Riforma della previdenza 2020 in Svizzera

Il 24 settembre del 2017 il popolo svizzero sarà chiamato a votare sulla riforma della previdenza 2020: secondo il governo, la riforma adeguerà la previdenza per la vecchiaia alle nuove esigenze della popolazione e a quelle imposte dall’evoluzione sociale

Matteo Bosco

La previdenza per la vecchiaia è il ramo più importante della sicurezza sociale svizzera. La sua stabilità finanziaria è minacciata dai cambiamenti demografici evidenti in tutti i Paesi cosiddetti avanzati: la speranza di vita allungata, la diminuzione delle nascite e il pensionamento della generazione del baby-boom. I tassi d’interesse estremamente bassi e negativi per quanto riguarda gli investimenti monetari in franchi svizzeri rendono un intervento urgente, oltre che necessario, al fine di ristabilirne l’equilibrio per il prossimo decennio.

Il sistema pensionistico svizzero è stato istituito nel 1925, ha versato le prime rendite di anzianità nel 1948 dall’AVS, ovvero il cosiddetto primo pilastro. E’ stato gradualmente aggiornato per ben 10 volte ed è stato completato, rendendo obbligatoria la previdenza complementare professionale già dal 1985 – secondo pilastro - e, successivamente, introducendo il terzo pilastro totalmente privato, facoltativo e altrettanto agevolato fiscalmente. Tutto ciò ha portato la capitalizzazione del sistema al 123% del Prodotto Interno Lordo con un sistema misto di contribuzioni e prestazioni definite equilibrato, secondo le stime dell’OECD nel Pension Market in Focus 2016.

L’ultima revisione di grande portata risale però a 20 anni fa. Malgrado rimanga tra i sistemi previdenziali più solidi, l’Overall Index Value mostra un calo dal 73.9 del 2014 al 68.6, come pubblicato in ottobre 2016 nel rapporto Melbourne Mercer Global Pension Index curato dall’Australian Centre for Financial Studies. Nel gruppo di Paesi con il sistema più solido - tutti indeboliti. salvo l’Olanda - il sistema svizzero è quello che è peggiorato maggiormente.

Di fatti, già nel mese di novembre 2012 il Governo Svizzero aveva incaricato il dipartimento dell’interno di preparare una riforma volta a mantenere il livello delle prestazioni di vecchiaia del primo e del secondo pilastro, a garantire il consolidamento finanziario dei sistemi pensionistici e a mantenere il controllo dei costi delle prestazioni complementari. Dopo lunghi dibattiti e negoziazioni, il 16 marzo del 2017 la riforma proposta dal Governo è stata approvata di strettissima misura da entrambe le camere del Parlamento Svizzero, tanto che il Ministro dell’Interno responsabile a fine votazioni si è alzato in silenzio per testimoniare il suo profondo rispetto per il compromesso raggiunto dopo tanti anni di tentativi non riusciti.  

In sintesi e semplificando, la riforma, che verrà votata dal popolo svizzero a settembre 2017, fissa un’età uniforme di 65 anni, che costituisce il punto di riferimento per il pensionamento flessibile tra il 62° e il 70° anno d’età in cui la rendita verrà versata senza deduzioni né supplementi. Per le donne, verrà aumentata progressivamente dagli attuali 64 a 65 anni tra il 2018 e il 2021. Inoltre, le nuove rendite dell’AVS, che oggi variano da un minimo di 1.170 a un massimo di 2.340 franchi al mese, verranno aumentate di 70 franchi al mese. Tra le varie misure per far fronte a questi aggiornamenti e stabilizzare l’AVS fino alla fine del prossimo decennio, la riforma prevede che i contributi salariali verranno aumentati, per la prima volta da oltre 40 anni, di un modesto 0,3% e che all’AVS saranno versati i proventi dall’aumento dell’IVA dall’8 all’8.3%.

Infine, nella previdenza professionale obbligatori, l’aliquota minima di conversione delle nuove rendite verrà gradualmente ridotta dall’attuale 6,8 al 6,0%.

Secondo il Governo, la riforma adeguerà la previdenza per la vecchiaia alle esigenze della popolazione e dell’evoluzione sociale. Essa consentirà il pensionamento flessibile e progressivo tra i 62 e i 70 anni e permetterà di colmare lacune nella previdenza delle persone con redditi modesti, che sono principalmente donne. E le persone che perdono il lavoro dipendente dopo i 58 anni saranno protette meglio nella previdenza professionale.

Dopo 20 anni senza revisioni di ampia portata, per entrambi Governo e Parlamento è urgentemente necessaria una riforma della previdenza per la vecchiaia. Una previdenza stabile viene ritenuta infatti un presupposto fondamentale per lo sviluppo sociale ed economico del Paese.

Matteo Bosco

4/8/2017

 

 
 
 

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