Pensioni e contribuzione: tutto sulle aliquote per il 2017

Quanto ci “costerà” la pensione nel 2017? Tutto quello che occorre sapere sulle aliquote contributive: di cosa si tratta, le differenze tra lavoratori autonomi e dipendenti e le novità per l’anno in corso

Mara Guarino - @MaraGuarino

Vi siete mai chiesti quanto “vi costa” ogni anno la pensione? Premessa indispensabile a farsi è che nel momento in cui si inizia un’attività lavorativa di qualunque tipo, vige in Italia l’obbligo di iscriversi a un ente pensionistico-previdenziale cui versare, con cadenze e modalità diverse secondo quanto disposto dalla legge e dall’ente stesso, parte della propria retribuzione o del proprio reddito: a determinare tali somme – che hanno il fondamentale compito di concorrere a finanziare il programma previdenziale e assicurare all’iscritto la propria pensione, così come altre prestazioni utili a tutelarsi in condizioni particolari o di difficoltà (maternità, malattia, invalidità, etc) – sono per l’appunto le cosiddette aliquote contributive. Semplificando, le aliquote contributive si possono quindi definire come quelle percentuali che devono essere applicate a reddito e/o retribuzione per determinare la misura annua del contributo destinato alla previdenza obbligatoria.

Come si determina l’aliquota contributiva? Non tutti contribuiscono ovviamente nella stessa misura e, quindi, l’aliquota contributiva non è identica per tutti gli iscritti, ma dipende semmai da molteplici fattori, non ultimo il tipo di lavoro svolto dall’assicurato (subordinato, autonomo, parasubordinato) o, ancora, ad esempio, dalla Cassa di riferimento per quel che riguarda i liberi professionisti iscritti a un Albo professionale.  Per ciascun settore di attività, vengono dunque definiti gli importi e le prestazioni che devono essere finanziate con un contributo obbligatorio.

Altro elemento da non sottovalutare è poi ovviamente l’evoluzione delle aliquote contributive nel tempo: con qualche eccezione, negli ultimi anni (e non solo), gli interventi del governo in materia si sono infatti tradotti per lo più in incrementi delle aliquote contributive finalizzati al mantenimento dell’equilibrio del sistema pensionistico italiano, per quanto spesso penalizzanti in termini di costo del lavoro, produttività e competitività del Paese. Quali quindi gli scenari per il 2017?

Le aliquote contributive per il 2017 – Anno nuovo, contributi nuovi? Non esattamente. Per il 2017 hanno di fatto subito variazioni le sole aliquote per lavoratori autonomi e parasubordinati. Di artigiani e commercianti si era infatti occupata la riforma Monti-Fornero, prevendo un aumento progressivo dello 0,45% a partire dal 2013, sino a raggiungere quota 24% nel 2018. Ciò significa che nel 2017 gli artigiani dovranno applicare il 23,55% sul reddito d'impresa fino a 46.123 euro e il 24,55% sulla quota di reddito compreso tra 46.124 e 76.872 euro (massimale imponibile per il 2017).  Per i commercianti, la cui aliquota anche per il 2017 è maggiorata di uno 0,09% destinato al fondo per la razionalizzazione della rete commerciale (per favorire la cosiddetta rottamazione negozi), si dovrà invece applicare il 23,64% sulla fascia di reddito sino a 46.123 euro e il 24,64% sulla quota compresa tra 46.123 e 76.872 euro.

Per quel che riguarda i lavoratori parasubordinati, l’aumento è pari a un punto percentuale: sale infatti al 32,72% l’aliquota dovuta dai soggetti non iscritti a un altro fondo previdenziale obbligatoria (né titolari di pensione), mentre resta stabile al 24% l’aliquota prevista per quanti già iscritti ad altro fondo o già titolari di pensione. In particolare, la contribuzione – dovuta entro il massimale imponibile di 103.324,000 euro per i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 2015 – sarà per i 2/3 a carico del committente e per 1/3 a carico del lavoratore (55% e 45% nel caso di associati in partecipazione).  Dopo gli “sconti” dell’ultimo triennio, cala invece al 25,72% l’aliquota contributiva dei cosiddetti free-lance: il contributo, interamente a carico del titolare della Partita Iva, potrà essere in ogni caso recuperato in fattura in una misura pari al 4%.

Nessuna grande novità in arrivo, infine, per i lavoratori dipendenti, la cui aliquota resta stabile al 33% (23,81% a carico dell’azienda e 9,19 a carico del dipendente), valore che, del resto, è già valso lo scorso anno all’Italia il primato del “peso contributivo” dell’area Ocse: sola eccezione la quota a carico del dipendente, che sale al 10,19% nel caso di retribuzioni mensili superiori ai 3.844 euro.  

Aliquote contributive 2017

10/4/2017

 
 

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