Facebook e Assicurazioni, la strana coppia

Sconti sulle assicurazioni auto grazie ai post pubblicati sul profilo Facebook: dimmi che tipo sei e ti dirò che assicurazione avrai? Sì, ma attenzione alla privacy...

Silvia Camassa

“Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità ...“ (Albert Einstein)

E quel giorno sembra ormai arrivato da tempo: sono i social network a svelare la tua personalità.

Lo conferma la recente app inglese Firstcarquote – ideata dalla compagnia di assicurazione -  che intende analizzare i post dei giovani inglesi, per valutarne l’affidabilità alla guida, garantendo possibili sconti sulle assicurazioni auto, fino all’importo di 388 euro in un anno. Cifra appetibile per i giovani inglesi.  ... A loro la scelta!

Si tratta di un vero e proprio scambio: sconto sull’assicurazione auto VS il controllo dei post pubblicati sul proprio profilo! Potremmo dire che il contratto di assicurazione e la valutazione del rischio, verranno stabiliti dalla compagnia e dal profilo Facebook, mentre l’assicurato esce di scena... Per valutare l’affidabilità alla guida la compagnia ha stabilito dei parametri ben precisi, che escludono dalla valutazione le foto del profilo, ma includono le modalità di scrittura dei post.

Quindi, attenzione, prima di lasciare il proprio profilo nelle mani della compagnia di assicurazione è necessario capire:

... che "tipo da Facebook" sei?

  • Il narcisista: ogni post è un elogio alla sua persona;
  • Baby dipendente: il genitore che proprio non può fare a meno di parlare dei propri figli;
  • Il lavoro è tutto: parla sempre e solo di lavoro;
  • Il monologhista: l’obiettivo è quello di scrivere un breve post, per avere ricevere maggiori commenti;
  • Emoticon dipendente: quello dei post dalle mille “faccine”;
  • Il più veloce: scrive un post al minuto!

Nel nostro caso, la compagnia ha stabilito dei parametri che premiano tipi simili al “monologhista”, prediligendo post brevi e precisi. Mentre un tipo emoticon dipendente potrebbe essere poco affidabile alla guida, per l’eccessivo utilizzo della punteggiatura.

Ma, siamo sicuri che il tipo da Facebook, sia il tipo reale?

Talvolta quello che viene pubblicato rappresenta più quello che si vorrebbe essere, rispetto a quello che si è. Si tratta del fenomeno che gli psicologi definiscono autopresentazione, mostrarsi per come si desidera essere visti.

Gli esseri umani dedicano circa il 30-40 % dei loro discorsi a raccontare se stessi; online la percentuale passa all’80%. Questo accade perché sul social si ha la possibilità di razionalizzare le proprie emozioni. Per questa ragione il rischio è quello di applicare sconti per l’affidabilità alla guida, mostrata dall’assicurato sul profilo Facebook, e non per quanto sia effettivamente affidabile nella vita reale. Senza sottovalutare, poi, che quest’applicazione è apparsa discutibile sia dal punto di vista della privacy, che della valutazione psicologica degli utenti.

La Firstcarquote sembra avere il potere di limitare la libertà di espressione dei giovani, pressati proprio da motivi economici. E lo stesso Zuckerberg ha ritenuto opportuno bloccare l’app, proprio per motivi relativi alla violazione della privacy, ritenendo che “i servizi terzi al social non possono usare i dati raccolti per prendere decisioni sull’idoneità delle persone”.

Non solo, la Open Rights Group, che difende i diritti digitali degli utenti della rete, parla di un auto – incoraggiamento all’autocensura, sostenendo che: “Pratiche così intrusive potrebbero portare a scelte contro alcuni gruppi sulla base di pregiudizi legati a razza, genere, religione o sessualità, o perché i loro post in qualche modo li contraddistinguono come non convenzionali. In definitiva questo potrebbe cambiare il modo in cui le persone usano il social media, incoraggiando l’auto – censura in previsione di future decisioni”.

Ma siamo proprio sicuri che nell’ordinamento italiano si tratti solo di un problema di invasione della privacyA ben vedere l’art. 11, lettera d) del Codice della Privacy non ne vieta l’utilizzo, ma lo regola attraverso il principio di proporzionalità del trattamento dei dati personali…

La legge – quindi – lo consente, purché i dati siano trattati in modo pertinente, completo e non eccedente rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati.

Non solo un problema di privacy o di sconto, ma anche di tariffe in materia di RCA! Le compagnie assicurative hanno l’obbligo – a norma dell’art. 131 CAP – di pubblicare il preventivo gratuito personalizzato con l’indicazione precisa del premio di tariffa. A tutela del consumatore, o più genericamente, degli assicurati, il meccanismo posto alla base della determinazione delle tariffe non è del tutto libero.  Si procede con la creazione di gruppi con caratteristiche ampie e omogenee, determinate sulla base di variabili che incidono sulla probabilità di causare sinistri.

Secondo Ania, i parametri tariffari che differenziano il premio prendono in considerazione prima i dati oggettivi riguardanti il veicoloquali ad esempio la potenza e la provincia di immatricolazione e poi i dati soggettivi riguardanti l’assicurato, tra cui l’età e il sesso.

Con la divulgazione della Firstcarquote anche il profilo Facebook contribuirebbe, però, alla determinazione delle tariffe RCA. Il tutto con alcuni punti interrogativi:

  1. L’eventuale variabile del profilo Facebook si sovrappone ad altri parametri già utilizzati dalla compagnia per la determinazione della tariffa?
  2. Qualora non vi fosse una duplicazione, la variabile si potrebbe considerare conforme alle regole di tariffazione dettate dal codice delle assicurazioni private?
  3. E poi, in termini più generali, un’eccessiva personalizzazione della tariffa potrebbe finire per minare il sistema mutualità, fondato sull’obbligo di assicurazione dei veicoli e considerato alla stregua di un’assicurazione sociale dalla recente pronuncia della Corte Costituzionale (ord. 242/2015)? Forse no, premiando i bravi conducenti, ma il tema va vagliato con la necessaria attenzione.

Trattasi, all’evidenza, di problemi da non sottovalutare per il buon funzionamento del settore assicurativo e per la corretta operatività d’impresa.

A ben vedere – posti tutti i dubbi del caso – se veramente l’utilizzo dei social può essere indice dell’atteggiamento dell’interessato nella conduzione del veicolo, perché mai non valersi di tali dati ai fini della concessione di un aumento o di una riduzione di tariffa, qualora l’assicurato scientemente decida di consentire l’accesso a tali informazioni da parte della compagnia?

 

24/1/2017

 
 
 

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