La spesa pubblica per protezione sociale: Veneto e Sicilia a confronto

Cosa emerge dalla regionalizzazione del bilancio del sistema previdenziale italiano? Sicilia e Veneto a confronto in un'analisi utile a cogliere la disomogeneità della spesa pubblica per il welfare e, quindi, l'importanza di provvedimenti legislativi capaci di rispettare le peculiarità e le criticità di ciascuna Regione 

Alberto Brambilla

Nelle attività di monitoraggio della spesa pubblica per welfare, particolare importanza, data la grande disomogeneità territoriale, riveste l’analisi dei bilanci per la protezione sociale scomposti per ogni singola Regione. Spesso, infatti, le politiche dei governi hanno operato come se tutte le regioni avessero problematiche simili; invece, le regioni italiane presentano situazioni che per loro natura non possono essere risolte tutte in modo uguale. Ma per operare politiche “tailor made” occorre non avere pregiudizi ideologici e soprattutto conoscere i dati sociali e di contabilità.

Per avere una “fotografia” immediata delle singole situazioni, Itinerari previdenziali ha messo a punto due indicatori sintetici della situazione contabile di ogni singola regione e nazionale: il primo, definito “tasso di copertura”, rapporta le entrate da contributi sociali con le spese per prestazioni pensionistiche e assistenziali; il secondo, il  “tasso di copertura generale”, misura invece il rapporto tra tutte le entrate contributive e fiscali dirette e l’insieme delle spese per pensioni, sanità, welfare enti locali e assistenza sociale. Nelle schede prodotte, oltre ai risultati in termini assoluti dei singoli bilanci regionali, sono dunque forniti i due indicatori assieme alle variabili economiche correlate e, disponendo di un’ampia serie storica (dal 1980 al 2015), l’analisi di 36 anni di storia italiana attraverso il “filmato” dello sviluppo dei  due indicatori, dei bilanci per regione e dei saldi contabili in moneta 2015.

La spesa per pensioni e assistenza in Sicilia e Veneto nel raffronto con i dati nazionali

La prima scheda riguarda due regioni simili per numero di abitanti, il Veneto e la Sicilia. La tabella 1 parte con l’analisi delle prestazioni assistenziali perché esiste una correlazione diretta tra saldi negativi e numerosità delle prestazioni assistenziali che, poiché non sostenute da contribuzione sociale devono essere finanziate con la fiscalità generale regionale, con conseguente aumento della spesa pubblica; peraltro, queste prestazioni non sono soggette a imposizione fiscale.

Tabella 1 - Prestazioni assistenziali al 1/1/2016Tabella 1 - Prestazioni assistenziali al 1/1/2016

Dalla tabella si evidenzia che il numero, e quindi il costo, di assegni sociali, invalidità civili e maggiorazioni sociali è assai più elevato in Sicilia rispetto al Veneto. In Sicilia è in pagamento 1 pensione sociale ogni 37 abitanti contro  i 140 del Veneto e i 70 della media nazionale; il dato è superiore perfino alla media dell'area Sud. Stessa situazione si ha con le invalidità: 1 ogni 43 abitanti, contro i 99 del Veneto e i 65 della media nazionale e con gli assegni di accompagnamento (1 ogni 25 abitanti) Per le integrazioni al minimo e le maggiorazioni sociali sulle pensioni che, in base ai contributi versati, sono di basso importo si ha una prestazione ogni 18 abitanti. Nel complesso, in Sicilia per ogni 100 abitanti ne sono assistiti oltre 20 contro i 13,3 del Veneto e i 16 della media italiana; spesso, il dato siciliano è peggiore della media del Sud.

Passando ora alle prestazioni previdenziali, sostenute da contributi sociali realmente versati (tabella 2), i dati più evidenti sono quelli delle pensioni di anzianità e di invalidità; il primo dato riflette il livello di sviluppo delle attività agricole, industriali e del terziario, che possono garantire carriere lunghe e continuative, mentre le invalidità previdenziali che, fino agli anni Novanta, erano concesse anche per motivi sociali e di mancato sviluppo di determinate aree, confermano il mancato sviluppo dell'area in cui sono più numerose. In Veneto abbiamo una pensione di anzianità ogni 8,65 abitanti mentre in Sicilia ogni 18,55; in Veneto 1 invalidità ogni 81 abitanti, in Sicilia ogni 41,6. Il Veneto prevale anche per le pensioni di vecchiaia. Da segnalare che la quasi totalità delle pensioni di vecchiaia in Sicilia sono integrate al minimo o beneficiano di maggiorazione sociale contro circa la metà di quelle pagate in Veneto. Simile invece la distribuzione delle pensioni ai superstiti che, tuttavia, nel caso del Veneto derivano prevalentemente da pensioni di anzianità, mentre per la Sicilia da vecchiaia integrata o invalidità che determinano l'alto numero di maggiorazioni sociali, di social card e quattordicesime mensilità.

Tabella 2 - Prestazioni previdenziali al 31/12/2015

Il Bilancio previdenziale e tassi di copertura in Sicilia e Veneto nel raffronto con i dati nazionali

Considerando le uscite totali relative alle prestazioni assistenziali e previdenziali di Inps, casse privatizzate dei liberi professionisti e le gestioni dei dipendenti pubblici (ex Inpdap, confluita in Inps) e le entrate contributive totali, otteniamo due dati: il saldo del bilancio regionalizzato e il tasso di copertura (tabella 3). La Sicilia evidenzia una contribuzione relativa al settore privato INPS molto modesta e che riesce a finanziare meno del 45% della spesa. Rispetto al Veneto, il differenziale è altissimo (quasi 14 miliardi di entrate in Veneto, 4,45 mld in Sicilia). La contribuzione per i dipendenti pubblici è invece più elevata rispetto al Veneto, il che riflette la maggiore presenza di questa categoria in rapporto alla popolazione (sotto organico al Nord e sovra organico al Sud).

