Pensioni, disoccupazione esclusa dalla base di calcolo

Pensioni, anzianità contributiva e percezione dell'indennità di disoccupazione: secondo la Consulta se il requisito è già maturato l'assegno non va ridotto

Leonardo Comegna

Quando si è già raggiunta l’anzianità contributiva richiesta, la percezione dell’indennità di disoccupazione in prossimità del pensionamento non può compromettere l’importo dell’assegno Inps. In alte parole, se il lavoratore ha già maturato il requisito contributivo e sta aspettando solo l'età per lasciare il posto, i periodi figurativi di disoccupazione ricadenti negli ultimi cinque anni possono essere esclusi dalla base di calcolo, se la loro inclusione ne riduce l'importo. Lo ha affermato la Corte Costituzionale nella sentenza n.82/2017, con cui dichiara l'illegittimità della norma che stabilisce il periodo temporale di ricerca della retribuzione pensionabile  (art. 3, comma 8, della legge n. 292/1982). La norma non è conforme ad alcuni principi contenuti nella Carta (art. 36, comma 1, e art. 38, comma 2).

La questione - L’intervento del Giudice delle Leggi  prende le mosse da un contenzioso tra l'Inps e un lavoratore, riguardo appunto alla modalità di determinazione della retribuzione pensionabile, ossia  la base di calcolo dell'importo della pensione. Poiché la base pensionabile tiene conto dell'ultimo periodo di contribuzione, l’eventuale presenza dei periodi di disoccupazione accreditati figurativamente riducono la retribuzione pensionabile di riferimento, così che l'importo della pensione subisce di conseguenza un riflesso negativo.  Ciò che appare quantomeno strano, è il fatto di incassare una pensione più bassa, rispetto all'ipotesi in cui il lavoratore decidesse di non percepire l’indennità di disoccupazione. Il Tribunale di Ravenna (giudice del lavoro) intravedendo in ciò una situazione in contrasto con il principio di ragionevolezza ha rimesso la questione alla Corte di Costituzionale. Il Tribunale, infatti, ha dubitato della legittimità della suddetta norma (art. 3, comma 8, della legge n. 297/1982) «nella parte in cui non prevede il diritto alla neutralizzazione dei periodi di contribuzione per disoccupazione nei limiti del quinquennio e dei contributi obbligatori, dei contributi per disoccupazione e dei contributi per integrazione salariale anche oltre il limite del quinquennio sempre che, nell'uno e nell'altro caso, gli stessi periodi contributivi non siano necessari per l'integrazione del diritto a pensione».

La neutralizzazione - Il principio della neutralizzazione è già stato applicato in passato in caso di prosecuzione volontaria (sentenza 307/1989), di retribuzione dell’ultimo periodo notevolmente inferiore a quella precedente (sentenza 264/1994), di contribuzione figurativa per integrazione salariale (sentenza 388/1995). Un principio, peraltro, che risulta già consolidato nella giurisprudenza di legittimità, la quale ribadisce che ogni forma di contribuzione, sopravvenuta rispetto al maturare dell'anzianità assicurativa e contributiva minima, deve essere esclusa dal computo della base pensionabile, ove tale apporto produca un risultato meno favorevole per l'assicurato. In sostanza, la neutralizzazione può operare in qualunque situazione, eccetto per i periodi di contribuzione che concorrono a integrare il requisito richiesto per l'accesso alla pensione.

18/4/2017

 
 
 

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