Welfare strategico e politiche attive: il futuro delle Casse secondo Enpab

La nuova sfida delle Casse? Fornire strumenti attivi e concreti a sostegno degli iscritti e della professione, con un approccio dinamico che vada oltre il supporto alla quiescenza o la sola assistenza in caso di difficoltà: intervista a Tiziana Stallone, Presidente dell’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei Biologi

Mara Guarino, Edoardo Zaccardi

Non solo previdenza, ma anche welfare assistenziale e, soprattutto, welfare strategico: nell’ottica di un’evoluzione del sistema che sappia andare incontro ai cambiamenti del mercato del lavoro e delle professioni, sono queste tre secondo Tiziana Stallone, presidente Enpab e coordinatrice del gruppo AdEPP sul welfare, le direttrici fondamentali lungo cui una Cassa moderna deve muoversi, mutando, rispetto al passato, il modo di intendere il proprio ruolo e quello di porsi nei confronti dell’iscritto.

“Ecco perché – sottolinea la Dott.ssa Stallone – quella di Enpab è una politica integrata”, che non si limita alla pur fondamentale funzione previdenziale. Una funzione tecnica e strettamente legata alla normativa che si traduce nella ricerca di misure capaci di garantire l’aumento dei tassi di sostituzione e, quindi, l’adeguatezza dei trattamenti pensionistici. Misure che necessitano poi di essere comunque affiancate da indennità passive da erogare agli iscritti in condizioni di particolari difficoltà.

“Avere un pacchetto assistenza a misura di iscritto è fondamentale, penso ad esempio al sostegno alla maternità, essenziale per una Cassa con il 72% di donne iscritte (molte delle quali sotto i 45 anni di età), ma anche il welfare assistenziale da solo non basta.” – precisa Stallone – “Crediamo nell’erogazione di servizi che non siano semplicemente di supporto a quanti si trovino in situazioni difficili, ma che vadano a vantaggio di tutti gli iscritti per mezzo di politiche attive nelle quali l’eventuale sostegno al reddito si concretizzi in un sostegno attivo alla professione”. Un welfare che potremmo appunto definire strategico, orientato al futuro, senza trascurare però le esigenze del presente, come accade, ad esempio, nel campo della formazione. In quest’ambito, le iniziative, sia dirette sia attuate per mezzo di sinergie con aziende e strutture universitarie non mancano, ma l’aspetto forse più interessante è la loro effettiva vicinanza nei confronti degli iscritti, che Enpab interroga annualmente sui cambiamenti in atto nella professione e sulle loro esigenze per mezzo di un apposito sondaggio telematico. L’obiettivo? Conoscere la platea e l’universo di riferimento, così da poter sviluppare progetti formativi che forniscano ai biologi competenze nuove, utili a colonizzare i mercati verdi nel mondo del lavoro.

“Non bisogna aspettare che il biologo stia male per intervenire… Agiamo prima”: quella delle politiche attive è del resto la nuova sfida non solo di Enpab, ma degli Enti di Previdenza privata in generale secondo Stallone che, a nome di AdEPP, conferma l'intenzione di creare un libro bianco sulle politiche attive messe in atto dalle Casse, che sempre più numerose e sempre più corposamente si muovono in una direzione resa ancora più necessaria dall’immobilità normativa in materia di sostegno al lavoro e alla libera professione.

Si profila dunque all’orizzonte un modo diverso di intendere l’Ente di previdenza e di rapportarsi agli iscritti, in cui anche saper comunicare correttamente ciò che si ha da dire è fondamentale. In quest’ottica, quindi, raccontarsi significa innanzitutto essere più vicini ai propri iscritti, senza perdere autorevolezza certo, ma sfruttando tutti i mezzi a propria disposizione, dai social alla vicinanza diretta sul territorio, per “abbattere le barriere del tecnicismo” e far passare il messaggio “che la pensione si costruisce insieme, all’interno di un percorso in cui la Cassa aiuta, ma anche il biologo deve fare la sua parte, con la legalità contributiva o, ancora, non svalutando la propria professione”.  “Dopodiché – prosegue Stallone – favoriamo anche il trasferimento orizzontale della cultura, a mezzo di iniziative, tra cui borse di studio, che promuovano momenti di incontro tra i professionisti favorendo la trasmissione di conoscenza e competenze specializzate tra gli iscritti”.

Accompagnare gli iscritti dal primo giorno di esercizio della professione sino alla quiescenza significa però fare inevitabilmente anche i conti con lo scenario normativo di riferimento.  Tra le ultime novità, ad esempio, quelle relative al cumulo che, precisa Stallone,  “non tocca le Casse con il sistema contributivo come la nostra, ma le Casse che hanno utilizzato e utilizzano il sistema a  ripartizione. Questi Enti si trovano al momento in una situazione di grande difficoltà dovuta soprattutto all'incertezza dei riflessi economici che, se confermati rispetto alle prime stime, potrebbero essere importanti e sono quindi in attesa degli opportuni chiarimenti che definiranno gli aspetti operativi della norma". Giudizio tutt’altro che positivo anche sul Testo Unico sulle Casse di Previdenza, cui la Presidente Enpab riconosce principalmente un merito, quello di sottolineare la natura privata delle Casse, ma a quale costo?

“Ci sono indubbiamente diversi aspetti piuttosto discutibili, ma è ovvio che la questione che mi tocca personalmente è l’accorpamento per numeri”, prosegue Stallone. Del resto, se il futuro della previdenza è sicuramente quello di azioni e provvedimenti, che andranno dalle politiche attive sino agli investimenti, confezionate - quasi con un approccio sartoriale - su misura delle esigenze e delle necessità proprie della platea professionale di riferimento, vien da sé che non può che essere osteggiato, perché fallimentare sin dalla sua origine, un disegno di legge che, viceversa, mira all’accorpamento, senza tener conto di differenze e di specificità: “Tutti i possibili aspetti positivi sono contrastati da questo grosso limite: una fusione per numeri non è solo insensata, ma significa stroncare sul nascere l’idea di una previdenza moderna, in cui ciascuna Cassa si muove sulla base della professione che rappresenta”. "E ciò senza entrare nel merito", precisa, "delle contraddittorie motivazioni che dovrebbero sostenere l'idea dell'accorpamento".

Perché barattare l’importanza della personalizzazione e della vicinanza con i propri iscritti con l’aggregazione forzosa delle Casse? “Le forme di aggregazione tra le Casse sono possibili e auspicabili, ma quando possibili e finalizzate a comuni obiettivi, ad esempio nel campo dei servizi”. La situazione dei liberi professionisti in Italia, ricorda infine Stallone, è di per sé delicata: accorpare tra loro figure professionali molto diverse significherebbe impedire agli Enti di previdenza privati di lavorare sulle esigenze specifiche di ciascuna categoria che solo chi amministra ed appartiene alla stessa può conoscere.

12/4/2017

 
 
 

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