Lavoro e maternità: ma quanto "vale" un bambino?

Negli ultimi anni la tutela della maternità ha abbracciato l'intero universo lavorativo, ma con alcune significative differenze in base alla categoria professionale di appartenenza della neo-mamma: lavoratrici autonome e dipendenti (ma non solo) a confronto

Leonardo Comegna

Nel corso degli anni la tutela della maternità è stata estesa all’intero universo lavorativo, comprese le donne che lavorano in proprio. Un figlio però ha un diverso "valore", a seconda dell'attività della madre.

Dipendenti - L'indennità per astensione obbligatoria, 2 mesi prima e 3 mesi dopo il parto (si può scegliere anche la formula 1 più 4), è pari all'80% della retribuzione. Molti contratti di categoria prevedono un incremento a carico dell’azienda sino al 100% dello stipendio, mentre l'importo dell'assegno per astensione facoltativa, per 6 mesi complessivi entro l'anno di vita del bambino, è pari al 30% della retribuzione.

Domestiche - Durante il periodo di assenza obbligatoria la lavoratrice ha diritto a un'indennità di maternità pagata dall'Inps, pari all'80% del salario convenzionale sul quale sono versati i contributi orari. Nel calcolo dell'indennità sono considerati solo i periodi di lavoro svolti come lavoratrice domestica, la quale ha diritto alla tutela economica della maternità solo se: nei 24 mesi precedenti il periodo di astensione obbligatoria risultano versati 52 contributi settimanali (almeno un anno), anche se relativi a settori diversi da quello del lavoro domestico;  oppure, in alternativa,  se nei 12 mesi precedenti l'inizio dell'astensione obbligatoria risultano versati almeno 26 contributi settimanali (6 mesi), anche in settori diversi da quello del lavoro domestico.

La misura dell’indennità, come detto, è pari all'80 % del salario convenzionale sul quale sono versati i contributi orari. Queste le fasce di salario convenzionale per il 2017:

  • 6,97 euro per le retribuzioni orarie effettive fino a 7,88 euro;
  • 7,88 euro per le retribuzioni orarie superiori a euro 7,88 e fino a 9,59 euro;
  • 9,59  euro per le retribuzioni orarie effettive superiori a 9,59 euro;
  • 5,07 euro per i rapporti di lavoro con orario superiore a 24 ore settimanali.

AutonomeL'indennità di maternità, voluta da una legge del 1987, spetta anche in questo caso per i 2 mesi antecedenti la data presunta del parto e per i 3 mesi successivi alla data effettiva.  Le giornate indennizzabili sono tutte quelle che cadono nel suddetto periodo, fatta eccezione per le domeniche e le festività nazionali e infrasettimanali. L'assegno spettante alle coltivatrici dirette per il 2017 è fissato a quota 33,86 euro al giorno. Per le artigiane e le commercianti, invece, la quota giornaliera è stabilita in misura pari all'80% del minimale di stipendio su cui si pagano i contributi degli impiegati dell'artigianato e del settore commercio: 47,68 euro per il 2017. Di conseguenza, l’indennità giornaliera di maternità di quest’anno è pari a 38,14 euro.

Anche le lavoratrici autonome, in aggiunta ai 5 mesi di astensione obbligatoria, hanno diritto a 3 mesi di astensione facoltativa dal lavoro durante il primo anno di vita del bambino. Tale diritto è riconosciuto solo a condizione che vi sia un'effettiva astensione dall’attività lavorativa, che deve essere specificamente attestata dall’interessata mediante dichiarazione di responsabilità. Durante il suddetto periodo alla lavoratrice spetta un indennizzo pari al 30% del minimale contributivo del settore. Pertanto, nel 2017 l’assegno giornaliero per astensione facoltativa è pari a 12,70 euro per le coltivatrici dirette, e 14,30 euro per le artigiane e per le esercenti attività commerciale.

Collaboratrici - Per le iscritte alla Gestione separata Inps (le co.co.co.), l'indennità di maternità la cui misura giornaliera, spettante per i 2 mesi antecedenti e i 3 mesi successivi alla nascita del bambino (5 mesi), è pari ad 1/365esimo dell’80% del reddito derivante da attività di collaborazione coordinata e continuativa o libero professionale, utile ai fini contributivi, per i 12 mesi precedenti l'inizio del periodo indennizzabile. In altre parole, per determinare l’ammontare dell’assegno occorre procedere come segue: si prende il reddito assoggettato a contributi nei 12 mesi che precedono i 2 mesi prima della nascita del bambino, si applica l’80%, si divide per 12 e si moltiplica per 5.  

Facciamo un esempio. Prendiamo una collaboratrice, con un compenso lordo mensile di 1.500 euro (1.300 euro sino allo scorso anno), che partorirà il prossimo mese di ottobre. I dodici mesi di riferimento sono i sette mesi del 2017 (da gennaio a luglio) e i cinque mesi del 2016 (da agosto a dicembre). Le giornate comprese nel periodo sono pari a 365 giorni.  I redditi ai quali si fa riferimento sono quelli utili ai fini contributivi.

                          Indennità di maternità 2017

Libere professionisteAnche le libere professioniste iscritte alle proprie Casse di previdenza (avvocati, medici, architetti, ecc.) sono tutelate in caso di maternità. L’indennità viene calcolata in misura pari all'80% dei 5/12 del reddito professionale prodotto nel secondo anno precedente a quello dell'evento, e denunciato ai fini fiscali come reddito da lavoro autonomo dalla libera professionista nell'anno precedente a quello della nascita. L’assegno di maternità non può comunque essere inferiore a 5 mensilità di retribuzione, calcolata nella misura pari all' 80% del salario minimo imponibile contributivo per la qualifica di impiegato (anno 2017, 4.959 euro lordi), né superiore a cinque volte l'importo minimo (24.794  euro lordi per il 2017).

Quanto vale maternità 2017: indennità di maternità a confronto

 

11/4/2017

 
 
 

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