Flessibilità in uscita, non solo Ape: in pensione prima con i fondi di solidarietà

I fondi di solidarietà rappresentano una soluzione di flessibilità in uscita non solo perché possono contribuire all’Ape, ma anche in virtù della possibilità di erogare assegni straordinari di sostegno al reddito: le dimensioni del settore

Michaela Camilleri

Tra le modalità di uscita anticipata dal mondo del lavoro più recentemente dibattute figura senza dubbio l’APE, ossia la soluzione di anticipo pensionistico introdotta dalla Legge di Bilancio 2017 e pensata per chi ha raggiunto almeno i 63 anni di età. Nella sua duplice veste (volontaria e sociale) l’Ape non può essere considerata una prestazione pensionistica vera e propria, ma è piuttosto un “reddito ponte”, erogato dall’INPS o dalle banche per accompagnare il lavoratore già vicino alla pensione fino all’effettivo pensionamento. In estrema sintesi, si tratta di un prestito commisurato e garantito dalla pensione di vecchiaia, che dovrà essere restituito (compresi gli interessi e il costo della polizza obbligatoria per il rischio di premorienza) in 20 anni mediante una trattenuta effettuata direttamente dall’INPS al pagamento di ciascun rateo pensionistico; l’anticipo può essere richiesto dai lavoratori dipendenti pubblici e privati, dai lavoratori autonomi e dagli iscritti alla Gestione Separata (restano esclusi i liberi professionisti iscritti alle Casse professionali).

Anche i fondi di solidarietà sono stati coinvolti nel funzionamento dell’APE, nella sua versione aziendale (art. 1 comma 172 della Legge di Bilancio 2017), attraverso la possibilità di sostenere il costo dell’anticipo volontario dei dipendenti iscritti e al fine di agevolare l’esodo dei lavoratori più anziani che optano per questa modalità di uscita. Infatti, non solo i datori di lavoro del settore privato ma anche gli enti bilaterali e i fondi di solidarietà possono, previo accordo individuale con il lavoratore, incrementare il montante contributivo individuale da lui maturato, versando all’Inps un contributo (in soluzione unica al momento della richiesta dell’Ape) per ciascun anno o sua frazione di anticipo rispetto alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. Questa operazione produce un incremento dell’assegno percepito dal lavoratore al pensionamento, riducendo di conseguenza la rata ventennale di restituzione dell’assegno richiesto dall’Inps per coprire il prestito. 

Ma cosa sono i fondi di solidarietà e come possono accompagnare il lavoratore al pensionamento?

I fondi di solidarietà sono una forma di sostegno al reddito, rivolta ai datori di lavoro a cui non si applica la normativa della cassa integrazione. Nati nei primi anni 2000, in via sperimentale e su libera iniziativa delle parti sociali, per fronteggiare le crisi produttive dei settori sprovvisti di ammortizzatori sociali (primo fra tutti quello del credito caratterizzato da una profonda ristrutturazione con accorpamenti e fusioni), dal 2016 i fondi di solidarietà sono diventati (indirettamente) obbligatori a seguito dell’istituzione del Fondo di integrazione salariale (FIS). Al FIS infatti sono obbligatoriamente iscritte tutte le aziende con più di 5 dipendenti, che non hanno titolo alla CIG sulla base della legislazione ordinaria e che non sono iscritte a nessun Fondo di solidarietà di settore.

I fondi di solidarietà bilaterali rappresentano una modalità di uscita anticipata dal mondo del lavoro, non solo perché - come abbiamo visto - possono contribuire all’APE ma anche in virtù della possibilità di erogare assegni straordinari di sostegno al reddito, ossia prepensionamenti fino a 5 anni di anticipo rispetto alla data di maturazione del diritto. Per comprendere la concreta capacità di risposta di questi fondi alle specifiche necessità del settore di riferimento, si pensi che nel comparto del credito, ad esempio, tra il 2000 e il 2015 sono stati sono stati collocati in pensione, su base volontaria, circa 60 mila lavoratori.

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Per ulteriori approfondimenti sulle diverse tipologie di fondi, su quali prestazioni erogano e come si finanziano, rimandiamo a un precedente articolo. Di seguito invece, attraverso i dati forniti dal Quinto Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale Italiano a cura del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, proviamo a dare un’idea della dimensione di questo settore.

Si stima che gli iscritti ai fondi di solidarietà (FIS compreso) siano tra i 6 e i 7 milioni e che i fondi più importanti eroghino complessivamente prestazioni per 772 milioni a fronte di 1,558 miliardi di contributi raccolti (tab. 1). Ai vertici della classifica per contributi raccolti troviamo il Fondo del settore del credito (circa 697 milioni), seguito dal FIS, dal Fondo trasporto Aereo e dal Fondo di solidarietà delle Ferrovie; per prestazioni erogate, invece, mantiene il primato il Fondo del Credito (525 milioni), mentre esce dalla graduatoria il FIS (giustificato dalla recente costituzione) e si accodano nell’ordine i Fondi per il personale addetto alla riscossione tributi erariali, per le imprese di assicurazione e per le aziende del credito cooperativo.

Fondi di solidarietà, riepilogo situazione contributi e prestazioni: i dati del Quinto Rapporto Itinerari Previdenziale
 Fonte: Quinto Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

È importante ricordare che i fondi di solidarietà sono totalmente autofinanziati*, con una contribuzione ordinaria, di regola dello 0,5% sul monte redditi dei lavoratori del settore, di cui 2/3 a carico del datore di lavoro e 1/3 a carico del lavoratore, e con più contribuzioni addizionali a totale carico del datore di lavoro.

*Si precisa che, solo in via transitoria per il periodo 2017-2019, la Legge di Bilancio 2017 ha previsto un concorso dello Stato agli oneri sostenuti dai fondi di solidarietà, che si sostanzia in una riduzione del contributo straordinario a carico del datore di lavoro, con riferimento alle imprese o gruppi di imprese coinvolti in processi di ristrutturazione o fusione, interessati da provvedimenti legislativi relativi a processi di adeguamento o riforma per aumentarne la stabilità e rafforzarne la patrimonializzazione.

Michaela Camilleri, Area Previdenza e Finanza Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

30/5/2018

 
 

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