuenti (pari al 45,48% del totale, di cui 6.704.584 di pensionati), dichiarano redditi lordi da 0 a 15.000 euro, quindi vivono con un reddito medio mensile di circa 625 euro lordi, meno di quello di molti pensionati (mediana di 7.400 € circa). Questi 18.542.204 contribuenti, cui corrispondono 27,59 milioni di abitanti, anche grazie alle detrazioni, pagano come dicevamo all’inizio, 185 euro l’anno di Irpef; calcolando che la spesa sanitaria nazionale pro capite è pari a circa 1.850 euro, per questi primi tre scaglioni di reddito la differenza tra l’Irpef versata e il solo costo della sanità ammonta a 50,13 miliardi che sono a carico degli altri contribuenti; e, qui, parliamo solo della sanità ma ci sarebbero poi tutti gli altri servizi di Stato ed Enti locali che qualche altro contribuente si dovrà accollare.

5) Ma chi paga l’Irpef e quindi finanzia il nostro welfare? Esaminando le dichiarazioni a partire dagli scaglioni di reddito più elevati troviamo sopra i 300.000 euro solo lo 0,08% dei contribuenti (circa 33.989, 2.244 in più rispetto al 2014) che pagano però il 4,92% dell’Irpef complessiva (4,71% nel 2014); sopra i 200 mila euro di reddito troviamo, lo 0,20% dei contribuenti (0,19 nel 2014) che paga il 7,56% (7,3 nel 2014) dell’Irpef. Con redditi lordi sopra i 100 mila euro (pari a meno di 52 mila netti) l’1,08%, pari a 440.000 contribuenti (424.000 nel 2014), che tuttavia pagano il 17,22% (16,9% nel 2014) dell’Irpef. Sommando a questi contribuenti anche i titolari di redditi lordi superiori a 55.000 euro, otteniamo che il 4,27% (4,13% nel 2014) paga il 34,02% dell’Irpef (33,6% nel 2014) e considerando, infine, i redditi sopra i 35.000 euro lordi, risulta che l’11,97% (11,28% nel 2014) paga il 53,7% (52,5 nel 2014) di tutta l’Irpef. Per tutte queste classi di reddito, il carico fiscale 2015 è aumentato rispetto all’anno precedente mentre il reddito spendibile, per via dell'impossibilità di accedere a molti servizi pubblici gratuitamente perché titolari di redditi non “tutelati” (esenzione da ticket, utilizzo dei mezzi pubblici con sconti ecc), è diminuito. E, con esso, si è impoverita la cosiddetta classe media, che si trova costretta a pagare più tasse per sopperire alla massa che non le paga.

La domanda che ci si pone riallacciandoci alla premessa iniziale è: chi pagherà, dunque, i 50,13 miliardi di euro per coprire i costi del servizio sanitario degli “incapienti” e i 103 miliardi circa della spesa sostenuta per l’assistenza? Come si potranno pagare le pensioni agli oltre 10 milioni di soggetti che, non dichiarando nulla ai fini Irpef, sono anche privi di contribuzione? In una situazione come quella descritta, alcune recenti proposte di politici di primo piano vanno esattamente nella direzione di incrementare e incentivare il sommerso, cancellare il merito e distruggere il ceto medio e la voglia di intrapresa.

Esagerato? No! Basterà calarsi nei panni di un signore che guadagna 100 mila euro lordi l’anno che, per via del nostro sistema fiscale/contributivo, riceve un netto di circa 52 mila euro; con le imposte dirette si paga la propria sanità, quella delle persone a suo carico (1,488 in media) e anche di qualche altro cittadino. Qual è la geniale intuizione dei nostri lungimiranti esponenti politici? Semplice, a tutti quelli che dichiarano più di 36 mila euro l’anno lordi facciamo pagare il ticket su tutte le prestazioni sanitarie (così si pagano per la seconda volta la sanità, terza considerando il surplus di versamento), mentre a quelli che dichiarano meno di 36 mila euro, tutto gratis. Tradotto, su 60,665 milioni di italiani, 7,3 milioni pagherebbero i ticket e gli altri 53 milioni no; oppure 4,8 milioni di contribuenti pagherebbero e gli altri 36 milioni di contribuenti no.

Forse al proponente sfuggono queste cifre. Stesso discorso per le indennità di accompagnamento e le maggiorazioni sociali sulle pensioni che qualche acuto politico vorrebbe dare a tutti, meno che a quelli che le tasse le pagano. Questa situazione è stata definita da Michele Chiarugi “la dittatura della maggioranza”. Le domande della minoranza: a) perché pagare le tasse se poi ci si deve pagare anche i servizi? b) questo modo di operare è conforme alla Costituzione?

Approfondimento Irpef 2015 - imposta media

Approfondimento Iperf 2015 - numero contribuenti

 

15/5/2017

 
 
 

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