Fondi pensione, iscritti sotto la lente COVIP: come e quanto versano?

Prosegue l’analisi delle caratteristiche degli iscritti ai fondi pensione: dopo un primo ritratto dell’aderente tipo delineato sulla base di alcuni fattori socio-demografici e delle scelte di investimento, spostiamo ora l’attenzione sulla capacità contributiva

Michaela Camilleri

Con l’articolo “Fondi pensione e aderente tipo, un ritratto” abbiamo iniziato un percorso di analisi delle principali caratteristiche e dei comportamenti degli iscritti ai fondi pensione. Se in quel primo contributo abbiamo profilato l’aderente tipo in termini di età, genere, professione, residenza e preferenze di investimento, qui raffiniamo il ritratto descrivendone le abitudini contributive. Quanti sono gli iscritti che versano contributi al proprio fondo pensione e in quale misura? Con quale modalità? A quali tipologie di fondo pensione?

Per rispondere a tutti questi quesiti ci vengono in aiuto gli ultimi dati COVIP, che quest’anno - per la prima volta - forniscono informazioni più complete riguardo alla capacità contributiva degli iscritti alle diverse forme pensionistiche complementari. L’Autorità di Vigilanza ha infatti implementato un nuovo sistema delle segnalazioni che consente di conteggiare non solo le posizioni individuali in essere (intese come numero di rapporti di partecipazione aperti), ma anche il numero di individui iscritti a livello di singola forma pensionistica complementare. Le segnalazioni consentono adesso di raccogliere le posizioni facenti capo allo stesso individuo e di associarle alle relative informazioni, come ad esempio i versamenti contributivi.

L’esigenza di implementare un nuovo sistema delle segnalazioni, come si legge nella Relazione COVIP, è nata dal progressivo ampliamento del fenomeno delle posizioni non alimentate da versamenti, fenomeno che è in primo luogo determinato da iscritti che non versano contributi ad alcuna posizione (in totale, circa 1,7 milioni di individui) e, in parte, anche da posizioni non alimentate perché fanno capo a soggetti che sono titolari anche di altre posizioni, cui invece versano i propri contributi.

Venendo ai numeri, nel 2017 su 7,249 milioni di iscritti alla previdenza complementare - gli iscritti complessivi alla previdenza complementare sono 7,586 milioni, ma per indisponibilità di dati in questa analisi la Covip ha escluso gli iscritti ai PIP “vecchi” -  solo 5,548 hanno effettuato versamenti al proprio fondo pensione, pari al 76,5% del totale iscritti, per un flusso annuo totale di contributi pari a 14,544 miliardi di euro.

Numero iscritti e ammontare contributi destinati previdenza complementare

Del totale iscritti versanti, il 26% ha versato non più di 1.000 euro (di questi l’11% non è andato oltre 200 euro), il 15,9% si situa tra i 1.000 e 2.000 euro e l’11,8% tra 2.000 e 3.000 euro. Alle classi di versamento successive appartiene un numero via via inferiore di iscritti, ad eccezione della fascia 4.500-5.165 euro, che include il limite di deducibilità fiscale dei contributi pari a 5.164,57 euro, cui appartiene il 6,5% degli iscritti totali.

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Scendendo ancor più nel dettaglio e guardando alle abitudini contributive degli aderenti in base alle diverse forme di previdenza complementare, gli iscritti non versanti sono meno numerosi nei fondi negoziali e nei fondi preesistenti (rispettivamente il 15 e 15,5% del totale di categoria) rispetto a fondi aperti e PIP (rispettivamente, 37 e 30%). I fondi negoziali raccolgono infatti la quota percentuale più elevata di iscritti versanti (2,35 su 2,76 milioni), per un afflusso di 4,8 miliardi di contributi (oltre il 60% rappresentato da TFR).

