La pensione ai superstiti dei liberi professionisti: la Cassa dei Dottori Commercialisti

Così come l'INPS, anche le Casse privatizzate dei liberi professionisti erogano prestazioni ai superstiti in caso di morte dei loro assicurati: approfondiamo il caso dei Dottori Commercialisti

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Così come per i lavoratori dipendenti e autonomi, anche le Casse privatizzate dei liberi professionisti erogano in favore dei superstiti legittimi dei propri iscritti prestazioni in caso di morte dei loro assicurati.

Il trattamento è comunque distinto in base al fatto che l’iscritto deceduto fosse già pensionato (pensione di reversibilità) o ancora in attività lavorativa (pensione indiretta). I requisiti minimi richiesti variano a seconda dell’Ente di appartenenza. In linea generale, la disciplina delle pensioni ai superstiti per i liberi professionisti rispecchia per molti aspetti la normativa delle gestioni pubbliche INPS, d’altro canto le regole dideterminazione dell’importo seguono il sistema di calcolo della pensione dell’assicurazione obbligatoria di riferimento.

Vediamo nel dettaglio, come esempio, le caratteristiche delle pensioni ai superstiti dei Dottori Commercialisti erogate dall’Ente di appartenenza (Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Dottori Commercialisti).

La pensione ai superstiti dei Dottori Commercialisti - Dai dati di bilancio relativi all’anno 2015, del totale dei pensionati della Cassa 6.987, il 30,4% risulta essere corrisposto per pensioni indirette e di reversibilità.

I requisiti -  La pensione indiretta e di reversibilità è corrisposta ai superstiti (coniuge, finché mantiene lo stato vedovile, figli minorenni o maggiorenni studenti fino a 26 anni se in corso legale di studi e maggiorenni inabile a proficuo lavoro) dell’iscritto/pensionato deceduto. In particolare la pensione indiretta spetta in presenza dei seguenti requisiti:

Quanto spetta - Per quanto concerne la misura della pensione, le proporzioni da riferire al trattamento sono le seguenti:

  • 60% al coniuge;
  • 20% a ogni figlio in presenza del coniuge. In caso di due o più figli viene ripartito il 40% in parti uguali;
  • 60% a un solo figlio;
  • 80% in caso di due figli soli ripartito a metà;
  • 100% in caso di tre o più figli suddiviso in parti uguali.

In ogni caso l’importo totale non può superare il 100% della pensione diretta che sarebbe spettata al professionista deceduto. La pensione decorre dal primo giorno del mese successivo la data del decesso.

Nel caso in cui l’anzianità di iscrizione e contribuzione non dia titolo ai superstiti al riconoscimento della pensione indiretta, o comunque non vi siano soggetti destinatari di tale trattamento pensionistico, i contributi soggettivi versati verranno restituiti agli eredi. 

Se coloro che chiedono la restituzione oltre a essere eredi siano anche “superstiti” e la somma spettante a titolo di restituzione, maggiorata degli interessi, non raggiunga l’importo di Euro 6.000, la Cassa provvede a integrare la restituzione fino a tale importo.

Va detto che qualora il pensionato abbia proseguito l’esercizio dell’attività professionale per i successivi cinque anni dopo l’attribuzione della pensione diretta spetta ai superstiti su domanda la liquidazione del supplemento contributivo a decorrere dal primo giorno del mese successivo al decesso.

Nel caso in cui il de cuius non abbia contribuito per almeno un quinquennio la contribuzione soggettiva viene restituita.

Infine, anche i superstiti del professionista deceduto cancellato dalla Cassa con periodi contributivi attivi, hanno diritto alla pensione indiretta purché:

  • se iscritto prima del 2004 e cessato dall’iscrizione alla Cassa abbia maturato almeno 25 anni di contribuzione senza aver compiuto 70 anni di età anagrafica;

oppure

  • se iscritto dal 2004 e cessato dall’iscrizione alla Cassa abbia maturato almeno 5 anni di contribuzione senza aver compiuta 62 anni di età anagrafica, hanno diritto alla pensione indiretta.

Il sistema di calcolo della pensione segue le regole delle comuni pensioni di vecchiaia erogate dall’Ente. In particolare, le pensioni liquidate sono calcolate con il metodo retributivo per le annualità fino al 31 dicembre 2003 e con il metodo contributivo per quelle maturate dalll’1 gennaio 2004.

Prendiamo ad esempio Mario Rossi, 51 anni, sposato e con due figli a carico, iscritto alla Cassa dei Dottori Commercialisti da oltre 20 anni. In caso di morte a sua moglie andrebbe il 60% della quota consolidata per i contributi accreditati della pensione di vecchiaia, mentre ai figli il 20% ciascuno. La copertura sul reddito in questo caso sarebbe del 22,53%.

Nel secondo esempio, in caso di morte di Luca Verdi 40 anni, separato e con un figlio a carico, la copertura sul reddito sarebbe di solo il 4,15%. La rendita annua, calcolata in base alla quota consolidata (interamente contributiva), spettante all’unico figlio è di 1.866 Euro.

È pertanto evidente che tale prestazione, se si è in possesso di pochi anni di contribuzione, risulta essere certamente insufficiente vista la gravità dell’evento. Va tenuto presente inoltre che la quota di pensione retributiva, per le Casse che mantengono tale sistema di calcolo, è proporzionalmente integrata al trattamento minimo vigente alla data di decorrenza del trattamento pensionistico, mentre la quota di pensione contributiva non è adeguata ad alcun trattamento minimo. Nello specifico, per la Cassa dei commercialisti, l’importo della base pensionistica per la determinazione delle quote di pensione indiretta da riconoscere ai superstiti non può essere inferiore al 70% della pensione minima. Inoltre, così come per i lavoratori autonomi in genere, anche per i liberi professionisti non è ovviamente presente in caso di morte la copertura INAIL.

3/2/2017

 
 

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