Quali investimenti nell'era del "tasso zero"?

In che modo garantire redditività e performance in linea con le esigenze dei propri iscritti in un contesto economico-finanziario sempre più complesso? L’esperienza di un fondo preesistente al centro dell’intervista a Teresa Greco, Direttore Generale Fondo Pensione B.R.E. Banca

Paolo Novati

La gestione dei patrimoni nell’era dei tassi prossimi allo zero, quando non addirittura negativi, è indubbiamente una sfida complessa, e ciò malgrado le previsioni di rialzo in vista dell’inizio del tapering da parte delle banche centrali. Servono infatti strategie d’investimento adeguate al contesto, che sappiano sì guardare al lungo termine ma che, al tempo stesso, garantiscano anche obiettivi di risultato di medio e breve periodo, tanto più importanti per enti che, come Casse di Previdenza o Fondi Pensione, devono garantire prestazioni ai propri iscritti. Il tutto, senza dimenticare la necessità di agire nel rispetto di regolamentazioni e vincoli di legge.

Come muoversi nel contesto di uno scenario tanto delicato? Ne abbiamo parlato con Teresa Greco, Direttore Generale Responsabile Fondo Pensione B.R.E. Banca.

In che modo un fondo pensione preesistente di dimensioni contenute può affrontare le sfide imposte dagli attuali scenari di mercato?

Il Fondo Pensione per i Dipendenti della Banca Regionale Europea SpA nel corso del 2016 ha rivisto il Documento sulla politica di investimento sostituendo, per i tre comparti in gestione finanziaria, i “vecchi” benchmark con nuovi obiettivi di rendimento (Inflazione + spread) e con definizione di budget di rischio, diversi linea per linea, ritenuti più idonei per mandati flessibili total return. Un’ulteriore revisione ha poi consentito di recepire nelle Convenzioni di gestione i nuovi limiti e vincoli gestionali di cui al Decreto 166/2014, che seppur parzialmente già anticipati dall’introduzione nei mandati della linea Prudente e di quella Equilibrata di strumenti alternativi di debito effettuati a fine 2015, hanno offerto ai gestori più ampie scelte allocative prima non possibili.

Per i tre comparti (Prudente, Equilibrata e Dinamica) l’introduzione di nuovi i limiti quantitativi ha riguardato:

  • i titoli di debito con riferimento ad alcune tipologie quali le Obbligazioni governative di paesi emergenti e le Obbligazioni Corporate HY con definizione di limiti massimi linea per linea;
  • i titoli di capitale per i quali, fermo restando il limite massimo rispettivamente del 20%, 50% e 80%, è stata introdotta una percentuale massima investibile in Paesi Sviluppati Extra Euro (max. 20%) e nei Paesi Emergenti (rispettivamente 5%, 8% e 10%); 
  • gli Strumenti Alternativi per i quali i limiti sono rispettivamente il 12%, 15% e 20%, di cui componente illiquida oltre l’anno max. 50% della componente. Sono stati indicati a titolo indicativo e non esaustivo: strumenti alternativi di debito, private equitY/infrastrutture, asbosulte return, total return, ETC;
  • l’utilizzo di derivati: futures su indici azionari e su obbligazioni governative, quotati su mercati regolamentati e forward valutari, per le finalità di copertura dei rischi;
  • l’esposizione valutaria (pari al 30% delle disponibilità complessive): è stata assegnata ai gestori la leva del cambio come ulteriore elemento per creare valore aggiunto al portafoglio;
  • la liquidità, che pur se non prevista come asset class a se stante, è stata data la possibilità al gestore di utilizzare la liquidità in chiave tattica anche ai fini di mitigare il rischio in situazioni di particolare tensioni dei mercati; a tale fine, non è previsto un limite massimo di liquidità.

Quali i riscontri avuti in relazione agli investimenti alternativi introdotti a fine 2015? 

Il Fondo ha altresì completato l’investimento in strumenti alternativi di debito deliberato dal Consiglio di Amministrazione del Fondo a fine 2015 per complessivi 6.000.000,00 di euro. Tenuto conto del buon andamento delle due scelte allocative già effettuate (Minibond Zenit e Sicav Lyxor) il Fondo ha deciso di attribuire alle stesse società anche i rimanenti 3.000.000,00 in proporzione agli importi già in precedenza investiti. Al buon andamento dei FIA, va altresì aggiunto che anche per la tranche investita nel 2016, si è avuto accesso al credito di imposta derivante dall’investimento nell’economia reale, confermato a fine giugno di quest’anno dall’Agenzia delle Entrate al 100% del richiesto.

Sfide da un lato, ma anche occasioni dall’altro: come cogliere in particolare le opportunità offerte dai recenti provvedimenti normativi?

Per eventuali ulteriori allocazioni in strumenti alternativi e in prodotti rivolti agli investimenti nell’economia reale di cui alla Legge di Bilancio 2017 (che consente l'esenzione fiscale fino al 5% del patrimonio investito in azioni od Oicr azionari con durata di almeno 5 anni), tenuto conto che la politica di investimento è improntata su mandati di gestione che prevedono la delega al gestore nella costruzione dell’asset allocation tattica, il Fondo ha operato la scelta di lasciare al gestore la più ampia autonomia nelle scelte allocative. In ogni caso è consuetudine, laddove lo stesso pervenisse alla selezione di nuovi asset, darne informazione al Fondo. Anche da parte del Fondo possono essere individuati nuovi strumenti che, se condivisi col gestore, possono entrare nei portafogli dei singoli comparti.

Quale, infine, l’orientamento sui PIR?

Nell’ambito di questa nuova modalità di gestione del patrimonio, verrà sicuramente valutata anche la modifica prevista dall’art. 57 del Decreto legge 50/2017 che consente anche ai fondi pensione gli investimenti nei PIR, tenendo in debito conto i benefici fiscali collegati.

Paolo Novati, Senior Advisor Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

28/11/2017

 
 
 

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