I fondi negoziali tra adesioni e investimenti in economia reale: il quadro Assofondipensione

Rilanciare le adesioni, anche attraverso iniziative di educazione previdenziale, e investire in economia reale: questi due dei temi emersi in occasione dell’ultima assemblea annuale di Assofondipensione e al centro dell'intervista al Vice Presidente Roberto Ghiselli

Mara Guarino

Si è svolta lo scorso 12 dicembre a Roma l’assemblea annuale Assofondipensione, utile occasione per fare il punto sui risultati già conseguiti e riprendere la discussione sugli interventi di manutenzione necessari al sistema in vista della prossime sfide, economiche e sociali, da affrontare. Per l’associazione, inoltre, anche un importante momento “per trarre lo slancio necessario a interpretare al meglio la sua duplice funzione, quello di soggetto unitario di rappresentanza delle parti sociali costitutive dei Fondi e quello di struttura di supporto e di coordinamento dell’attività dei Fondi stessi, consapevole di poter contribuire, in questo modo, alla migliore tutela previdenziale dei lavoratori, in un contesto di collaborazione fra le parti sociali”. 

Dei temi centrali dell’assemblea – dalla crescita dimensionale dei fondi alle iniziative da mettere in campo per favorire l’incremento di iscritti e patrimoni gestiti – abbiamo parlato con Roberto Ghiselli, Vice Presidente Assofondipensione.

I trend demografici e socio-economici in atto impongono senza ombra di dubbio una riflessione globale su come conciliare l’esigenza di nuovi modelli di welfare con la tenuta complessiva del sistema. Quale il ruolo – sempre più cruciale, di fatto - della previdenza complementare all’interno di questo scenario?

Le trasformazioni che stanno coinvolgendo il mercato del lavoro e il welfare del nostro Paese propongo problemi nuovi anche al sistema dei Fondi di previdenza complementare. La crescita del lavoro precario e discontinuo, i processi riorganizzativi delle imprese e la prospettiva di nuove e più diffuse innovazioni tecnologiche hanno e avranno delle ricadute sull’attività dei Fondi, ad esempio in termini di maggiori difficoltà nel garantire il livello e la continuità delle adesioni o il maggiore ricorso alle anticipazioni e ai riscatti. Anche le ricorrenti modifiche al sistema previdenziale pubblico realizzate in questo ventennio, in particolare quelle più recenti, impongono una riflessione complessiva sul rapporto tra previdenza pubblica e complementare. Questo rapporto non è più quello che si prospettava ai tempi e nelle condizioni determinate dalla riforma Dini. Ad esempio, con l’innalzamento così rilevante dell’età pensionabile, il problema per il lavoratore nel sistema contributivo non sarà più tanto la riduzione del tasso di sostituzione ma piuttosto quello di garantire una continuità, di lavoro o di reddito, nel passaggio tra la fase attiva ed il pensionamento. La Rendita integrativa temporanea anticipata (RITA) in parte andrebbe in contro a questa esigenza, ma occorre stare attenti a non snaturare la funzione dei Fondi complementari, che sono strumenti di tutela previdenziale, e non ammortizzatori sociali. 

La soluzione a mio avviso più logica, equa e anche sostenibile nel lungo periodo è quella di realizzare un sistema sempre più flessibile nel quale, entro certi limiti, il lavoratore potrà scegliere il momento del pensionamento, tenendo conto delle diverse condizioni soggettive (professionali, famigliari, di salute) e decidendo così come utilizzare in maniera flessibile anche il secondo pilastro previdenziale, naturalmente sempre all’interno di una regolamentazione che garantisca la stabilità del sistema e la natura previdenziale dello strumento.

Secondo gli ultimi dati Covip a fine 2016 gli iscritti alla previdenza complementare risultavano 7,170 milioni (di cui circa 2,6 iscritti ai fondi negoziali) su un bacino potenziale di 25,770 milioni di lavoratori. Come stimolare maggiormente le adesioni? 

Probabilmente il problema più rilevante per i Fondi negoziali è quello di realizzare una crescita delle adesioni, garantendo ai lavoratori un’effettiva libertà di accesso ai Fondi, in particolare agendo, anche con strumentazioni e regole nuove, sulle aree di maggiori criticità che sono le piccole e piccolissime imprese, il lavoro povero, precario e discontinuo, il lavoro pubblico. A questo riguardo si può intervenire con strumenti normativi, favorendo le adesioni con un semestre di silenzio assenso e affrontando il tema della liquidità per le piccole imprese; e con interventi procedurali quali la semplificazione delle modalità di adesione e di contribuzione. Inoltre si può intervenire con gli strumenti contrattuali, come l’adesione per via contrattuale o le modalità di adesione più flessibili. Inoltre è necessario, come è stato già deciso da Assofondipensione, predisporre un progetto integrato di misure finalizzate a rafforzare la rete di supporto alla raccolta delle adesioni, con interventi sul piano della informazione, della comunicazione, del rapporto tra i diversi nodi della rete associativa.

Investimenti dei fondi pensione in economia reale: quale il suo punto di vista sul contributo che gli investitori istituzionali possono dare allo sviluppo del Paese? 

Un’altra sfida importante sulla quale si sta cimentando Assofondipensione è proprio quella degli investimenti in economia reale e in infrastrutture. Questa sfida nasce da più ragioni, alcune interne al sistema, in particolare per diversificare maggiormente gli investimenti, anche a fronte della riduzione dei rendimenti dei titoli garantiti, comunque all’interno dei margini di prudenza previsti dalla normativa e comunque dalla natura stessa dell’attività dei Fondi. A questo proposito Assofondipensione definirà e concorderà con i Fondi aderenti un progetto integrato di supporto ai Fondi, individuando servizi, competenze e processi necessari a sostenere questo nuovo e delicato percorso, partendo e valorizzando le esperienze già avviate.

Vi sono poi ragioni più generali per intervenire sull’economia reale, che rispondono al quesito di quale contributo possono dare i Fondi negoziali allo sviluppo economico e sociale del Paese, con interventi, pur decisi autonomamente dai Fondi stessi, ma selezionati sulla base di un’idea strategica di sostegno dello sviluppo infrastrutturale e sociale del Paese. Interventi di qualità, mirati, che posso agire su infrastrutture strategiche, progetti di messa in sicurezza del territorio, di sostenibilità ambientale ed energetica, di infrastrutturazione sociale (scuole, ospedali, sistema della residenzialità).

Un altro tema centrale emerso in occasione dell’Assemblea è poi quello di una necessaria maggiore integrazione di ruoli e funzioni tra tutti i protagonisti del comparto…

Su queste cose sarebbe auspicabile un momento e un luogo di confronto e di coordinamento, che possa vedere coinvolti le istituzioni del Paese, le parti sociali e il sistema dei Fondi negoziali, occasione persa in questa legislatura, ma che sarebbe opportuno riproporre con più convinzione nella prossima. Assofondipensione dovrà inoltre aiutare il sistema a essere sempre più integrato, sviluppando ulteriormente le sinergie, favorendo ulteriori scelte di accorpamento e di collaborazione fra i Fondi, ricercando anche una maggiore collaborazione con le altre associazioni del mondo della previdenza complementare e delle Casse, con l’organismo di controllo, con gli operatori finanziari, le strutture di servizio. Fondamentale è inoltre l’interlocuzione che dovremo sviluppare con i diversi soggetti istituzionali, in particolare con il Governo ed il Parlamento, per sollecitare una sempre maggiore attenzione al tema della previdenza complementare e della tutela previdenziale dei lavoratori.

Mara Guarino

22/12/2017

 
 
 

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