Alternanza scuola-lavoro e apprendistato: due strumenti per favorire l'occupazione giovanile

Per cercare di colmare il gap tra giovani e mondo del lavoro è indubbiamente opportuno valorizzare le sinergie tra le imprese e il sistema di istruzione italiano, ma quali gli strumenti effettivamente a disposizione? E, soprattutto, come sfruttarli con lungimiranza?

Gabriele Fava

Le attuali condizioni del mercato del lavoro continuano a evidenziare una situazione svantaggiata per i giovani italiani: la difficoltà a reperire un lavoro colpisce indistintamente sia i diplomati che i laureati.

Per cercare di colmare il gap tra percorsi di istruzione e mondo del lavoro è indubbiamente opportuno valorizzare le sinergie tra le imprese e il sistema di istruzione sostenendo il valore formativo del lavoro e, conseguentemente, dei progetti di alternanza scuola-lavoro come metodologia fondamentale per l’acquisizione di nuove competenze, volta a favorire l’orientamento professionale dei giovani e l’ingresso nel mondo del lavoro. Nell’attuale contesto socio-economico, di fronte a un mondo del lavoro che cambia rapidamente, l’alternanza scuola-lavoro rappresenta uno degli strumenti validi per affrontare il mutamento.

Mediante lo strumento dell’alternanza scuola-lavoro, infatti, si concretizza il concetto di complementarietà: il mondo della scuola (conoscenza) e quello dell’impresa (saper fare) non devono più essere considerati come realtà distinte e disgiunte bensì integrate e connesse tra loro. Ciò consente di garantire, da una parte, uno sviluppo completo dei giovani che li accompagni nella scoperta delle proprie passioni ed inclinazioni individuali e, dall’altra, permetta loro di arricchire il proprio percorso formativo con competenze culturali acquisite direttamente in azienda.

A tal proposito, la legge sulla Buona Scuola (L. n. 107/2015) ha introdotto in maniera organica la metodologia dell'alternanza scuola-lavoro nell'offerta formativa di tutti gli indirizzi di scuola secondaria di secondo grado, prevedendo che tutti gli studenti, dalle classi terze in poi, partecipino, entro un monte ore predeterminato, a esperienze caratterizzate dall’alternanza tra momenti di studio in aula e periodi di formazione pratica presso aziende o altre strutture ospitanti.

In ogni caso, l’alternanza scuola-lavoro deve necessariamente essere affiancata e supportata da uno strumento contrattuale che consenta ai giovani di sfruttare le competenze teorico-pratiche acquisite durante i periodi di formazione “on the job” e possa portarli ad un inserimento stabile nel mondo del lavoro. Da questo punto di vista, il contratto di apprendistato, al di là delle complessità procedurali e burocratiche, rappresenta la tipologia contrattuale potenzialmente più idonea al conseguimento di incrementi occupazionali di giovani.  

Proprio al fine di favorire l’utilizzo dell’apprendistato, la Legge di Bilancio 2017 ha introdotto un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati che assumono lavoratori nel periodo tra l'1 gennaio 2017 e il 31 dicembre 2018. L’agevolazione si applica alle assunzioni a tempo indeterminato, anche in apprendistato, effettuate entro sei mesi dall’acquisizione del titolo di studio, da parte di studenti che hanno svolto presso il datore di lavoro che assume,

  • ore di alternanza scuola-lavoro entro determinati limiti, 
  • periodi di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore, il certificato di specializzazione tecnica superiore o periodi di apprendistato in alta formazione.

L'incentivo - che non è da considerarsi aiuto di Stato - è pari alla contribuzione a carico ditta, escluso il premio Inail, con un importo massimo di 3.250,00 euro su base annua ed è ammesso per tutte le assunzioni o trasformazioni a tempo indeterminato operate nel periodo sopra indicato.

L’agevolazione non opera nei confronti di:

  • soggetti con qualifica di operai agricoli;
  • lavoratori domestici;
  • lavoratori intermittenti, ancorché assunti a tempo indeterminato.

La misura può essere indubbiamente di aiuto nel breve periodo, ma deve necessariamente essere accompagnata dall’implementazione e dalla concreta attuazione del cosiddetto “sistema duale”. Nel nuovo sistema duale l’alternanza durante gli studi tra scuola e lavoro e l’impresa formativa simulata costituiscono la prima fase, a loro modo propedeutica. L’apprendistato, canale di accesso privilegiato dei giovani all’occupazione, è quella successiva. I due strumenti devono andare avanti in sinergia.

In Italia, un esempio virtuoso dove il sistema duale è già realtà dal 2015, è rappresentato dalla Regione Lombardia che, con la legge regionale n. 30/2015 (Legge Aprea), ha sviluppato e rafforzato un modello integrato tra scuola e impresa attraverso una forte promozione dell'alternanza e dell'apprendistato. Il principio chiave che sta alla base del modello duale lombardo è costituito dalla volontà di garantire un'offerta formativa collegata alla reale domanda delle imprese attraverso una programmazione dell'offerta di istruzione e formazione professionale relazionata al fabbisogno economico del tessuto economico.

Per concludere, le misure introdotte dalla cosiddetta legge sulla Buona Scuola e le agevolazioni previste dalla Legge di Bilancio 201  potranno avere successo in termini occupazionali solo se, seguendo l’esempio lombardo, saranno valorizzate ed applicate in maniera efficiente, in modo tale da consentire una effettiva integrazione tra istruzione e mondo lavorativo.

Importantissimo, infatti, è il contributo di tutti per il miglioramento del percorso di avvicinamento tra il mondo dell’impresa e quello della scuola, che aiuterà i giovani a comprendere prima e meglio le logiche del mondo del lavoro ed aiuterà pure le aziende, che potranno contare su un serbatoio di giovani preparati dagli studi e formati dall’esperienza sul campo dei manager.

Gabriele Fava, Socio Fondatore e Presidente dello Studio legale Fava & Associati

28/9/2017 

 
 

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