Congedo retribuito, questo sconosciuto

Un tema delicato, quello della violenza di genere, e un appello anche ai professionisti affinché le donne acquisiscano maggiore consapevolezza dei propri diritti: analisi e spunti di riflessione

Leonardo Comegna

Dal luglio 2015, quando fu istituito, solo 150 donne hanno fruito del congedo previsto per chi è in cura per avere subito violenze. “Sono davvero poche. Molte donne non sono consapevoli di questo diritto. Aiutateci a farlo conoscere". È l'appello lanciato dal presidente dell'Inps, Tito Boeri, nel suo intervento al Festival del Lavoro, organizzato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro a Torino dal 28 al 30 settembre.  In un periodo così caldo per le numerose notizie di cronaca circa gli episodi di violenza di genere, il responsabile dell’Ente di previdenza si è rivolto alla platea di professionisti, affinché portino un loro diritto a conoscenza delle donne.

Il congedo retribuito, con relativi contributi figurativi utili per la pensione, è stato introdotto da uno dei decreti di attuazione del Jobs Act (D.Lgs. n.80 in vigore dal 24 giugno del 2015), quello che si occupa dei temi di conciliazione lavoro-famiglia. L’effettiva operatività della norma, che si calcola interessi circa 6/7 milioni di donne (un terzo della popolazione femminile tra i 16 e i 70 anni), è giunta nell’aprile 2016 con una apposita circolare (n. 65/2016).

A chi spetta il congedo - Sono le lavoratrici dipendenti, incluse le lavoratrici per le quali non è prevista l’assicurazione per le prestazioni previdenziali di maternità erogate dall’Inps. Il diritto al congedo per violenza di genere viene riconosciuto a condizione che le interessate:

  • risultino titolari di rapporto di lavoro in corso di svolgimento, con obbligo di prestare l’attività lavorativa (il congedo in questione infatti è fruibile in coincidenza di giornate di prevista attività lavorativa);
  • siano inserite nei percorsi certificati dai servizi sociali del Comune di appartenenza, dai Centri antiviolenza o dalle c.d. Case Rifugio.

Il beneficio - In presenza dei suddetti presupposti, il congedo spetta per un periodo massimo di 3 mesi, equivalenti a 90 giornate di prevista attività lavorativa; di conseguenza, un mese di congedo equivale a 30 giornate di astensione effettiva dal lavoro. Il congedo, ha sottolineato l’Inps, non è fruibile né indennizzabile nei giorni in cui non vi è obbligo di prestare attività lavorativa quali, ad esempio, giorni festivi non lavorativi, periodi di aspettativa o di sospensione dell’attività lavorativa, pause contrattuali nei rapporti di lavoro a tempo parziale di tipo verticale o misto. Quindi se la lavoratrice, ad esempio, ha un’attività di lavoro su 5 giorni lavorativi, ed indica un periodo di congedo per 2 settimane continuative dal lunedì della prima settimana al venerdì della seconda, il sabato e la domenica inclusi tra le due settimane non vanno conteggiati né indennizzati a titolo di congedo vittima di violenza di genere.

Nei rapporti di lavoro a tempo determinato oppure in caso di licenziamento il congedo non è fruibile dopo la cessazione del rapporto di lavoro. Per le giornate di congedo, la lavoratrice ha diritto a percepire una indennità giornaliera pari al 100% dell’ultima retribuzione, calcolata prendendo a riferimento le sole voci fisse e continuative della retribuzione stessa.

Giornaliero o orario - I 3 mesi di congedo (equivalenti a 90 giornate) possono essere fruiti entro l’arco temporale di 3 anni, che decorrono dalla data di inizio del percorso di protezione certificato. Circa la modalità di fruizione, la norma prevede che l’assenza indennizzata dal lavoro possa essere fruita su base giornaliera o oraria, secondo quanto previsto dai contratti collettivi. La modalità oraria consente alla lavoratrice di astenersi dall’attività per un numero di ore pari alla metà dell’orario medio giornaliero (contrattuale) del periodo di paga quadri-settimanale o mensile scaduto ed immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo. Quindi, ad esempio, se l’orario medio giornaliero del mese precedente è pari ad 8 ore, l’assenza oraria nella giornata di lavoro deve essere pari a 4 ore, a prescindere dall’articolazione settimanale dell’orario di lavoro.

Cosa fare - Per fruire del congedo, la lavoratrice in possesso dei requisiti, è tenuta:

  • a preavvisare il datore di lavoro almeno 7 giorni prima, salvi i casi di oggettiva impossibilità;
  • a indicare all’azienda l’inizio e la fine del periodo di congedo;
  • a consegnare al datore di lavoro la certificazione relativa al percorso di protezione.

Per consentire all’Istituto di previdenza le verifiche di competenza, occorre inoltre   presentare una domanda, di regola prima dell’inizio del congedo (al limite anche lo stesso giorno di inizio dell’astensione).

Leonardo Comegna

2/10/2017

 
 
 

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