Gli investimenti degli Enti Previdenziali nell’era dei tassi zero

Gli scenari sull’Europa e sull’andamento di inflazione e tassi d’interesse, le nuove misure per la crescita al vaglio del Governo, il Testo Unico per le Casse di previdenza: questi i principali temi discussi in occasione del Convegno di Primavera Itinerari Previdenziali

Michaela Camilleri - @MiCamilleri

Nel 2016 l’inflazione e la media quinquennale del PIL hanno registrato un valore pari a circa 0,5%, mentre la rivalutazione del TFR ha raggiunto quota 1,87%. Risultati che sono stati ampiamente battuti da tutte le tipologie di fondi pensione: stando agli ultimi dati Covip, i fondi negoziali hanno reso il 2,7%, i fondi aperti il 2,2% e i PIP il 3,6% (considerando i soli dati disponibili delle unit linked).

Secondo le previsioni 2017, i parametri obiettivo nella gestione dei patrimoni previdenziali si attesteranno a circa 1,3% per l’inflazione, 0,30% per la M5YPIL (il calcolo della media sconterà i risultati di PIL negativi del 2012 e del 2013) e 2,15% per il TFR. “Si tratta di benchmark certamente sempre più difficili da battere in futuro. Sarà necessaria una revisione delle gestioni tradizionali a benchmark - i classici mandati obbligazionari, misti o bilanciati - e quindi anche una maggiore apertura ai costi, in linea con le complessità di questi nuovi mandati. Poiché non è praticabile un utilizzo di investimenti alternativi oltre una determinata soglia, occorrerà innovare nelle strategie tradizionali e selezionare al meglio quelle alternative” ha commentato il Prof. Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali in occasione del Convegno di Primavera “Investimenti tradizionali e alternativi nell’era del tasso zero”, svoltosi ieri a Roma presso la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense.

Sulla base di queste premesse, al Senatore Giulio Tremonti è stato affidato, in apertura del Convegno, il compito di fornire un quadro di più ampio respiro sull’attuale quadro economico-finanziario e, in particolare, sulla situazione di crisi che stanno attraversando i Paesi Europei, da un lato, e sulle possibili prospettive future, dall’altro. Tremonti ha innanzitutto precisato che “bisogna spiegare che non si tratta di una semplice congiuntura come riportato nella normativa europea, ma occorre rendersi conto che stiamo parlando di una vera e propria crisi” per poi passare ad individuare alcuni dei principali fattori scatenanti: la forte asimmetria tra economia reale ed economia finanziaria (la ricchezza reale è ferma mentre è quella finanziaria che traina il PIL), l’inflazione da creare, i debiti pubblici, i tassi zero. Come uscirne quindi? La soluzione proposta del senatore è quella della “confederazione europea che riunisce gli Stati sulle cose essenziali come la difesa e l’intelligence e lascia alla sovranità nazionale il resto”.

In un simile contesto, la gestione dei patrimoni previdenziali nell’epoca del tasso zero si fa dunque sempre più complicata. Ma quanto durerà questa “era”?

A questa difficile domanda ha risposto l’On. Enrico Morando, Viceministro dell’Economia e delle Finanze, sostenendo che “ci sono segnali importanti nell’area dell’euro che fanno pensare che la politica monetaria ultra espansiva della BCE comincerà a ridurre la propria intensità: da un lato, la lieve ripresa dei prezzi – seppure l’inflazione sia ancora lontana dal livello di stabilità del 2 per cento - e dall’altro il ritmo di crescita che è diventato significativo, avendo raggiunto e di poco superato gli Stati Uniti. È quindi prevedibile che questo periodo di tassi d’interesse molto bassi durerà ancora per un certo lasso di tempo, ma ci sarà una via di uscita”

Tuttavia questi due elementi positivi (ripresa dell’inflazione e crescita economica significativa) rischiano di essere frenati dal fatto che quasi tutti i Paesi, dopo aver adottato politiche fiscali espansive, potrebbero adesso invertire la tendenza. Sul punto il Viceministro ha rassicurato che nel caso dell’Italia “a partire dal DEF che presenteremo tra qualche settimana, vogliamo mantenere un orientamento espansivo della politica fiscale - pur continuando a ridurre il livello di indebitamento per mantenere l’obiettivo del pareggio strutturale - così da evitare risvolti negativi sull’andamento complessivo dell’economia del Paese”.

“L’ultimo trimestre del 2016 e i primi mesi del 2017 dimostrano che la nostra previsione di crescita dell’1% era fondata, siamo usciti dal periodo dello ‘zero virgola’. Ma il ritmo è ancora troppo lento, bisogna riportare il Paese su un sentiero di crescita stabile e significativa” ha proseguito il Viceministro. “I consumi si sono ridotti (tra lo 0,7 e lo 0,8%), ma gli investimenti sia pubblici che privati nel periodo 2007-2014 sono crollati del 30%. E la Legge di bilancio è leggibile alla luce di questa priorità, far ripartire gli investimenti”.

E il riferimento è alla possibilità per le Casse di Previdenza e i Fondi Pensione di investire in economia reale fino al 5% del loro attivo patrimoniale senza essere soggetti a tassazione sui rendimenti (art. 1 c.88-99 della Legge di Bilancio). “Abbiamo abbandonato la strada del credito imposta e abbracciato l’idea della defiscalizzazione: personalmente, la soluzione del credito d’imposta mi piaceva di più di questa nuova norma perché non c'erano limiti così esplicitamente definiti, ma i fatti hanno dimostrato che non era la strada giusta. Forse perché non è stata gestita da noi sul terreno dell'amministrazione, forse perché agli Enti non è piaciuta” ha ammesso Morando.

Il Viceministro ha inoltre anticipato che “stiamo verificando in questi giorni se questo blocco agli investimenti perduri a causa delle procedure per le gare e dell’applicazione del Codice degli appalti, perché se così fosse dovremo prendere in considerazione l’idea di introdurre misure ulteriori per la crescita e per gli investimenti in economia reale”.

E proprio sull’applicazione del Codice degli appalti alle Casse di Previdenza è intervenuto l’On. Lello Di Gioia, Presidente della Commissione Bicamerale Controllo Enti, per ribadire con forza come questa disciplina non debba essere applicata in quanto la natura giuridica di questi Enti è privata e non pubblica. Questa è la logica in base alla quale è stata costruita la proposta di legge del Testo Unico, i cui tratti fondamentali delineati dal Presidente della Commissione sono: una revisione dei controlli che devo essere più pregnanti, una tassazione favorevole per chi investe in economia reale, anche nell’ottica anche di riportare il sistema in linea con quello europeo (con il passaggio dall’ETT a EET), e per le Casse che decidono di accorparsi. Il Presidente ha concluso aprendo alla possibilità di riconfrontarsi con i rappresentati delle Casse “per analizzare gli eventuali punti di contrasto e mettere finalmente in riordino il sistema a favore dei professionisti di tutto il Paese”

16/3/2017

 
 

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