Stress Test in arrivo per i fondi pensione: finalità, alcune caratteristiche e domande aperte

L’Autorità Europea di Vigilanza sulle assicurazioni e fondi aziendali e professionali (EIOPA) sta predisponendo gli ultimi dettagli dei nuovi stress test per i fondi pensione

Come noto, gli stress test sono degli esercizi che simulano uno scenario economico e finanziario particolarmente avverso per “testare”, appunto, l’impatto che avrebbe sui fondi pensione. In principio, la loro finalità è quindi piuttosto chiara. Ma con una differenza molto rilevante, tenuto conto che i detti stress test si rivolgono sia ai cosiddetti fondi a prestazione definita sia ai fondi a contribuzione definita.

La differenza sta nel fatto che mentre gli stress test rivolti ai primi mirano a testare la solidità, o tenuta dei fondi stessi (“resilience” in inglese), i test rivolti ai fondi a contribuzione definita –che ormai sono la maggioranza in Italia- si prefiggono di misurare il livello di pensione che tale situazione catastrofica potrebbe comportare per i futuri beneficiari (adequacy in inglese). In altre parole, i fondi pensione non vincolati da alcuna promessa nei confronti dei loro utenti non corrono nessun rischio di fallire. Qui l’”unico” rischio, totalmente sostenuto dai membri, sarà quello di ricevere pensioni molto più basse. 

Ed ora qualche informazione sui test 2017. EIOPA aveva già lanciato degli stress test nel 2015. Le novità rispetto a quelli precedenti sono in particolare due. In primo luogo, sarà data una maggiore enfasi agli impatti che uno scenario avverso potrebbe avere sull’economia reale, sugli effetti che i comportamenti degli investitori potrebbero avere sui mercati finanziari, e sulle aziende promotrici dei fondi. In secondo luogo, sarà previsto un unico scenario avverso sia per i fondi a prestazione definita che a contribuzione definita, rispetto ai tre scenari ipotizzati nei test del 2015.

Si prevede che questi esercizi saranno lanciati a metà maggio, e le risposte dai fondi pensione saranno attese per metà luglio. Le autorità nazionali di vigilanza convalideranno i test entro la fine di agosto, ed il mese successivo saranno poi convalidati da EIOPA. La pubblicazione dei risultati finali è prevista per la metà dicembre.

Solitamente gli stress test di EIOPA non sono accolti con grande favore dai fondi pensione, dalle loro associazioni rappresentative e da molte autorità di vigilanza nazionali. Gli argomenti in sfavore di tali esercizi sono molteplici. Si contesta spesso un’insensata brevità dei termini concessi per svolgerli. Più in generale, si considera che tali test assorbono molto tempo e risorse, nonostante EIOPA abbia dichiarato che i test saranno strutturati in modo da minimizzare al massimo gli oneri per completarli e per incoraggiare, di fatto, la più larga partecipazione possibile. Durante gli ultimi test si sono contestati gli scenari esageratamente catastrofici proposti da EIOPA, tali da far ironizzare su ipotesi paradossali, come quelle della meteorite (se ipotizzassimo che una meteorite si abbattesse su di noi e distruggesse tutto, avrebbe ancora senso ragionare sul futuro dei nostri fondi pensione?). Con riferimento alla metodologia, un altro grande motivo di contestazione è stata l’instaurazione di una metodologia comune (europea) di valutazione affinché i risultati fra i diversi fondi nazionali a prestazione definita possano essere comparabili fra loro. Gli stress test quindi, utilizzeranno come riferimento ancora gli standard nazionali (national balance sheet), ma anche la detta metodologia comune (oggi Common Methodology, dopo essere già stata chiamata “Holistic Balance Sheet”). Infine, molte imprese promotrici, se garanti della promessa pensionistica, lamentano che certe informazioni circa la loro capacità di finanziare il fondo, se non ben trattate, potrebbero compromettere inutilmente la loro reputazione nei mercati.

Ma forse, quello che più ha inquietato molti attori, è che dietro gli stress test vi sia una volontà di creare un quadro prudenziale comune per i fondi pensione europei, nonché veri e propri requisiti quantitativi di solvibilità dei fondi, sull’esempio delle direttive per le assicurazioni (oggi Solvency II). A dire il vero un tentativo di introdurre un quadro di Solvency per i fondi pensione fu già fatto, quando si pensò di introdurre, attraverso il già citato Holistic Balance Sheet, i detti requisiti nella nuova direttiva fondi pensione (odierna direttiva IORP II). Poi l’iniziativa fu bloccata a seguito di una durissima opposizione di alcuni Governi, delle organizzazioni europee rappresentative dei fondi pensione e delle parti sociali europee.

