Fondi pensione, meglio del TFR dal 2007 a oggi

Otto anni sono un periodo medio lungo più che sufficiente per esaminare l’andamento di una gestione di un fondo pensione. Diventa un vero e proprio banco di prova se gli otto anni in oggetto sono gli ultimi, quelli cioè che vanno dal ...

Leo Campagna

Otto anni sono un periodo medio lungo più che sufficiente per esaminare l’andamento di una gestione di un fondo pensione. Diventa un vero e proprio banco di prova se gli otto anni in oggetto sono gli ultimi, quelli cioè che vanno dal 30 settembre 2007 al 30 settembre scorso. Questo perché, in questi otto anni si sono succeduti eventi estremi che si solito capitano in un intervallo di osservazione di 50 anni o più.

Nel 2007, cominciava l’effetto negativo dello scoppio della crisi dei mutui subprime americani che avrebbe portato, un anno dopo nel settembre 2008, al fallimento della banca d’affari USA Lehman Brothers con il conseguente inizio della più profonda recessione dal 1929. Archiviata in qualche modo la crisi “Lehman”, ecco che nell’estate 2011 scoppia la crisi del debito sovrano della zona euro che avrebbe comportato altre onde sismiche nei mercati (nel 2012, e quest’anno). Quindi, e siamo ad agosto di quest’anno, la svalutazione della moneta cinese e il rallentamento dell’economica di Pechino che fa temere il ripetersi si un nuovo “2008”.

Ebbene, dopo tutti queste dirompenti turbolenze, i fondi pensione negoziali hanno registrato in media un rendimento del +28,6% che si confronta con il +20,3% del tfr netto nello stesso arco di tempo. Da segnalare, inoltre, che dei 67 comparti dei fondi pensione negoziali censiti nel data base di Itinerari Previdenziali, ben sei vantano un rendimento superiore al 40 per cento negli ultimi 8 anni e altri undici una performance al di sopra dei 35 punti percentuali.

 

 

30/12/2015

 

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