Dove sognano di lavorare gli italiani? L’identikit del posto di lavoro ideale

Una ricerca traccia l’identikit del posto di lavoro ideale secondo gli italiani: vincono grandi imprese, multinazionali e i settori dei media e del largo consumo; “spaventa”  invece l’autoimprenditorialità

Mara Guarino - @MaraGuarino

Cosa vogliono gli italiani dal proprio lavoro? A svelarlo è la Randstad Employer Brand Research, studio commissionato da Randstad all'istituto di ricerca TNS e condotto in Italia, tra novembre e dicembre 2016, su di un campione di oltre 5mila persone tra i 18 e i 65 anni di età comprensivo di studenti, persone già occupate e non occupate. Con risultati non privi di qualche sorpresa, come quello riguardante il fattore più importante ricercato in un posto di lavoro: a vincere – anche sullo stipendio - è infatti il cosiddetto work-life balance, vale a dire l’equilibrio tra vita privata e lavorativa, non a caso sempre più spesso all’attenzione degli stessi datori di lavoro in varie forme e declinazioni, tra cui ad esempio quella dello smart working. Seguono dunque un ambiente piacevole, la sicurezza del posto di lavoro, la retribuzione, i benefit e, infine, la possibilità di confrontarsi con un impiego stimolante e sfidante.

Risultati interessanti, che subiscono tuttavia qualche variazione scorporando il campione in base al loro background socio-demografico (sesso, età e scolarizzazione): se i giovani tra i 18 e i 24 anni hanno a cuore soprattutto l’atmosfera del posto di lavoro, cresce con l’età l’importanza attribuita al fattore della sicurezza del posto, rilevante soprattutto per le donne con un basso livello di istruzione. Sembra invece rispondere soprattutto a una questione di genere lo stipendio, cui si rivelano particolarmente sensibili soprattutto gli uomini, specie quando di età compresa tra i 25 e i 45 anni. A prescindere dal genere, invece, l’importanza di sfide e stimoli aumenta proporzionalmente al livello d’istruzione degli intervistati, cui è stato chiesto l’interesse come potenziali datori di lavoro in merito a 150 diverse aziende (con più di 1000 dipendenti) aventi sede in Italia.

Rispetto a questi fattori, la ricerca mette tuttavia in luce anche un nient’affatto banale disallineamento tra le aziende stesse e le aspettative dei potenziali dipendenti: le imprese italiane – almeno in riferimento al campione analizzato dalla Randstad Employer Brand Research – sembrano infatti poter vantare i loro risultati migliori soprattutto nella solidità, nella buona reputazione e nell’utilizzo di tecnologie innovative, mostrando quindi la necessità di dover ancora crescere e migliorare in ambiti, come quello del work-life balance, ritenuti d’altro canto cruciali da chi è in cerca di un impiego.

Quale dunque il ritratto del posto di lavoro ideale? Sul gradino più alto dei settori più sognati dai lavoratori italiani salgono i media (57% del campione), seguiti da largo consumo (53%) e industria metalmeccanica (51%). Per quel che riguarda le “dimensioni”, vincono grandi imprese e multinazionali, che precedono nel gradimento dei lavoratori, o aspiranti tali, PMI e organizzazioni no-profit; fanalino di coda, e quindi considerata solo in ultimo dal campione analizzato, la prospettiva dell’autoimprenditorialità. Cresce poi la sensibilità nei confronti della brand reputation, sondata innanzitutto per mezzo di sito web aziendale e opinione di parenti e amici, ritenuti dunque tuttora più rilevanti di Job Boards e LinkedIn. D’altra parte va tuttavia rilevato che, quando si tratta di cercar un nuovo impiego, il contenuto del lavoro è ritenuto dall’84% degli italiani come l’elemento di scelta più determinante; solo il 16% degli intervistati, di contro, mette in questo caso al primo posto l’importanza di immagine e reputazione aziendale.

Molto interessanti, infine, i dati raccolti sul tema dell’automazione che, al momento, non pare preoccupare particolarmente. Qualche timore comincia in realtà a farsi largo, ma la maggior parte degli italiani – il 46% del campione – ritiene che l’affermarsi dell’industria 4.0 migliorerà il proprio lavoro. Viceversa, poco più di un intervistato su dieci teme di perdere il proprio impiego come conseguenza dell’avvento delle più moderne tecnologie. Ciononostante, tuttavia, il 7% degli intervistati confessa che sarebbe disposta a cambiare lavoro pur di non vedersi costretta ad aggiornare le proprie competenze per stare al passo con l’evoluzione del settore in cui opera.

14/4/2017

 
 
 

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