Fondi pensione, la crisi del debito sovrano euro è solo un lontano ricordo

Sono passati sei anni dalla crisi che tanto ha fatto temere la zona euro nell'estate del 2011: quali gli effetti sull'andamento di fondi pensione aperti e negoziali?

Leo Campagna

Giugno 2011. La crisi del debito della Grecia, scoppiata nel 2009, ha già contagiato l’Irlanda e il Portogallo e comincia a coinvolgere l’Italia e la Spagna. In pochi mesi il fenomeno diventa critico con forti turbolenze anche sui mercati finanziari, con pesanti perdite nei portafogli anche dei fondi pensione. In cinque mesi, tra il 30 giugno 2011 e il 30 novembre 2011, i fondi pensione aperti registrano una perdita media del 4,4% e quelli negoziali un calo medio del 2,8%. Al contrario, il TFR netto riesce, nello stesso arco di tempo, a mettere a segno un apprezzamento del +1,3%.

Ebbene, a distanza di sei anni (per la precisione dal 30/6/2011 al 30/4/2017), questa ampia forbice non solo si è capovolta, ma mostra divergenze molto marcate a favore dei prodotti previdenziali. Infatti, mentre il TFR netto non è andato oltre un +12,2%, i fondi pensione aperti vantano un guadagno medio del +29,1% e i fondi pensione negoziali un rialzo medio del +29,5%: di fatto, i fondi pensione hanno registrato una performance media pari a 2,5 volte quella del TFR. Da notare come tale andamento sia valido anche relativamente agli ultimi 5 anni, agli ultimi tre anni e agli ultimi 12 mesi. In particolare, negli ultimi 5 anni, a fronte di un +8,8% del TFR netto, i fondi pensione hanno contabilizzato un apprezzamento medio della quota del +27,4% e i fondi pensione negoziali del +26,1%. Negli ultimi tre anni, invece, i fondi pensione aperti hanno espresso un guadagno medio del +11,5% e i fondi pensione negoziali del +11,6%, mentre il TFR netto non è andato oltre il +4,8%. Infine, negli ultimi 12 mesi, se il TFR ha segnato un +2,3%, i fondi pensione aperti hanno mostrato un rialzo medio del +4,2% e i fondi pensione negoziali del +3,9%.

In pratica, a distanza di sei anni, si può affermare che i fondi pensione, sia aperti che negoziali, hanno definitivamente archiviato la pratica del debito sovrano della zona euro che tanto aveva fatto temere nell’estate di sei anni fa.

3/7/2017

 
 

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