Finanza sostenibile per l’innovazione sociale: iniziative e strumenti a supporto dei NEET

Le potenzialità della finanza a impatto a supporto dei giovani italiani che non studiano né lavorano: il progetto europeo Interreg AlpSib e le possibili strade da percorrere per coniugare rendimenti finanziari e impatti socio-ambientali positivi

Federica Casarsa

La finanza sostenibile può ricoprire un ruolo significativo a supporto delle fasce di popolazione più vulnerabili dal punto di vista economico e sociale. In Italia, questa condizione interessa in particolar modo i giovani e soprattutto i NEET (dall’inglese Not Engaged in Education, Employment or Training), acronimo che indica quanti non  sono impegnati in attività di studio, lavoro o formazione professionale.

 

I NEET: un’istantanea dall’Italia  

Secondo dati Eurostat, a fine 2017, rientrava in questa categoria il 25,7% dei giovani italiani di età compresa tra i 18 e i 24 anni, praticamente uno su quattro: ampiamente al di sopra della media UE (14,3%), si tratta della percentuale più elevata tra i Paesi europei.  Considerando una fascia d’età più ampia (20-34 anni) il dato sale al 29,5%; inoltre, emerge un forte divario di genere: la concentrazione dei NEET tra i maschi si aggira intorno al 25%, mentre le ragazze non occupate in percorsi di studio, lavoro o formazione sono oltre il 35%. Per quanto riguarda il livello di formazione, l’incidenza dei NEET è maggiore fra coloro che hanno conseguito un titolo di studio intermedio (scuole superiori) o basso (scuola media), con valori rispettivamente pari al 14,2% e all’11,1%.

Cosa significa essere un NEET in Italia? Un’efficace fotografia della condizione di questi ragazzi è contenuta nel Rapporto Giovani, l’indagine condotta tra fine 2013 e inizio 2014 dall’Istituto Giuseppe Toniolo in collaborazione con Ipsos e con il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo. Anzitutto, dalla ricerca è emerso che la percentuale più alta di NEET si concentra al Sud e nelle Isole (29,2%), in coerenza con la distribuzione geografica della disoccupazione. L'inattività e la carenza di prospettive professionali dovuta all’abbandono del percorso di studi comporta indubbiamente notevoli difficoltà economico-finanziarie, ma non solo: i giovani che non lavorano e non studiano sono maggiormente esposti alla marginalizzazione sociale e a stati depressivi. Il Rapporto Giovani, infatti, rivela che i NEET, rispetto ai coetanei che studiano e/o lavorano, si caratterizzano per un minor grado di fiducia nei confronti delle istituzioni e delle persone; inoltre, più del 60% tra le donne e del 56% tra gli uomini si dichiara per nulla o poco felice.

 

Finanza sostenibile per i NEET: la collaborazione con enti pubblici e non profit

La necessità di contenere la spesa pubblica connessa ai vincoli di bilancio ha ridotto la capacità dello Stato e degli enti locali di prendere in carico le fasce di cittadini più vulnerabili; inoltre, la crisi economica e il conseguente impoverimento del ceto medio hanno aggravato ulteriormente la situazione, erodendo la possibilità delle famiglie di svolgere il tradizionale ruolo di ammortizzatore sociale per i giovani. In questo contesto, interventi efficaci si possono configurare come partenariati pubblico-privato e in forme di collaborazione tra profit e non profit. Il risultato è duplice: da un lato, colmare il gap di finanziamenti attraverso la mobilitazione dei capitali privati di imprese e soggetti finanziari e, dall’altro, strutturare risposte più efficaci ai bisogni specifici dei destinatari.

In quest'ottica, la finanza sostenibile – attenta agli effetti ambientali e sociali degli investimenti e caratterizzata dall’obiettivo di creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso – presenta notevoli potenzialità per la strutturazione di progetti e strumenti dedicati ai NEET.


/**/

Un esempio di collaborazione tra finanza e non profit è rappresentato dal Progetto NEETwork promosso nell’ambito dell’Area Servizi alla Persona di Fondazione Cariplo. L’iniziativa si rivolge ai NEET di età compresa tra i 18 e i 24 anni, con livello di istruzione non superiore alla terza media e con scarse o nulle esperienze professionali. L’obiettivo è individuare i ragazzi che rispondono a questi requisiti e attivarli o riattivarli sul piano formativo, professionale e motivazionale proponendo un’esperienza di tirocinio retribuito presso un ente non profit. Il progetto si avvale della collaborazione di Regione Lombardia (l’intervento si innesta infatti nell’impianto complessivo di “Garanzia Giovani”), con diverse agenzie per il lavoro e con più di 260 organizzazioni non profit lombarde, che hanno offerto oltre 500 posizioni di tirocinio. Al momento sono stati avviati circa 260 stage.

 

Impact investing per i NEET: lo strumento dei Social Impact Bond

Una delle strategie SRI (da Sustainable and Responsible Investment) che risultano più adatte a promuovere progetti a supporto dei NEET è l’impact investing: con questo termine si fa riferimento a investimenti in imprese, organizzazioni o fondi realizzati con l’intento di generare allo stesso tempo impatti socio-ambientali positivi misurabili e rendimento finanziario per gli investitori. In quest’ambito, i Social Bond e i Social Impact Bond (SIB) sono due strumenti obbligazionari per finanziare interventi ad alto impatto sociale positivo. I SIB si differenziano per il fatto di prevedere una remunerazione per gli investitori solo in caso di effettiva generazione di impatto (sono pertanto definiti strumenti “Pay by Result”) e per la possibilità di generare un risparmio per la pubblica amministrazione attraverso l’iniziativa oggetto di finanziamento.

Un esempio è rappresentato dal progetto europeo Interreg AlpSib, promosso dal Comune di Pordenone e co-finanziato dal programma transnazionale Spazio Alpino: il programma è volto ad avvicinare finanza, istituzioni e settore pubblico a organizzazioni e imprese in grado di generare impatto socio-ambientale positivo nella macro-regione alpina compresa tra Italia, Austria, Francia, Germania e Slovenia. AlpSib ha l’obiettivo di accelerare lo sviluppo dei SIB per il finanziamento di progetti a supporto di anziani e NEET, promuovendo una maggior coordinazione e interazione tra aree territoriali nella messa a punto di progetti e partnership. Inoltre, si propone di introdurre una metodologia comune per le politiche di investimento in ambito sociale per supportare i rappresentanti politici nella definizione delle priorità, degli obiettivi e dei risultati, nonché per gestire in maniera più efficace le fasi di commissione e gestione degli interventi e di misurazione dei risultati. Tra le iniziative attivate, una webplatform che può essere utilizzata da investitori e soggetti pubblici e privati per presentare idee innovative a forte impatto sociale.

Tutte le iniziative illustrate dimostrano come l’investimento sostenibile e responsabile possa rappresentare uno strumento efficace per finanziare progetti ad alto impatto sociale, per esempio a supporto dei NEET. Al tempo stesso, il comparto SRI si apre a importanti aree di miglioramento, soprattutto per quanto concerne la relazione tra attori finanziari e organizzazioni del Terzo Settore. In quest’ambito, occorre promuovere una solida rete relazionale in cui, da un lato, gli investitori possano comprendere pienamente le dinamiche proprie del non profit e intercettarne le esigenze, dall’altro le organizzazioni del Terzo Settore possano dimostrarsi più recettive nel far propri gli strumenti innovativi messi a disposizione dai mercati finanziari.

Federica Casarsa, Communication Officer Forum per la Finanza Sostenibile

17/10/2018

 
 

Ti potrebbe interessare anche