Il saldo previdenziale relativo al 2014 evidenzia un deficit di circa 1,6 miliardi per il Veneto e ben 6,6 miliardi in Sicilia. Il tasso di copertura (cioè quanto i contributi versati pagano le prestazioni) è pari al 91,49% per il Veneto e solo al 55,9% per la Sicilia. Il dato siciliano è inferiore alla media nazionale e anche a quella del Sud, il che deve far riflettere anche perché, come abbiamo visto, la situazione è critica da troppo tempo (tabella 5, serie storica dal 1980 al 2015).     

Tabella 3 - Bilancio previdenziale e tassi di copertura regionalizzato 2014 Bilancio previdenziale e tassi di copertura regionalizzato 2014

Il Bilancio regionalizzato del welfare in Sicilia e Veneto nel raffronto con i dati nazionali 

La tabella 4 ci porta al risultato più importante e cioè al saldo e al tasso di copertura del bilancio regionalizzato del welfare. Per ottenere questo risultato abbiamo sommato tutte le entrate contributive, l'Irpef e l'Irap (le due imposte che finanziano assistenza e sanità) e le abbiamo comparate con tutte le uscite per protezione sociale (pensioni, assistenza, sanità, welfare erogato dagli enti locali, invalidità e pensioni di guerra). Il risultato porta un notevole miglioramento per entrambe le regioni: il Veneto passa dal 91,49% al 115,43% evidenziando un surplus che lo Stato utilizzerà per finanziare le regioni in deficit, mentre la Sicilia passa dal 55,9% al 64,8%. Si ricorda peraltro che il disavanzo della Sicilia è finanziato dalla fiscalità generale, nonostante l'isola si tenga il 100% dell'Irpef prodotta in quanto regione a statuto speciale. 

Tabella 4 - Bilancio Regionalizzato del welfare 2014

      Bilancio Regionalizzato del welfare 2014

Serie storica dei tassi di copertura e i dati di correlazione in Sicilia e Veneto nel raffronto con i dati nazionali

Se analizziamo la serie storica dei tassi di copertura previdenziali calcolati sulle serie Inps (l’unico Istituto ad avere serie comparabili dal 1980), risulta che, a livello Italia, per ogni 100 euro di prestazioni le contribuzioni passano dagli 84 euro medi incassati nel triennio 1980-1982 ai 72,83 euro medi, nel triennio 2001-2003, per arrivare ai 76,19 del 2015. Analizzando il dato per macroaree si rileva che il Nord perde oltre 8 punti percentuali, passando dal 94,93% del 1981 all’86,68% del 2015, trascinato dalle regioni che risentono della maturazione di pensioni con nastri contributivi di 35 e più anni e della crisi industriale in Piemonte e Liguria. (tabella 5)

Tabella 5 - Serie storica dei tassi di copertura

  Serie storica dei tassi di copertura

Anche il Centro perde quasi 7 punti (77,25%), mentre il Sud aumenta la copertura delle prestazioni per oltre 5 punti arrivando al 51,33% per l’effetto combinato dell’aumento delle entrate e della riduzione delle uscite (migliorano tutte le regioni, a eccezione della Campania). L’ultimo dato riguarda i saldi tra entrate e uscite degli anni dal 1980 al 2015 calcolati in moneta 2015 che sono stati finanziati con l’emissione di titoli di Stato, aumentando così il debito pubblico. Considerando che i primi disavanzi si sono manifestati in modo modesto nel 1979, per il Veneto, il debito cumulato nel periodo è pari a circa 5,2 miliardi di euro, mentre per la Sicilia si arriva a quasi 192 miliardi. Considerando anche gli interessi pagati ogni anno sul debito, il passivo delle due regioni passa rispettivamente a 13 e 323 miliardi. 

Il pesante deficit strutturale della Sicilia e i bassi tassi di copertura trovano una spiegazione nei cosiddetti dati di correlazione. Nei punti precedenti è apparsa chiara la correlazione diretta tra numerosità delle prestazioni assistenziali e deficit di bilancio (più assistenza uguale a maggiore deficit); la stessa conclusione si verifica con la correlazione diretta tra evasione fiscale e lavoro sommerso che hanno pesanti ripercussioni su tutti gli indicatori: Pil, tassi di occupazione, livelli di disoccupazione, indici di povertà e spesa pubblica. La tabella 6 evidenzia che la Sicilia ha un modesto livello di Pil complessivo, pari a circa il 50% pro capite di quello del Veneto, ma i consumi siciliani sono inferiori rispetto al Veneto solo del 25% e superiori al Pil prodotto. Considerando i livelli di sommerso e sommerso più attività criminali (più che doppi quelli siciliani rispetto al Veneto), è probabile che anche una parte dei consumi avvenga attraverso canali irregolari. In conclusione, un Veneto che si situa tra le regioni più sviluppate a livello europeo e una Sicilia (una delle regioni più belle e attraenti d’Italia) che senza un cambio di rotta (in 36 anni si è rivelato inutile barattare assistenza contro sviluppo) difficilmente potrà sfruttare tutte le potenzialità di cui dispone.

Tabella 6 - Dati di correlazione

         

Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

19/12/2017

 

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