Forme sanitarie integrative: per scrivere nuove regole è fondamentale anzitutto conoscere quelle vecchie...

Complici le difficoltà crescenti del SSN, si è riacceso nelle ultime settimane il dibattito sul ruolo della sanità privata e, in particolare, sull'eventualità di una riforma delle forme sanitarie integrative italiane. Fondamentale però, prima di prendere decisioni su un tema tanto delicato, avere piena consapevolezza dello scenario normativo attuale e delle sue possibili evoluzioni  

Marco Vecchietti

Negli ultimi tempi anche a causa delle difficoltà crescenti accusate dal nostro Servizio Sanitario Nazionale è tornata a salire l’attenzione sui Fondi Sanitari o, meglio, sulle Forme Sanitarie Integrative.

Il tema è di fondamentale importanza per il nostro Paese perché può garantire il recupero di ulteriori risorse sempre più necessarie per il sistema sanitario e, al contempo, favorire una collettivizzazione della spesa sanitaria privata che sta scavando differenze profonde tra i cittadini. È essenziale che qualsiasi intervento, in un settore così delicato come quello della salute dei cittadini, venga ben ponderato prendendo conoscenza delle evoluzioni attuative di tale impianto normativo e comprendendo l’effettivo ruolo che già oggi le Forme Sanitarie Integrative svolgono per oltre il 20% dei cittadini italiani.

Le Forme Sanitarie Integrative - Il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502 (Decreto Amato) ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento i Fondi Sanitari come enti destinati a perseguire finalità assistenziali integrative e complementari al Servizio Sanitario Nazionale. Tutti i Fondi - sia quelli istituiti dalle Parti Sociali o dalle Aziende, che poi si avvalgono nella stragrande maggioranza dei casi di polizze assicurative per garantire la sostenibilità dei loro Piani Sanitari, sia quelli istituiti direttamente dalle Compagnie Assicurative per la propria clientela - sono enti che statutariamente non possono perseguire scopi di lucro.

Sulla base di tali evidenze è importante sfatare, quindi, 3 tabù che possono fuorviare chi analizza questo settore, chiarendo che attualmente non esiste alcuna: 1) competizione tra Fondi Sanitari “no profit” e Compagnie Assicurative “for profit”; 2) dicotomia tra Forme Sanitarie Collettive (“secondo pilastro”) e Forme Sanitarie Individuali (“terzo pilastro”) 3) deregolamentazione rispetto alle Polizze Sanitarie.

I Fondi Sanitari, istituiti in particolare dalle parti sociali o dalle aziende, utilizzano quasi sempre Polizze Assicurative per garantire ai propri assistiti il pagamento delle prestazioni oggetto dei propri Piani Sanitari. Le stesse Compagnie Assicurative gestiscono la propria clientela collegata a gruppi omogenei (c.d. “collettive”, ad adesione obbligatoria o individuale) attraverso Fondi Sanitari che esse stesse, proprio in base al d.lgs. 502/92 hanno direttamente costituito. I Fondi Sanitari nel loro complesso, a prescindere da chi li abbia istituiti, rimangono sempre enti no profit; tali enti, peraltro, non operano selezione del rischio perché, tecnicamente, operando in un ambito collettivo, non ne hanno bisogno.

Per quanto concerne invece la presunta dicotomia tra Forme Sanitarie Collettive (“secondo pilastro”) e Forme Sanitarie Individuali (“terzo pilastro”) è essenziale sapere che le Polizze Sanitarie Individuali operano al di fuori del settore dei Fondi Sanitari e, quindi, anche della disciplina del D.lgs. 502. Questo, tuttavia, non vuol dire che si tratti di prodotti deregolamentati, anzi.

Le Polizze Sanitarie, come del resto tutti i prodotti assicurativi, sono soggette a una normativa assolutamente rigorosa e, ben più stringente di quella destinata ai Fondi Sanitari (cfr. Direttive Comunitarie in Materia di Assicurazione, Codice delle Assicurazioni e relativi Regolamenti attuativi). Diversamente da quanto avviene nel settore dei Fondi Sanitari, che ad oggi hanno esclusivamente un mero obbligo di registrazione all’Anagrafe istituita presso il Ministero della Salute, tutte le Compagnie Assicurative sono soggette alla vigilanza e al controllo dell’IVASS. Ne deriva, pertanto, che contrariamente a quanto diffuso nella vulgata corrente è proprio la vigilanza sulle Compagnie che assicura i Fondi Sanitari a rendere attualmente sicura e solida la Sanità Integrativa. Le Polizze Sanitarie Individuali, sono attualmente sottoscritte prevalentemente da tutti quei cittadini che non dispongono di un Fondo Sanitario collegato alla propria occupazione o che necessitano di livelli di copertura superiori a quelli garantiti dal proprio Fondo Sanitario di riferimento. Ai premi pagati direttamente dal cittadino per una Polizza Sanitaria è bene ricordare che, diversamente da quanto avviene per i Fondi Sanitari, non sono mai stati riconosciuti benefici fiscali ma anzi viene applicata una tassa del 2,5% sull’entità di ciascun versamento. Ciò nonostante le prestazioni assicurate dai Fondi Sanitari sono assolutamente identiche a quelle garantite dalle Polizze Individuali.

Per una possibile Riforma della Sanità Integrativa - Una Riforma della Sanità Integrativa dovrebbe dunque tenere in considerazione le seguenti priorità:

  • Effettività delle prestazioni: la diffusione della sanità integrativa non può limitarsi esclusivamente alla dimensione della numerosità degli assistiti ma deve avere come focus le prestazioni sanitarie garantite dalle Forme Sanitarie Integrative
  • Intermediazione della spesa sanitaria privata: la Sanità Integrativa andrebbe riorientata a partire dai bisogni effettivi dei cittadini ampliando il campo di azione delle Forme Sanitarie Integrative all’intero perimetro della spesa sanitaria privata
  • Territorio: se la mission delle Forme Sanitarie è integrativa, non si può prescindere dal rapporto con il Territorio (S.S.R.) nel quale vivono gli assistiti; andrebbe pertanto valutata una declinazione territoriale delle policy assistenziali delle Forme Sanitarie Integrative
  • Nucleo familiare e ciclo di vita: fondamentale recuperare la dimensione del Nucleo Familiare e del ciclo di vita anche per la Sanità Integrativa
  • Flessibilità: inserire elementi di maggiore flessibilità nelle Forme Sanitarie Integrative per consentire agli assistiti di adeguare ai propri bisogni di cura il livello di copertura garantito dai Piani Sanitari collettivi
  • Livellare il campo di gioco: sono sempre più necessarie regole omogenee che disciplinino il settore intervenendo sulle modalità di gestione del rischio, sulla governance, sugli assetti organizzativi, sulle regole bilancistiche e di solvibilità delle Forme Sanitarie Integrative
  • Fiscalità: rimuovere, da un lato, la penalizzazione di natura fiscale che riguarda i versamenti effettuati alle Forme Sanitarie Integrative da parte dei soggetti aventi un reddito diverso da quello di lavoro dipendente perché il Secondo Pilastro in Sanità è un esigenza per tutti; dall'altro, collegare i benefici fiscali alla capacità di intermediazione effettiva della spesa sanitaria da parte delle Forme Sanitarie Integrative. 

Marco Vecchietti, Consigliere Delegato di RBM Assicurazione Salute

31/10/2017

 

 
 

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