Investimenti assicurativi in presenza di tassi bassi: nuove prospettive in ottica Solvency II

Tenuto conto dell'attuale scenario economico-finanziario, quali le prospettive d'investimento per le compagnie di assicurazione? Tra opportunità e possibili criticità, il quadro sugli investimenti assicurativi in ottica Solvency II 

Edoardo Marullo Reedtz

Da circa tre decenni il livello dei tassi di interesse manifesta un trend discendente in tutti i principali Paesi occidentali. L’Italia non sfugge a tale tendenza, accentuatasi negli ultimi anni a seguito della crisi economica e della politica monetaria espansiva seguita dalla Banca Centrale Europea.

Un simile scenario, soprattutto dopo l’entrata in vigore di Solvency II, genera un duplice effetto per le compagnie di assicurazione. Da un lato, l’adozione di criteri mark-to-market comporta l’emergere di plusvalenze dal lato degli attivi e di valori più elevati delle riserve tecniche dal lato del passivo, questi ultimi particolarmente significativi per le imprese di assicurazione vita, le cui passività sono tipicamente di più lungo termine. Dall’altro, bassi tassi di interesse implicano anche minori rendimenti degli investimenti, con crescenti difficoltà nel mantenimento delle promesse di rendimento offerte agli assicurati con i prodotti vita di tipo garantito. Le caratteristiche dei prodotti vita più venduti (le polizze rivalutabili, basate sulle cosiddette gestioni separate) hanno consentito alle compagnie italiane di fronteggiare il calo dei tassi in modo soddisfacente, mentre il sostanziale equilibrio tra la duration delle attività e quella passività, assieme con la tradizionale prudenza con cui gli assicuratori hanno offerto garanzie di rendimento, ha reso meno urgente il problema di un’eventuale insufficienza dei rendimenti finanziari.

Il persistere di un tale quadro, tuttavia, rende necessaria un’attenta riflessione riguardo sia alla riformulazione delle politiche commerciali sia alla valutazione delle nuove opportunità di investimento che si offrono alle compagnie di assicurazione.  In Italia, infatti, i titoli di Stato hanno storicamente rappresentato la gran parte del totale degli attivi delle compagnie, registrando un aumento particolarmente ingente tra il 2008 e il 2013. Dagli investimenti in titoli di Stato le assicurazioni hanno tratto, nei tre anni che vanno dal 2013 al 2015, 100 miliardi di euro di plusvalenze nette, un importo che ha grandemente contribuito a salvaguardare la stabilità dei loro bilanci. Già dal 2014 si sono notati i primi segnali di ricomposizione dei portafogli: inizialmente verso titoli corporate e, in conseguenza della progressiva compressione anche dei loro rendimenti, verso asset classes alternative. La riallocazione del portafoglio, sebbene abbia raggiunto finora dimensioni relativamente contenute, appare destinata a proseguire su ritmi più intensi, come sembra suggerito dall’osservazione dalle scelte delle compagnie orientate in misura crescente verso forme di investimento alternative a quelle tradizionali.

La nuova tendenza delle scelte di investimento delle imprese assicurative si coniuga con l’opportunità che si apre per il settore assicurativo di contribuire al rilancio dell’attività di investimento in opere infrastrutturali e di finanziamento del sistema produttivo nazionale.

I provvedimenti comunitari e governativi messi in atto negli scorsi anni con l’obiettivo di alimentare i flussi di finanziamento alle imprese riducendo al tempo stesso la loro dipendenza dal credito a breve termine hanno svolto un ruolo importante in tale contesto. Sono stati creati nuovi strumenti per favorire l'investimento nelle piccole e medie imprese (minibond, finanziamento diretto per le compagnie di assicurazione) e ridefinire le modalità di utilizzo da parte delle compagnie di alcuni strumenti già esistenti (cartolarizzazioni, private placements, fondi di credito). Dal punto di vista degli assicuratori, le nuove opportunità a disposizione sul mercato appaiono certamente interessanti. Esistono, tuttavia alcune criticità sia direttamente legate alla struttura dello strumento sia di natura regolamentare.

Da un’indagine avviata dall’ANIA nel 2015 per analizzare le tendenze prevalenti nel mercato assicurativo italiano a seguito dell’introduzione di tali misure[1], è emersa, da un lato, una conferma della preferenza a investire in tali tipologie di investimento tramite soggetti terzi (fondi di credito/debito), dall’altro, un interesse crescente - pur se riguardante poche compagnie - verso gli investimenti in private placements. Risulta invece ancora molto contenuta la quota di investimenti assicurativi in minibond, cartolarizzazioni e pressoché nulla quella in credito diretto.

Un Tavolo di lavoro specifico avviato dall’ANIA a novembre del 2015 per investigare nello specifico gli ulteriori ostacoli all’investimento in private placements e i desiderata degli assicuratori ha rilevato, tra le principali criticità: la necessità di una più ampia disclosure; di piattaforme atte a incentivare gli emittenti a fornire set informativi più completi; di sistemi di credit scoring indipendenti, con coperture ampie in termini di numero di imprese, dati accessibili e costi ridotti; l’assenza di adeguate garanzie nella struttura dei prodotti, forti asimmetrie informative nella relazione tra le parti coinvolte; costi elevati in termini di due diligence, sia dal punto di vista del credito sia da quello legale. 

Da un punto di vista regolamentare, inoltre, tali tipologie di asset sono ancora piuttosto penalizzate rispetto all’effettivo profilo di rischio che le caratterizza. Un private placement, ad esempio, è generalmente identificato in Solvency II nella categoria “unrated bonds”. Per esso è quindi previsto un trattamento regolamentare più severo rispetto a quello di un'obbligazione dotata di rating fornito da un ECAI prescelta o coperta, in parte o completamente, da garanzia collaterale.

In ambito Solvency II è tuttavia da precisare che sono in corso lavori di revisione che coinvolgono anche il trattamento regolamentare dei titoli obbligazionari privi di rating. Lo scorso marzo la Commissione ha dato avvio al dibattito sul trattamento regolamentare di tali titoli, con l’obiettivo di identificare criteri «qualificanti» che, se soddisfatti, consentirebbero una calibrazione equivalente a quella dei titoli con rating.

L’epoca dei tassi bassi non è ancora terminata e non sappiamo quanto durerà; quando il cambio di regime avverrà, ciò implicherà una riduzione del valore di mercato dei titoli nei portafogli degli assicuratori ma, allo stesso tempo, un ritorno del rendimento dei titoli su livelli maggiormente in grado di consentire agli assicuratori di offrire ai loro clienti prodotti tradizionali con rendimenti garantiti. Questo cambiamento potrà essere gestito dalle compagnie e portar loro un beneficio netto, soprattutto se l’aumento dei tassi d’interesse di mercato sarà, come ipotizzabile, graduale. 


[1] Investimenti esposti al rischio di credito, a copertura delle riserve tecniche.

 

5/6/2017

 
 

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