L’argomento principale contro un quadro prudenziale europeo è che esso mai riuscirebbe a conciliarsi con le diverse normative nazionali in tema di pensioni professionali o aziendali, qui intese in senso ampio, dove il fondo pensione non sarebbe altro che uno dei vari attori dell’accordo pensionistico professionale, o regime, a cui partecipano anche le aziende promotrici e spesso anche le rappresentanze sindacali (in alcuni Paesi persino i rappresentanti dei pensionati coperti dal regime pensionistico). I rapporti fra tali attori, fra cui i meccanismi di aggiustamento in caso di stress finanziario, sono in effetti regolati non solo dalla normativa prudenziale, ma molto spesso anche dal diritto sociale e giuslavoristico nazionale.

Tornando agli stress test, si parlava del timore che un giorno EIOPA, magari approfittando di risultati particolarmente negativi degli stessi, cerchi un buon pretesto per creare il sopracitato quadro prudenziale comune. E’ sicuro che qualcuno a Bruxelles come a Francoforte ancora lo vorrebbe. E’ però anche vero che, seppur gli stress test rientrino pienamente nelle mansioni dell’Autorità Europea di Supervisione, il motivo per cui le tre autorità di vigilanza furono create fra il 2010 e 2011 (la detta EIOPA; EBA per le banche; ed ESMA per i mercati finanziari) era quello di evitare nuove crisi finanziarie sistemiche, come quella del 2007-09. Ebbene, l’argomento di rischi finanziari sistemici derivanti dal collasso di fondi pensione sembra a mio avviso piuttosto debole. Prima di tutto perché, come già accennato in precedenza per i fondi pensione italiani, praticamente tutti i nuovi fondi pensione del Continente sono a contribuzione definita e quindi, semmai, il “peso” della crisi ricadrebbe sui futuri pensionati, ma non sulla finanza europea. In secondo luogo perché in Europa ci sono pochissimi grandi fondi pensione in grado di contagiare l’intero sistema finanziario, come accadde per giganti come Lehman Brothers nel settore bancario. Nella stragrande maggioranza dei casi, i fondi pensione europei sono infatti molto piccoli, o addirittura microscopici. Solo alcuni fondi olandesi, che gestiscono più di 100 miliardi di euro, potrebbero effettivamente rappresentare un rischio sistemico in caso di collasso: ma questi ultimi sono sottoposti a regole prudenziali strettissime, non hanno neanche più promesse pensionistiche da mantenere (gli olandesi li chiamano fondi ad “ambizione definita”, e nel senso che si prefiggono un’ambizione, ma senza alcun vincolo giuridico), ed in caso di stress finanziari possono ristrutturarsi fino al punto di tagliare le pensioni in via di pagamento grazie ai sopraddetti sistemi di aggiustamento derivanti dall’interazione fra aziende promotrici, fondo pensione e rappresentanti dei lavoratori attivi e dei pensionati stessi.

Detto ciò, le difficoltà per EIOPA di elaborare una metodologia comune per comparare i risultati dei test ha probabilmente già dato un’idea di quanto sarebbe difficile creare un quadro di solvency europeo per i fondi pensione. Forse non a caso i nuovi stress test prevedono due ulteriori novità per meglio adattarsi alle peculiarità dei diversi fondi: si valuterà anche come gli shock finanziari potrebbero essere assorbiti nel tempo dai meccanismi disponibili a livello nazionale; ed oltre ad usare come riferimento i detti standard nazionali (national balance sheet) e la metodologia comune, EIOPA introdurrà un’analisi dei flussi di cassa (cash-flow).

Si dovrebbe poi considerare lodevole l’idea di (tentare di) prevedere, in questi test, gli effetti indiretti che uno scenario sfavorevole potrebbe anche avere sull’economia reale, stabilità dei mercati finanziari e sulle aziende promotrici. Qualche dubbio circa la capacità di condurre verosimilmente tali previsioni, però, rimane.

Per concludere, l’esercizio mirerà a coinvolgere fondi pensione che rappresentino, insieme, o almeno la metà della massa totale degli asset gestiti in ogni Paese (per i fondi a prestazione definita), o che coprano almeno la metà di tutti i membri di fondi pensione di un Paese (per i fondi a contribuzione definita). Essendo esclusi dai test i fondi che gestiscono meno di 500 milioni di euro, solo 19 Paesi della zona economica europea saranno coinvolti. Infine, i nomi dei fondi coinvolti ed i dati associabili individualmente ad essi non saranno resi pubblici.

20/4/2017

 
 
 

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