La gestione del patrimonio delle Fondazioni nell’attuale contesto finanziario

In un contesto economico-finanziario talvolta caratterizzato da elementi persino contraddittori, in quale direzione si stanno evolvendo le gestioni delle Fondazioni? 

Cosimo Musiello

L’ultimo anno è stato piuttosto intenso per l’attività delle Fondazioni. Si sono completati i processi di adeguamento al Protocollo mediante la riforma degli Statuti e sono venuti a scadenza, qualche settimana fa, i termini di adeguamento ai limiti di concentrazione per le Fondazioni azioniste di banche quotate. I portafogli risultano ora sensibilmente diversi rispetto a quelli degli anni passati, e si sono liberate quote importanti di patrimonio che possono essere reinvestite sui mercati finanziari.

Il contesto economico-finanziario presenta sotto certi aspetti elementi contraddittori: da un punto di vista macroeconomico i dati che stiamo osservando da diversi trimestri indicano una crescita globale relativamente robusta e maggiormente sincronizzata tra le varie aree geografiche; peraltro in diversi casi l’evoluzione dell’attività economica si presenta migliore delle aspettative. Sul fronte dei mercati finanziari, dopo un 2017 sicuramente positivo, in questa prima parte dell’anno le dinamiche sono apparse incerte e abbiamo osservato un’importante fase di correzione tra febbraio e marzo. Questa dinamica, che nei consensus di mercato viene qualificata come fisiologica, potrebbe però nascondere l’insediarsi di qualche timore sulla sostenibilità degli attuali livelli di crescita; a questo contribuiscono anche i rischi di inasprimento delle politiche commerciali, dopo le ultime decisioni prese dagli Stati Uniti.

Più in generale, i sistemi economici stanno cominciando a sperimentare la progressiva riduzione dell’espansione monetaria, strumento che finora ha fornito un contributo determinante alla ripresa economica. Non a caso negli Stati Uniti, dove il ciclo economico è più avanzato e la politica monetaria ha iniziato il suo percorso restrittivo, c’è molta attenzione all’evoluzione degli indicatori di inflazione, sia corrente sia attesa. Nell’area Uem, il QE dovrebbe concludersi comunque entro fine anno. Ciò nonostante, il contesto attuale e quello prospettico, presentano una situazione di rendimenti obbligazionari ancora relativamente contenuti e, in molti casi, inferiore ai target degli Enti; questo rende necessario assumersi comunque dei rischi per poter conseguire gli obiettivi desiderati.

Come si stanno evolvendo quindi le gestioni finanziarie delle Fondazioni?

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Nell’ambito del reinvestimento delle somme rivenienti dal disinvestimento della conferitaria le casistiche finora osservate sono piuttosto variegate, ma alcuni elementi possono essere indubbiamente evidenziati. Innanzitutto, stante la generale elevata concentrazione nell’azionario italiano che ancora caratterizza i portafogli delle Fondazioni, è indubbio che per equilibrare i rischi della componente libera da vincoli strategici occorre diversificare il più possibile, e spesso questo obiettivo è stato ricercato mediante prodotti di investimento flessibili, quindi senza un benchmark specifico, prevalentemente absolute returno a rischio controllato, anche sulla parte obbligazionaria. E’ proprio su questa componente che, data l’impossibilità di conseguire rendimenti adeguati con l’investimento diretto, negli ultimi anni c’è stato il maggior riscorso al risparmio gestito ed è aumentata la sensibilità sia verso gli stili di gestione attiva che verso la qualità e la specializzazione dei gestori. Sotto quest’ultimo aspetto sono cresciute le esigenze di adottare rigorose politiche di selezione dei prodotti e delle relative controparti, così come è cresciuta notevolmente la domanda e l’inserimento in portafoglio di prodotti non direzionali, mediante strategie a replica hedge o comunque liquidalternative ma anche la domanda di prodotti meno liquidi, loans, private debte via dicendo. Questa la ricetta per cercare di estrarre valore anche dal segmento obbligazionario nell’attuale contesto.

Peraltro si riscontra una crescente domanda di prodotti alternativi anche sul segmento azionario; anche in questo caso è cresciuta la sensibilità verso prodotti long/short, market neutral, even drivene altri, come antidoto al presumibile incremento della volatilità. Dopo due anni di mercati azionari in crescita, le probabilità di possibili correzioni (come già sperimentato in questi ultimi mesi) porta dunque ad atteggiamenti relativamente prudenti, soprattutto nei casi nei quali l’esposizione azionaria diretta è ancora elevata.

Tuttavia occorre sottolineare che, pur nell’ambito delle esigenze di adeguamento al Protocollo MEF che ha comportato, negli ultimi anni, la cessione di importanti quote della propria conferitaria, l’appeal verso il settore bancario resta relativamente ancora elevato: in diversi casi un certo grado di attenzione verso altre partecipazioni bancarie, in alcuni casi anche operanti nei ripetitivi territori di riferimento.

Infine, nelle tendenze generali, stanno aumentando le quote di patrimonio gestite attraverso veicoli dedicati. Questo viene valutato in diversi casi come il giusto equilibrio tra l’esigenza di ricorrere comunque alla massima diversificazione e allo stesso tempo di poter disporre di una gestione più o meno personalizzata, oltre che e semplificare i processi amministrativi contabili e fiscali, obiettivi conseguibili appunto con tali soluzioni di investimento.

Il processo di evoluzione del sistema Fondazioni procede ad un ritmo regolare e ormai inarrestabile. Le Fondazioni del domani dovranno necessariamente confrontarsi con un contesto economico, finanziario e sociale molto diverso rispetto al passato, il che rende indispensabile completare il percorso di revisione dei processi sia nell’ambito delle politiche di investimento, sia in quelle attinenti lo svolgimento dell’attività erogativa, posto che in questo quadro evolutivo si stanno ridisegnando i rapporti con i territori di riferimento, ancora di più in quei casi nei quali il legame con la propria conferitaria è stato fino a poco tempo fa molto stretto. Ma più in generale i mutamenti delle politiche e degli enti territoriali porta la mission delle Fondazioni a rivestire un ruolo ancora più rilevante, e questo non può che accrescere l’importanza di gestire patrimoni comunque ingenti con la massima efficienza e con una visione da investitori istituzionali ormai maturi.

Cosimo Musiello, Partner Prometeia Advisor SIM

09/05/2018

 
 

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