La polizza nell’era del finanziamento a costo zero

Il punto sulle coperture assicurative cui affidarsi all’epoca della crisi e del finanziamento a tasso zero

Francesca Colombo

A quali copertura assicurative affidarsi nell’epoca della crisi e del finanziamento a tasso zero?

Da una parte, come già rimarcato nell'articolo dedicato alla Polizza che assicura l’affitto , la crisi ha comportato un sensibile calo degli acquisti degli immobili e, molto spesso, anche chi poteva essere considerato “benestante” si è trovato costretto ad “abbassare il tiro” e a ricorrere alla formula del mutuo ipotecario per comprarsi casa. Dall’altra, siamo nell’era del finanziamento a tasso zero: è, infatti, più conveniente pagare un bene a rate, piuttosto che “cash” al momento del suo acquisto (tipico, ad esempio, il caso del cellulare)

La riposta è il PPI, acronimo con cui si fa riferimento ai Payment Protection Insurance, ossia a quella polizza volta a garantire al soggetto a cui sia stato erogato un finanziamento, al verificarsi di un evento avverso che gli impedisca o limiti la sua capacità di rimborsare il finanziamento stesso, un'adeguata copertura assicurativa che lo protegga da tale rischio. Ma vediamo più da vicino di cosa si tratta.

Chi offre questo tipo di polizza? - Il principale canale distributivo è quello bancario – si ricordi che l’istituto di credito è intermediario autorizzato, ai sensi dell’art. 109, comma 2, lett. d), CAP – che negli ultimi due anni ha collocato il 78% dei premi (dati forniti da IVASS, nell’Indagine sui costi delle Polizze abbinate a finanziamenti, maggio 2016) .

In cosa consiste? - All’atto pratico, quando un soggetto si reca presso una banca per ottenere un finanziamento finalizzato all’acquisto di un bene, frequentemente gli viene proposta una polizza che ha lo scopo di tutelarlo dall’impossibilità di restituire quanto è stato concesso a titolo di finanziamento.

Le coperture assicurative più frequentemente offerte sono nel ramo vita, la garanzia in caso di morte ovvero di invalidità grave, nel ramo danni quella di infortunio (non mortale) e di perdita di impiego.

Da un punto di vista giuridico siamo di fronte a un collegamento negoziale: il contratto di finanziamento è strumentalmente collegato a quello assicurativo per il fine ultimo di tutela del cliente (e, secondo chi scrive anche della banca che comunque si vedrà rimborsato il finanziamento).

Più in particolare, la polizza abbinata al finanziamento, nella stragrande maggioranza dei casi, è strutturata sul modello delle polizze collettive, in cui la banca assume la qualità di contraente e il cliente quello di assicurato.

L’istituto di credito, in qualità di intermediario autorizzato, non potrà mai assumere la qualifica di beneficiario – nel ramo vita – o di vincolatario – nel ramo danni –, pena un conflitto di interessi, salvo che la polizza non venga offerta per il tramite di altri intermediari, non legati allo stesso da rapporti di gruppo (v. provvedimento 2946 del 2011 dell’IVASS).

Al momento del verificarsi dell’evento dedotto in polizza, l’assicurato dovrà darne prontamente avviso alla Compagnia di assicurazione affinché il beneficiario possa ricevere l’indennizzo.

A cosa bisogna prestare attenzione nel caso in cui si decidesse di stipulare un PPI? - La risposta è contenuta nella lettera al mercato, fornita congiuntamente da IVASS e Banca d’Italia il 26 agosto 2015 che, a fronte di diverse segnalazioni e reclami da parte delle associazioni dei consumatori, ha evidenziato alcune criticità nell’offerta di questo tipo di polizze.

Il Payment Protection Insurance offerto dalla banca stessa non può mai essere imposto al cliente come obbligatorio. In altre parole, l’istituto di credito può sì subordinare la concessione del finanziamento alla stipula di una polizza sulla vita, ma deve presentare al cliente almeno due preventivi di due gruppi assicurativi differenti e, contemporaneamente, informarlo che è libero di ricercare sul mercato un prodotto simile a quello proposto, senza che le condizioni per l’erogazione del finanziamento cambino (art 28, comma 1, D.L. 1/2012).

E’ opportuno ricordare che il Codice del consumo considera scorretta “la pratica commerciale di una banca, di un istituto di credito o di un intermediario finanziario che, ai fini della stipula di un contratto di mutuo, obbliga il cliente alla sottoscrizione di una polizza assicurativa erogata dalla medesima banca, istituto o intermediario …”. In aggiunta, l’art. 120-octiesdecies del TUB vieta “ l’offerta o la commercializzazione di un contratto di credito in un pacchetto che comprende altri prodotti o servizi finanziari distinti, qualora il contratto di credito non sia disponibile per il consumatore separatamente”.

Ma soprattutto, con riferimento al ramo vita (che costituiscono circa il 66% delle polizze offerte in abbinamento ai finanziamenti, secondo i dati forniti da IVASS), il regolamento 40 Isvap, che dà piena attuazione all’art. 28, comma 1, D.L. 1/2012, fissa un contenuto minimo di cui si deve comporre la polizza offerta al cliente.

In particolare, si segnala: la durata del contratto assicurativo pari alla durata del finanziamento, la indicazione dei tempi per la liquidazione del capitale assicurato, l’obbligo in caso di estinzione anticipata del mutuo di integrale restituzione del premio, la facoltà di recesso da parte del cliente entro un termine non inferiore a 30 giorni.

Ci sono, infine, dei consigli anche per l’istituto di credito, nell’ipotesi in cui assuma anche la veste di intermediario assicurativo e mai di beneficiario o vincolatario.

Lo stesso è obbligato a porre particolare attenzione alla profilatura del cliente – anche mediante l’utilizzo di questionari – atteso che, molto spesso, al momento assuntivo non vengono raccolte tutte le informazioni necessarie, e, solo successivamente, al momento in cui deve essere erogato l’indennizzo, emergono profili di non assicurabilità.

Dunque, le parole d’ordine per le banche sono: corretta profilatura del cliente e adeguatezza, non solo formale, ma sostanziale. Parole d’ordine che verranno pienamente attuate a seguito del recepimento della direttiva IDD che insiste e accentua la corretta profilatura del cliente.

Un ultimo consiglio: chi fosse interessato a capire meglio il funzionamento di questi prodotti assicurativi, può scaricare la guida pratica sull’argomento sul portale IVASS

30/3/2017

 
 

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