Disoccupazione giovanile: perché la sola decontribuzione non basta

Il contrasto alla disoccupazione giovanile è indubbiamente una priorità per il mercato del lavoro italiano: per evitare di cadere negli errori già commessi in passato, diventa fondamentale privilegiare a interventi di breve respiro una riforma strutturale del sistema

Gabriele Fava

Il contrasto alla disoccupazione, in particolare giovanile, rappresenta indubbiamente una priorità per il mercato del lavoro italiano. Anche alla luce dei recenti dati ISTAT (35% di disoccupati under 25 a luglio 2017) non avere reali opportunità di inserimento occupazionale è un rischio attuale e concreto.

A tal proposito, nei giorni scorsi è stato reso noto che il Governo starebbe ipotizzando di introdurre nella prossima Legge di Bilancio annuale, una misura di agevolazione decontributiva in favore dei datori di lavoro che assumeranno giovani in cerca di occupazione.

Per quanto concerne le modalità di erogazione, dovrebbe essere previsto un abbattimento del 50% della contribuzione per un arco temporale di due-tre anni in caso di assunzione di giovani fino a 29 anni. Inoltre, al fine di evitare che le nuove assunzioni siano meramente atte a sostituire lavoratori già in forze, si sta valutando l’opportunità di limitare la decontribuzione nei confronti delle imprese che da un lato, non pongano in essere licenziamenti nei sei mesi precedenti all’assunzione e, dall’altro, non procedano a licenziare nei sei mesi successivi.

Tale misura, ancora da chiarire nelle sue caratteristiche peculiari, senza una serie di interventi di natura strutturale dotati di stabilità reale, potrebbe esclusivamente rappresentare uno strumento utile nel breve periodo. A tal proposito, è del tutto evidente che si rischia di replicare quanto accaduto in occasione dell’introduzione degli sgravi connessi all’adozione del Jobs Act. Sgravi che, come noto, hanno generato dati occupazionali privi di  stabilità reale e che si sono ridimensionati vertiginosamente non appena si è conclusa la fase di decontribuzione.

Pertanto, per evitare gli errori già commessi in passato e contrastare efficacemente la disoccupazione giovanile, bisognerà avviare un percorso di decontribuzione sostenibile nel lungo periodo che risulti prodromico all’adozione di interventi strutturali.

In particolare, dovranno necessariamente essere superate le criticità che contraddistinguono i percorsi di orientamento del sistema formativo italiano, incrementando le sinergie tra il mondo dell’istruzione e il mondo del lavoro mediante la valorizzazione dei progetti di alternanza scuola-lavoro e la creazione di appositi percorsi atti a creare delle competenze allineate con le esigenze dell’Industry 4.0.

In ogni caso, il mercato del lavoro sollecita una riforma strutturale che sinora il Legislatore non è riuscito a ben interpretare, facendo perdere enormi vantaggi al Paese in termini di risorse ed investimenti. Indubbiamente, il Governo, dovrebbe avviare urgentemente un percorso di riduzione del cuneo fiscale al fine di generare una maggiore disponibilità economica in capo alle imprese e, di conseguenza, disincentivare la “delocalizzazione” delle attività produttive.

A ogni buon conto, si deve considerare che per poter realmente instaurare un percorso di crescita occupazionale, l’intervento di riforma dovrebbe, altresì, fondarsi sulle seguenti aree di intervento: semplificazione burocratica, digitalizzazione e razionalizzazione di tutti gli adempimenti connessi al rapporto di lavoro. 

In conclusione, si ritiene che l’intervento di decontribuzione cosiddetta "selettiva" in favore dei datori di lavoro che assumeranno giovani disoccupati, potrà apportare dei reali benefici al mercato del lavoro solamente se il Governo non si limiterà a privilegiare interventi di breve respiro, sicuramente funzionali ad "aggiustare i numeri" ma inidonei a risolvere le carenze sostanziali di un sistema occupazionale che meriterebbe un vero processo di riforma.

Gabriele Fava, Socio Fondatore e Presidente dello Studio legale Fava & Associati

6/9/2017

 
 
 

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