Il mondo delle professioni sotto la lente d’ingrandimento regionale

Il punto di vista del Presidente AdEPP, Alberto Oliveti, sui dati territoriali delle libere professioni analizzati nel VI Rapporto sulla Regionalizzazione del Bilancio Previdenziale redatto dal Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali 

Michaela Camilleri - @MiCamilleri

“Un gap all’insegna delle 3 G: geografico, di genere e generazionale”: così il Presidente AdEPP Alberto Oliveti ha dipinto il quadro attuale delle professioni italiane in occasione del Convegno di Presentazione del Sesto Rapporto sulla Regionalizzazione del Bilancio Previdenziale a cura del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali.

Oliveti ha spiegato che il divario geografico fa sì che i redditi dei professionisti sono più bassi al Sud, mediamente un terzo di quelli dei colleghi del Nord; la seconda G, ovvero il gender gap, è dimostrata dal fatto che le donne guadagnano quasi la metà degli uomini, in particolare al Sud meno che al Nord; infine il divario generazionale risulta chiaro dai livelli di reddito percepito dai professionisti under 35 anni, i quali guadagnano un terzo/un quarto di quanto guadagna un collega 55/60enne.

Quali riflessi sull’andamento di entrate contributive, uscite per prestazioni e saldi previdenziali?

Secondo i dati tratti dal Rapporto, a livello complessivo il sistema Casse Privatizzate ha chiuso il 2015 con una raccolta di contribuzioni pari a poco più di 8,508 miliardi di euro, in crescita del 3,1% rispetto all’anno precedente ma in frenata rispetto all’ultimo quinquennio.

Anche dal lato delle uscite per prestazioni, il dato aggregato 2015 evidenzia una crescita della spesa che raggiunge circa 5,55 miliardi di euro, in leggero aumento rispetto allo scorso anno (+3,9%), e superiore delle entrate; il saldo annuale generato è pari a circa 2,957 miliardi, anch’esso di poco più elevato rispetto ai 2,914 miliardi del 2014.

A livello territoriale è al Nord che si concentrano le quote più rilevanti sia delle entrate contributive sia delle uscite per prestazioni (49,54% del totale nel primo caso e il 51,52% nel secondo); il Centro e il Sud, invece, si dividono equamente la quota restante delle uscite (il 24,46% è destinato al Sud e il 24,02% al Centro), mentre per le entrate primeggia il Sud (28,32%) rispetto al Centro (22,14%). In particolare, le contribuzioni che provengono dagli iscritti della Lombardia generano quasi un quinto del monte delle entrate 2015 relative alle Casse privatizzate (18,96%, per oltre 1,613 miliardi di euro), seguite da Lazio (11,52%, pari a 980 milioni di euro), Emilia Romagna (8,31%), Campania (8,23%) e Veneto (8,2%).

Correlando questi valori al numero di iscritti e pensioni erogate (complessivamente oltre 1,6 milioni di iscritti nel 2015 a fronte di quasi 391 mila pensioni erogate) si scopre che per quanto concerne le contribuzioni, il Nord oltre a poter contare su una platea di iscritti ben superiore alle altre aree del Paese (44,47% degli iscritti totali) evidenzia una contribuzione pro capite di 5.860 euro, sensibilmente superiore alla media del Paese pari a 5.261 euro, con Centro e Sud che inseguono ben distanziati, rispettivamente con 5.240 e 4.495 euro di contribuzione annua. Se invece si passa ad analizzare la spesa pro capite, emerge un meccanismo di redistribuzione di risorse dal Nord verso il Sud: le regioni del Nord appaiono penalizzate, con una spesa pro capite di 14.591 euro, nei confronti di quelle del Centro e del Sud (rispettivamente 14.659 euro e 13.058 euro).

Cosa fare, quindi, per colmare questo divario regionale (e non solo)?

La proposta AdEPP presentata dal Presidente Oliveti in occasione del convegno di Itinerari Previdenziali si può riassumere in cinque punti cardine:

  • autonomia gestionale, organizzativa, amministrativa, contabile e finanziaria;
  • solidarietà tra Casse professionali private;
  • fiscalità neutrale coerente con la funzione istituzionale;
  • semplificazione, vigilanza e controlli per il rispetto della specifica finalità costituzionale;
  • modernizzazione per il mercato del lavoro dei liberi professionisti e per gli investimenti.

Dal Testo Unico di Riforma che, come annunciato dall’on. Titti Di Salvo, Vicepresidente Commissione Bicamerale Controllo Enti, sarà depositato proprio nei prossimi giorni in Parlamento, Oliveti si attende dunque il riconoscimento di una maggiore autonomia finanziaria, la previsione di un meccanismo di solidarietà intercasse, una fiscalità neutrale e una semplificazione degli attuali sistemi di vigilanza, senza trascurare “l’importanza di modernizzare il mercato dei liberi professionisti e degli investimenti degli stessi a favore della professione”.

17/5/2017

 
 

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