Sulla raccolta ha finora inciso in maniera poco rilevante il meccanismo di adesione contrattuale che prevede il versamento “minimo” a carico del datore di lavoro e a favore di tutti i lavoratori cui si applica il contratto di riferimento: nel 2017 i contributi contrattuali complessivamente incassati si sono attestati a circa 55 milioni di euro, lo 0,1 % del totale. Tale meccanismo ha influenzato anche i dati sulla contribuzione individuale (sono 830 mila gli aderenti contrattuali ma hanno una contribuzione pro-capite molto modesta): per il 16% degli iscritti ai fondi negoziali la contribuzione non supera 100 euro, mentre il 9% ha versato tra 100 e 500 euro. Nella fascia tra 1.000 e 2.000 euro si concentra il 14,5% degli iscritti, il 18% ha importi compresi tra 2.000 e 3.000 euro e l’11% tra 3.000 e 4.000. Solo il 10% degli iscritti supera 4.000 euro.

Nella classifica per percentuale di iscritti versanti sul totale di categoria i fondi preesistenti occupano invece il secondo posto: 516.710 contribuenti raccolgono risorse per 3,779 miliardi di euro (di cui 1,6 miliardi di TFR). Per questa tipologia di fondi, caratterizzati da una platea più matura e con retribuzioni in media più elevate, il contributo pro-capite è stato in assoluto il più elevato e pari a 7.520 euro. Sulla base della distribuzione dei contributi per classi di importo, il 31% degli iscritti ha una contribuzione compresa tra 3.000 e 5.500 euro, un altro 24% versa tra 5.500 e 10.000 euro e circa il 15% versa importi superiori a 10.000 euro.

Seguono i PIP “nuovi” e i fondi aperti con circa il 70% e il 63% di iscritti versanti e un ammontare di contributi raccolti rispettivamente pari a 4,1 e 1,9 miliardi di euro, dei quali solo 657 e 550 milioni sono quote di TFR. Il 22% degli iscritti ai fondi aperti e il 29% ai PIP non versa più di 1.000 euro. Nei fondi aperti il 16,5% contribuisce tra 1.000 e 2.000 euro e l’8% tra 2.000 e 3.000 euro (percentuali simili si registrano nei PIP). In entrambe le forme pensionistiche, gli iscritti che superano 3.000 euro sono rispettivamente pari al 16% e al 14%. La classe con versamenti compresi tra 4.500 e 5.165 euro pesa il 6,9% nei fondi aperti e l’8,8% nei PIP.

In ogni caso, va precisato che la contribuzione individuale dipende da un’ampia gamma di fattori come, ad esempio, le caratteristiche socio-demografiche, la condizione professionale, l’area geografica di appartenenza. Se si considerano il genere e l’età, la contribuzione media è più elevata per i maschi (circa 2.740 euro contro i 2.200 euro delle femmine) e tende a crescere all’aumentare dell’età, a prescindere dal sesso (circa 3.400 oltre i 60 anni di età).

Analizzando le abitudini contributive secondo la condizione professionale, emerge che il 45% dei lavoratori autonomi e il 16% dei lavoratori dipendenti non versa contributi, mentre tra gli altri iscritti la quota di non versanti si attesta al 41%. Tra i lavoratori dipendenti, il 27% versa non più di 1.000 euro; di questi, circa il 9% contribuisce con somme inferiori a 100 euro; per i lavoratori autonomi, la classe più numerosa è quella che include il limite massimo di deducibilità fiscale: circa il 12% degli iscritti versa tra 4.500 e 5.165 euro; infine per la categoria degli altri iscritti, i versamenti sono più concentrati nella fascia al di sotto di 1.000 euro (31%).

Dal punto di vista della distribuzione regionale, infine, la Lombardia e il Lazio si caratterizzano per una contribuzione media piuttosto elevata, rispettivamente pari a circa 3.200 e 3.000 euro pro capite. In entrambe le regioni la concentrazione di iscritti ai fondi preesistenti, per i quali - come abbiamo visto - le retribuzioni sono più elevate, è maggiore rispetto alle altre forme pensionistiche complementari. Altre Regioni del Nord Italia come Piemonte, Emilia-Romagna e Friuli Venezia-Giulia registrano contributi medi significativi, tra 2.500 e 2.900 euro pro capite, mentre in tutte le regioni meridionali si riscontra una contribuzione media inferiore a 2.000 euro.

Michaela Camilleri, Area Previdenza e Finanza Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

5/7/2018

 
 

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