Pensione, non prima dei 67 anni: il punto sul dibattito sull'età pensionabile

Età pensionabile, l'adeguamento demografico sarà più veloce dal 2019: stando agli ultimi dati Istat, i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia saliranno nel 2019 di almeno 5 mesi (dagli attuali 66 anni e 7 mesi a 67 anni)

Leonardo Comegna

Cattive notizie per i lavoratori ancora in attività. Stando agli scenari demografici Istat, i requisiti per la pensione di vecchiaia nel 2019 saliranno di 5 mesi: dagli attuali 66 anni e 7 mesi a 67 anni. Dai dati dell’Istituto di statistica, infatti, dipendono i due stabilizzatori automatici della nostra spesa pensionistica: i coefficienti di trasformazione del montante contributivo (utilizzati per il calcolo delle nuove pensioni) e l’adeguamento dei requisiti di età sulla base della variazione triennale (biennale dal 2019) della speranza di vita a 65 anni.  Adeguamento che  colpirà in particolare le donne, le quali  già dall'1 gennaio 2018 vedranno scattare l'ultimo gradino previsto dalla riforma  Fornero, che aggancerà l'età a quella degli uomini. Insomma, nel prossimo biennio l'incremento potrebbe essere di ben un anno e 5 mesi. Questo, in estrema sintesi, lo scenario tratteggiato dal  presidente dell’ente, Giorgio Alleva, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione Affari costituzionali della Camera, dove sono all’esame due disegni di legge nella prospettiva di una maggiore equità del nostro sistema previdenziale.

Lo scenario - Come accennato, il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia nel 2019 salirebbe di altri 3 mesi  (da 2 a 5) , mentre con i successivi adeguamenti, dal 2023 avanzerebbe di 2 mesi ogni biennio. Un percorso destinato a portare le nuove età di pensionamento a 68 anni e 1 mese dal 2031, a 68 e 11 mesi nel 2041 e a 69 anni e 9 mesi dal 2051. Il prossimo aggiornamento entrerà in vigore dal primo gennaio 2019 e sarà costruito sul triennio 2013-2016. La transizione demografica tracciata dall’Istat prevede nei prossimi trent’anni un aumento dell’incidenza della popolazione anziana, che arriverebbe al 34% nel 2051, anno in cui la popolazione in età da lavoro si collocherebbe attorno al 54%. A causa della denatalità la popolazione scenderebbe dai 60,7 milioni del 2016 a 58,6 tra il 2025 e il 2045, e scenderebbe di altri 4,9 milioni tra il 2045 e il 2065. Se lo scenario sarà confermato, a salire saranno anche i requisiti per la pensione anticipata (l’ex anzianità), per cui dal 2019 sarà necessario raggiungere  un totale di 43 anni e 3 mesi di contributi per gli uomini (contro i 42 anni e 10 mesi attuali) e 42 anni e 3 mesi per le donne (contro i 41 anni e 10 mesi attuali). E per i precoci si passerà dagli attuali 41 anni di contributi a 41 anni e 5 mesi. In generale, comunque, lo slittamento di 5 mesi interesserà tutte le prestazioni erogate dall'Inps e ancorate a un requisito anagrafico, in ossequio ai principiali generali in materia di adeguamento alla stima di vita. Si salvano solo i lavoratori con attività usuranti, i quali da quest'anno si sono assicurati il congelamento degli adeguamenti sino al 2026. 

L’adeguamento periodico - Dal momento che si vive più a lungo, occorre andare in pensione più tardi. E’ questa la filosofia di base che ha ispirato la legge (n. 122 del 2010), con  la quale è stato deciso che i requisiti anagrafici dovranno nel tempo fare riferimento all’incremento della speranza di vita. La manovra economica dell’estate 2011 ha anticipato al 2013 (doveva partire dal 2015) tale adeguamento, che avverrà con cadenza  biennale a partire dal 2019. Il lavoro dei tecnici è in corso, ma l’orientamento sembra già definito. Dopo l’estate il Governo dovrà emanare un decreto, il cui meccanismo non lascia margini di discrezionalità. L’età della pensione è legata alla speranza di vita a 65 anni, cioè il tempo che in media resta da vivere una volta superata la boa dei 65. E a parlare chiaro sono i numeri sul tavolo dei tecnici dei Ministeri di Economia e Lavoro, oltre che della Presidenza del Consiglio. La speranza di vita dopo i 65 anni si sta allungando: per gli uomini siamo passati dai 18,6 anni del 2013 ai 19,1 anni del 2016; per le donne da 22 a 22,4 anni. Per questo, l’ipotesi è quella che l’età venga spostata verso l’alto: nel 2019 potrebbe dunque passare dai 66 anni e sette mesi di adesso a 67 anni. Non sarebbe una differenza da poco. E spingerebbe ancora più in alto quei requisiti previdenziali che già adesso fanno dell’Italia uno dei Paesi dove si va in pensione più tardi.

Tutti contro - Lavorare a un rinvio strutturale dell’adeguamento dell’età di pensionamento. E’ questo l’appello che i presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, girano a Governo e Parlamento nel tentativo di scongiurare l’aumento automatico dell’età pensionabile, definito “inconcepibile oltre che irragionevole”. Tra l’altro, concludono i due presidenti di Commissione, l’Italia rappresenta un caso anomalo. In Austria - dice Damiano - gli uomini vanno in pensione a 65 anni e le donne a 60. In Belgio gli uomini a 65 anni e le donne con pensione anticipata. In Danimarca, entrambi a 65 anni. Sono di fatto in corso anche dei processi di “adeguamento” come in Germania, dove si arriverà a 67 anni, ma nel lontano 2029.

Contrario, ma con diversa motivazione, anche il presidente dell’Inps, Tito Boeri, il quale ritiene che il superamento di questo adeguamento automatico  non farebbe altro che far salire la spesa pensionistica a danno delle future generazioni. C’è poco da fare. Entrare in tarda età nel mondo del lavoro con attività precarie e frammentarie non può far certamente sperare in una pensione decorosa.  Le scelte finali avverranno in autunno, quando si dovrà mettere mano alla manovra economica (Legge di Bilancio 2018) e quando, in assenza di interventi, i direttori generali del Lavoro e dell’Economia dovranno firmare il provvedimento sull’innalzamento dei  5 mesi. Anche se, in conclusione, vale la pena  sottolineare che la soglia dei 67 anni dovrà comunque essere raggiunta nel 2021, proprio per disposizione della riforma Fornero, a prescindere dall’aspettativa di vita.

                   

Leonardo Comegna

17/7/2017

 
 
 

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