Welfare aziendale in crescita: parola ai dati

In aumento le realtà che si affidano al welfare aziendale: dai settori principalmente coinvolti ai servizi di cui preferiscono usufruire i dipendenti, usi, abitudini e trend di sviluppo di un settore in rapida e continua crescita

Federico Isenburg

Il Welfare Aziendale cambia, evolve e cresce contemporaneamente al modo in cui le persone si approcciano e utilizzano questo strumento. Aumenta la consapevolezza delle potenzialità del servizio e sempre più aziende decidono di metterlo a disposizione dei propri collaboratori. Queste alcune delle principali conclusioni che possono essere tratte dall'ultima analisi condotta da RWA Consulting su un panel confrontabile di 203 aziende che hanno attivato piani di Flexible Benefit nel periodo gennaio-giugno 2017.

I dati: misure e settori principalmente coinvolti - Dall’indagine è emerso che il principale settore coinvolto in iniziative di Welfare Aziendale è l’aggregato “industria e manifattura” rappresentante il 36% del campione complessivo. La categoria registra un aumento decisivo rispetto all’anno precedente, principalmente dovuto all’integrazione al CCNL metalmeccanici, il quale ha previsto misure di Welfare - sotto forma di beni e servizi - a disposizione dei lavoratori da parte delle aziende. Il valore di tali beni e servizi Welfare è pari a 100 euro dall'1 giugno 2017, 150 euro dall'1 giugno 2018 e 200 euro dall'1 giugno 2019.

Non solo, dall'analisi risulta inoltre che le misure di Welfare Aziendale erogate tramite piani Flexible Benefit interessano oltre il 90% della popolazione aziendale nel 60%-77% dei casi, a seconda della fascia di aziende considerate. La copertura media è pari a circa l’82% della popolazione aziendale complessiva nel campione considerato. Il Welfare Aziendale, quindi, coinvolge quasi sempre la totalità dei lavoratori: le imprese in cui le misure di Welfare risultano essere limitate a ristrette categorie di lavoratori appaiono del tutto minoritarie.

Welfare aziendale, quali consumi? - In merito ai consumi complessivi da parte dei dipendenti delle aziende clienti, le rilevazioni hanno evidenziato come la maggior parte della quota dei consumi in Flexible Benefit riguardi i servizi di rimborso dell’istruzione, della sanità e le integrazioni previdenziali, che rappresentano complessivamente circa il 69% dei consumi complessivi del benefit nei primi sei mesi dell’anno. In particolare, i servizi inerenti l’ambito dell’istruzione costituiscono circa il 34% dei consumi complessivi. La valutazione risulta essere sostanzialmente in linea con i dati dell’anno 2016, dove l’aggregato “Istruzione-Sanità-Previdenza” rappresentava circa il 73% dei consumi complessivi.

Lo studio ha infine approfondito le abitudini di consumo per fascia d’età dei beneficiari evidenziando che:

  • i servizi di Istruzione, Sanità e Previdenza risultano essere preponderanti per quanto riguarda gli utenti con almeno 36 anni di età;
  • per gli utenti al di sotto dei 30 anni si evidenzia un maggior ricorso ad altri servizi Flexible quali, soprattutto, Fringe Benefit e servizi legati all’ex. Art. 100 TUIR.

In conclusione, dall’analisi emerge l’aumento e l’espansione dei consumi su base mensile rispetto alle annualità precedenti, crescita che testimonia la rapida e continua espansione del settore

Federico Isenburg, Founder and Ceo Easy Welfare 

3/1/2018 

 
 
 

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