Previdenza complementare e mercati finanziari: la lezione del 2016

La lezione del 2016 è chiara: occorre essere consapevoli dei rischi (nel breve termine) che le linee azionarie e bilanciate possono procurare ai sottoscrittori, ma essere fiduciosi dei risultati (nel medio lungo termine)

Leo Campagna

Ci stiamo avvicinando alla fine dl 2017 e cominciano a fioccare gli outlook sui mercati del 2018. Stime, previsioni, ipotesi su come potrebbero muoversi il prossimo anno indici di Borsa, mercati obbligazionari, tassi di interesse, inflazione, valute, materie prime. Una miriade di numeri e percentuali che rischiano di aggiungere ancora più confusione nella testa dei risparmiatori. Che, al contrario, dovrebbero essere lucidi nell’assumere scelte consapevoli, anche in campo previdenziale.

A tale proposito sarebbe opportuno rinfrescare la memoria con la lezione del 2016. A fine novembre 2015, prese corpo l’ipotesi che la crescita cinese potesse di colpo frenare in modo brusco all punto di innescare una nuova recessione globale: una previsione che, secondo coloro che la sostenevano, aveva lanciato un pesante indizio in estate (ad agosto, senza alcun preavviso, Pechino aveva infatti deciso di svalutare il renminbi cinese rispetto al dollaro provocando una violenta instabilità sui mercati non solo valutari).

Ebbene, in due mesi, dal primo dicembre 2015 al 31 gennaio 2016, tutti i mercati accusarono pesanti perdite che impattarono inevitabilmente anche sui fondi pensione aperti che, in media, lasciarono sul terreno circa tre punti percentuali, con punte di oltre il dieci per cento per alcune linee a indirizzo azionario. Da febbraio 2016, la situazione si stabilizzò e successivamente, dalla metà del mese, i mercati ripreso gradualmente a crescere, anche perché i dati macro-economici cinesi non mostravano alcun segnale di cedimento. Alla fine del 2016, il rendimento medio (dal 30 novembre al 31 dicembre 2016) dei fondi pensione aperti era leggermente positivo (+0,2%), mentre quello dei fondi pensione azionari era lievemente negativo (-0,5%). A fine ottobre 2017, rispetto al 30 novembre 2015, i fondi pensione aperti azionari vantavano un rendimento medio di sette punti percentuali mentre tutti i fondi pensione nel loro insieme avevano messo a segno una rivalutazione media di quasi il tre per cento.

Non possiamo sapere se nel 2018 ci sarà una nuova forte correzione dei mercati finanziari come quella del 2016 o più ampia, ma la lezione del 2016 è chiara: occorre essere consapevoli dei rischi (nel breve termine) che le linee azionarie e bilanciate possono procurare ai sottoscrittori, ma essere fiduciosi dei risultati (nel medio lungo termine).   

Leo Campagna

1/12/2017

 
 
 

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