Disoccupati in pensione prima, ma non tutti

Dal primo maggio 2017, sarà possibile valutare i primi effetti concreti della Legge di Bilancio in ambito previdenziale

Leonardo Comegna

Dal 1° maggio i disoccupati potranno ottenere la pensione prima degli altri lavoratori. Lo stabilisce la Legge di Bilancio 2017 che consente appunto, a determinate condizioni, l’uscita anticipata, proprio in coincidenza della festività ormai celebrata in quasi tutto il mondo. Le categorie interessate sono due: i cosiddetti “precoci” e i fruitori della ormai nota “Ape sociale”. Vediamo di spiegarci meglio.

Lavoratori precoci - Diciamo anzitutto che si intendono “precoci” i lavoratori che possono far valere hanno almeno 12 mesi di contribuzione (un anno), riferiti a periodi di lavoro effettivo, precedenti il compimento del 19° anno di età.  Ebbene, se il lavoratore risulta disoccupato a seguito della cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, ed ha esaurito da almeno 3 mesi il supporto fornito dall’Inps, ossia l’indennità di disoccupazione (Naspi), da maggio in poi potrà ottenere la pensione con 41 anni di contribuzione, anziché attendere i regolari 42 anni e 10 mesi. Questo, in sostanza, significa che può anticipare l’uscita dal mondo del lavoro 1 anno e 10 mesi prima (solo 10 mesi prima se donna). Una cosa da sottolineare. La pensione conseguita con l'agevolazione in questione non è cumulabile con redditi da lavoro (subordinato o autonomo), per un periodo di tempo corrispondente all’anticipazione. Ad esempio, un pensionato che esce con 41 anni, non potrà lavorare per un periodo successivo alla pensione di 1 anno e 10 mesi se uomo o 10 mesi se donna.

L’Ape sociale - L'Ape, acronimo che sta per Anticipo pensionistico è il progetto sperimentale (durerà sino alla fine del 2018) che consentirà il prepensionamento a chi ha raggiunto almeno i 63 anni di età. In pratica, si tratta di un’operazione che coinvolgerà i soggetti che hanno superato il requisito contributivo previsto per la pensione di vecchiaia, distanti non più di tre anni e 7 mesi dal compimento dell’età richiesta per questa prestazione. Due le condizioni stabilite: far valere un minimo di 30 anni di contributi e maturare un trattamento almeno pari a 703 euro (1,4 volte la pensione minima). A differenza dell'Ape cosiddetta volontaria, che prevede un vero e proprio prestito bancario (gravato peraltro da un premio assicurativo), che dovrà essere restituito nell’arco di 20 anni, quello sociale non è altro che un sussidio di accompagnamento alla pensione, entro un tetto di 1.500 euro, interamente a carico dallo Stato. È pertanto esclusa qualsiasi decurtazione sulla pensione finale.  Il “paletto” dei tre anni e sette mesi è stato introdotto perché nel 2018 l’età minima per accedere al trattamento di vecchiaia sarà di 66 anni e sette mesi per tutti i lavoratori, uomini e donne. In tale situazione, quindi, la somma di 63 anni di età e sette mesi coinciderà con il minimo per andare in pensione.  Tuttavia, dato che l’Ape potrà essere chiesta solo dal mese di maggio, l’anticipo massimo di cui si potrà beneficiare entro la fine del 2018 sarà di un anno e 7 mesi.

Le critiche - Riguardano soprattutto la “quota 41”. Infatti, i numerosi comitati che rappresentano le istanze dei lavoratori “quarantunisti”, chiedono l’estensione dell’uscita anticipata a prescindere dai profili di tutela. “I paletti sono troppi”, sostengono. Sono molti, infatti, coloro che hanno alle spalle 41 anni, ma non soddisfanno il requisito dei 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni di età. Un esempio emblematico. Il signor Rossi, che ha 41 anni di contributi e 60 anni, ma non ha i richiesti 12 mesi di lavoro svolto prima del 19° anno di età.  Pur avendo perso l’impiego (perché la sua ditta ha chiuso) ed avendo esaurito la Naspi, in concreto non otterrà alcun beneficio. Non può uscire con la quota 41, né avrà diritto all’Ape sociale, dal momento che non ha il requisito anagrafico di 63 anni. Per non parlare degli autonomi. La signora Bianchi, 60 anni, ha cessato la propria attività a causa della crisi, dopo aver maturato più di 40 anni di contributi. Anche se ha 12 mesi di lavoro effettivo prima del 19° anno di età, non rientra nell'agevolazione precoci perché è una lavoratrice autonoma. Mentre il beneficio della quota 41, nel profilo dedicato ai disoccupati, è destinato ai soli lavoratori dipendenti licenziati.

Chi può andare in pensione prima

 

13/3/2017

 
 
 

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