Per prevenire e per curare: la leva del sociale per la vecchiaia

Prevenzione e cura, due parole fondamentali quando si parla delle sfide alla sanità poste dall'invecchiamento della popolazione e che meritano di essere rivalutate pienamente anche nella loro forte connotazione sociale: spunti e riflessioni sul ruolo cruciale della rete relazionale e assistenziale nel mantenimento di buone condizioni di salute 

Edoardo Zaccardi - @EdoardoZaccardi

Tra le tante sfide che l’invecchiamento pone, quelle di mantenere buone condizioni di salute e proseguire una vita ordinaria e autonoma sono tra le più importanti, quanto audaci. Prevenzione e cura sono le parole-chiave di questo scenario che, tuttavia, tendono ad assumere per lo più una declinazione “sanitaria”, rischiando di far perdere di vista il valore – altrettanto rilevante per l’esito della sfida – della loro connotazione “sociale”, ovvero della rete relazionale e assistenziale specie nell’ottica del mantenimento di buone condizioni di salute.

Se da un lato, infatti, l’avanzare dell’età porta naturalmente con sé un potenziale peggioramento delle condizioni di salute, a causa delle cronicità e dell’insorgere di nuove patologie proprie dell’età anziana, dall’altro lato è altrettanto importante lavorare su alcune delle situazioni che possono condurre al peggioramento delle condizioni di salute, fino alla non autosufficienza. In questo solco, non soltanto rilevano lo stile di vita, il monitoraggio dei fattori di rischio e la cura delle varie patologie da un punto di vista medico, ma anche la cura delle relazioni e tutto quell’ambito “sfumato” di cura e presa in carico “sociale” che non può e non deve passare in sordina nell’analisi delle condizioni di vita e di salute e nella valutazione delle risposte da fornire da parte degli addetti ai lavori.

Arricchire e consolidare offerta e accessibilità di servizi sanitari per i casi in cui la malattia si è manifestata, studiare nuovi ed efficaci soluzioni e strumenti per la copertura economica e la presa in carico sanitaria delle cure rappresentano soltanto alcune delle sfide odierne connesse all’invecchiamento. Le altre si giocano su un altro ambito e partono da un’osservazione: nonostante la strada della longevità attiva sia ormai un terreno ampiamente battuto dagli anziani, vi siano tuttora ampie sacche di fasce popolazione over 75 che evidenziano una certa insoddisfazione verso il contesto sociale che le circonda e che, come è risaputo, favorisce il degenerare delle condizioni psicologiche, prima, e di salute, successivamente.

Secondo Istat, nel 2015 il 29,8% dei settantacinquenni e oltre era poco o per nulla soddisfatto delle relazioni amicali intrattenute, il 31,3% poco o per nulla soddisfatto per il proprio tempo libero, e un altro 22,9% affermava di non vedere mai amici o di non averne. Difficoltà nell’affrontare la vita quotidiana che si tramutano in terreno nel quale il peggiorare delle condizioni di salute può attecchire, e che si amplificano ulteriormente quando la malattia insorge. Solitudine e una certa insoddisfazione verso la vita da un lato, e dall’altro lato la struttura assunta dai nuclei familiari odierni che certamente non aiuta: il 28,7% delle persone anziane, infatti, vive solo, quelle affette da disabilità grave vivono sole nel 43,5% dei casi e questi trend tendono ad accrescersi di anno in anno, come dimostra l’incremento dell’11% riferito al numero di anziani soli.

Se è chiaro che la cerchia familiare non riesce a fornire supporto all’anziano perché lontana, troppo debole o “sfaldata”, è la rete che deve sopperire, sia per prevenire (la solitudine, quindi la malattia) sia per curare, quando l’anziano non gode di buona salute. Ma cosa è la rete? La rete sono i servizi, i presidi sanitari e assistenziali, ma anche le relazioni, la cerchia di affetti e condivisioni più varie che possono allontanare la malattia e alleviare i costi sostenuti dalle famiglie e dal sistema intero. Rete sono tuti gli strumenti di copertura per il rischio di cattive condizioni di salute in età anziana, ma anche i modelli di presa in carico e le strutture per prevenire e curare, con un ruolo ancora più importante che può essere assunto sia da chi intermedia questo meccanismo di domanda e offerta di coperture e di prestazioni, sia da chi, come il privato sociale e tutte le iniziative che nascono dal basso, possono fare tanto per favorire la condivisione di tempi e spazi per gli anziani e per fare innovazione sociale.

Favorire la rete variegata di attori che sperimentano, agevolarli nel canalizzare la grande voglia di sociale e condivisione, non  "social", che caratterizza la nostra epoca, anche per stimolare il pubblico a creare “le condizioni per”, anche attraverso l’utilizzo della tecnologia, possono essere le risposte del sociale che, una volta ancora, si candida ad essere non soltanto uno dei fini della sfida all’invecchiamento, ma anche attore.

4/4/2017

 
 

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