Un Secondo Pilastro Sanitario per la sostenibilità del S.S.N. tra diversificazione delle fonti di finanziamento e digitalizzazione

Emerge in maniera sempre più evidente la necessità di sviluppare anche in Italia nuove forme di integrazione tra “pubblico” e “privato”

Marco Vecchietti - @MVecchietti1

Le Assicurazioni Sanitarie, collettive e individuali, rappresentano un fenomeno di crescente interesse, nel nostro come in altri Paesi. Il dibattito che ne accompagna lo sviluppo è ancora poco articolato e, a tratti, segnato da venature ideologiche che rimandano a contrapposizioni astratte che ignorano la sfida epocale per una “sostenibilità giusta” che i sistemi del Welfare, in particolare in Europa, si trovano ad affrontare di fronte alle evoluzioni in campo demografico e scientifico.

Sul tema recentemente è stata presentata una Ricerca dell’Osservatorio Consumi Privati in Sanità di SDA Bocconi School of Management, promossa da RBM Assicurazione Salute, incentrata su di un’analisi comparativa dei sistemi sanitari di cinque Paesi Europei (Francia, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo e Italia) – tutti accomunati dalla presenza di un significativo sistema pubblico di tutela della salute – dalla quale è emersa la necessità di sviluppare anche nel nostro Paese nuove forme di integrazione tra “pubblico” e “privato”.

In questa prospettiva, infatti, da un lato, si potrebbero recuperare delle sinergie preziose per ampliare i finanziamenti da destinare al Sistema Sanitario del nostro Paese; dall’altro, attraverso l'assicurazione della spesa sanitaria privata, si riuscirebbe ad abbassare da un punto di vista sociale il rischio residuo che grava sui singoli nel momento del bisogno ed organizzare processi collettivi per consumi sanitari.

Secondo i dati di RBM Assicurazione Salute, la spesa sanitaria “intermediata” dalle varie Forme Sanitarie Integrative ammonta in Italia a oltre 4,4 miliardi di euro nel 2015, pari a circa il 3% della spesa sanitaria totale (33 miliardi di spesa sanitaria privata e circa 112 miliardi di spesa sanitaria pubblica. Un fenomeno in espansione che interessa già oggi più di 10 milioni di italiani) e a circa il 13% della spesa sanitaria privata.

Ad attirare l’attenzione, in particolare, è soprattutto l’elevatissima incidenza di tale sulla spesa della quota pagata direttamente dai cittadini (la c.d. “spesa out of pocket”) che va oltre l’87%. Questa situazione, infatti, palesa un forte problema di «sottoassicurazione» del nostro Paese che genera una scopertura dei cittadini italiani di oltre il 40% rispetto alla media dei cittadini degli altri Stati europei.

Il quadro dei bisogni va, poi, integrato con l’impatto sulle famiglie di condizioni di malattia cronica o di non autosufficienza che, a seguito dell’invecchiamento della popolazione, rischia di avere effetti dirompenti (il c.d. “longevity risk”). All’interno del contesto europeo, l’Italia si colloca al secondo posto per indice di vecchiaia (con un valore del 145% rispetto a una media del 111,3%), subito dopo la Germania. 

Se non si interviene, quindi, puntando su di una diversificazione “governata” (e non fai da te, come avviene oggi…) delle fonti di finanziamento assicurando la spesa sanitaria privata e alleggerendo contestualmente il carico sui redditi delle famiglie italiane, il problema non potrà che crescere. È fondamentale pertanto mettere a punto una nuova strategia per la Sanità in Italia che rilanci un’alleanza pubblico–privato affiancando strutturalmente al Servizio Sanitario Nazionale un Secondo Pilastro Sanitario ancillare ed aperto a tutti i cittadini. Attraverso “un’intermediazione” globale di una quota rilevante della spesa sanitaria privata attualmente già sostenuta dagli italiani, infatti, potrebbero essere recuperate per il sistema sanitario delle preziose risorse aggiuntive che potrebbero essere impiegate nel campo dell’innovazione scientifica, dell’accessibilità alle cure e della prevenzione. 

Un ruolo chiave per l’Assicurazione Salute, in quest’ottica, lo giocherà la digital insurance o l’instech che promette di modificare profondamente il rapporto compagnia-assicurato. Per avere successo in un mercato in continua evoluzione, infatti, anche le Compagnie di Assicurazione devono puntare sulla digitalizzazione.

Tuttavia, in particolare nelle Polizze Sanitarie, l’essenza del fenomeno dei big data non può essere ricondotta al mero data storage ma va spinta verso la data analisys in un’ottica di behavioral profiling dei clienti incentrato sulla combinazione di parametri vitali (vitals) e modalità di utilizzo delle coperture sanitarie (claims experience).

In tale prospettiva si imporranno diversi interventi sugli assetti organizzativi delle Compagnie che dovranno tendere a re-indirizzare i processi in un approccio di data driven organization in grado di supportare una connettività degli assicurati in tempo reale, continuativa e pienamente portabile.

Ma al di là degli indubbi miglioramenti nel campo dei servizi alla clientela il contributo di maggior interesse portato al settore da questa "contaminazione" è il riposizionamento del concetto stesso di protection salute. Le compagnie che hanno fatto proprio questo percorso, infatti, hanno iniziato ad elaborare un nuovo percorso nei confronti degli assicurati passando dal tradizionale modello "rimborsuale/risarcitorio" (ex post) ad un "nuovo" modello di promozione della salute dei clienti (ex ante) volto a favorire l'adozione di comportamenti virtuosi sia a livello sanitario (diagnosi precoce e controllo) sia, e soprattutto, nella propria vita quotidiana (nutrizione, sport e benessere psicologico).  In quest’ottica l'innovazione tecnologica può offrire al nostro Paese un'importante opportunità in più favorendo lo sviluppo di percorsi di cura integrati Servizio Sanitario Nazionale - Sanità Privata in grado di ottimizzare gli outcome clinici.

16/3/2017

 
 
 

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