Polizze auto e polizze abbinate: quali prospettive dopo il report IVASS di agosto 2017?

Sollecitata a riguardo a seguito del riscontro di anomalie nella pubblicità e nelle modalità di offerta sia dei prestiti che delle polizze assicurative abbinate alla protezione del credito, IVASS ha evidenziato varie criticità sui temi della trasparenza dell'informazione, sulla consapevolezza dei consumatori e sull'effettiva autonomia dei concessionari nel collocare le polizze. Quale sarà dunque il passo successivo? 

Carlotta Mattioli

A ottobre del 2016 Altroconsumo scriveva all’autorità garante della concorrenza del mercato, a Banca d’Italia e a Ivass per segnalare i risultati di un mistery shopping effettuato presso concessionari auto di diverse marche, riscontrando anomalie nella pubblicità e nelle modalità di offerta sia dei presiti che delle polizze assicurative abbinate alla protezione del credito.

La risposta di IVASS a questa lettera è pubblicata nei risultati di un’indagine dell’agosto 2017.

IVASS dopo aver scritto a 12 Compagnie assicurative e a 9 enti finanziatori (che agiscono anche come intermediari assicurativi) per avere maggiori dettagli sul loro operato rileva alcune criticità relative a:

  1. Conflitti di interesse;
  2. Alto livello provvigionale delle polizze;
  3. Alto livello di abbinamento;
  4. Basso livello di sinistralità
  5. Mancato adeguamento alle raccomandazioni di Banca d’Italia e Ivass im merito alle indicazioni relative alle polizze PPI.

Quanto ai primi 2 punti, se da un lato, la non trasparente informazione al consumatore in merito ai legami societari fra casa automobilistica ed ente erogatore potrebbe eludere le regole di correttezza e trasparenza nei confronti del consumatore (art. 183 del CAP), dall’altro, l’alto livello provvigionale (che sfiora talvolta il 70-80%) influenza, senza ombra di dubbio - pur ricordandoci di trovarci ancora, speriamo, in un libero mercato - il comportamento del concessionario “interessato” al collocamento della polizza.

A quest’ultimo elemento si collega anche il terzo punto relativo all’alto tasso di abbinamento fra vendita del mezzo e vendita della polizza. Qual è la reale autonomia del concessionario nel collocare la polizza e parallelamente qual è la reale consapevolezza del consumatore sulla esistenza della polizza e sui suoi contenuti?

La risposta a entrambe le domande è probabilmente: “ridotta”. Se da un lato, nonostante la facoltatività dell’adesione alla proposta assicurativa l’alto numero di abbinamento sembra tradire una non totale autonomia da parte del concessionario nei confronti dell’ente erogatore e, certamente, un forte interesse del primo nel collocamento, dall’altro il basso numero di recessi, il basso numero di sinistri denunciati e l’altro numero di reiezioni induce a pensare che il consumatore non sia totalmente a conoscenza dei contenuti di ciò che sta sottoscrivendo.

L’ultimo punto che IVASS rileva è il non totale adeguamento alle indicazioni di IVASS e Banca d’Italia in merito alla documentazione precontrattuale: questionari di adeguatezza, questionari sanitari, welcome letter e restituzione del premio anche in caso di estinzione parziale.

IVASS conclude richiamando imprese e finanziarie al rispetto delle lettere al mercato del 26 agosto 2015 in merito all’offerta trasparente e alla lettera del 3 aprile 2017 in merito all’implementazione di processi automatici per il calcolo e la restituzione del premio non goduto anche in caso di estinzione parziale del premio.

Quale sarà il passo successivo? Un incremento delle verifiche ispettive del regolatore o un ulteriore intervento sul mercato su tutte le tipologie di polizze PPI? Siamo ugualmente convinti che un aumento di informazioni e di carta da far firmare sia realmente informativa e non disinformativa al consumatore?

Non va dimenticato che i primi passi in questo senso si erano già registrati anni fa, al tempo della lettera mercato di Ivass (17 dicembre 2013) in merito alla corretta gestione in termini di adeguatezza nell’offerta di soluzioni assicurative in forma collettiva. Poi, si è passati per il forte impegno di Banca d’Italia e IVASS nel settore delle c.d. polizze con effetti diretti e indiretti di tutela del credito. Da ultimo, nel corso dell’estate, l’esito dell’indagine in commento.

In tutto questo, pur con ragionevole rinvio rispetto al 23 febbraio 2018, attendiamo il recepimento della direttiva IDD che sembra imporre – salvo eccezioni – un generale divieto di abbinamento necessario tra polizze e contratti di acquisto di beni e servizi (dove la polizza viene ad essere accessoria rispetto al generale contratto di vendita o servizio, con tutti i problemi interpretativi del caso).

Tutto (forse) corretto, ma un dubbio si deve comunque porre. Siamo sicuri che la “crociata” contro le assicurazioni vendute in abbinamento a mutui o contratti di credito non finisca, poi, per aumentare l’effetto di sottoassicurazione in Italia e l’incapacità dei singoli di garantirsi per rischi della propria salute e dei propri beni? Nel bene o nel male, anche un acquisto non troppo meditato può domani rivelarsi vincente al momento del bisogno. Non si pensa mai troppo ai rischi e bisogni. Volendo provare a fare un esempio, molto “leggero”, in una materia così delicata, quanti comprando il proprio cellulare (destinatario di tante consultazioni e custode dei nostri dati più sensibili) pensa ad assicurarne il danneggiamento parziale e totale? Solo quando lo raccogliamo completamente scheggiato a terra tendiamo a dire: “ah, se lo avessi assicurato!”. Certamente, una buona campagna di sensibilizzazione può aiutare, tanto più se l’oggetto dell’assicurazione non è il solo cellulare, ma la salute, l’autoveicolo o l’unica casa di abitazione. Ma non è detto che questo, da solo, possa bastare. Da qui forse la necessità di meditare bene ogni scelta in materia, pena il rischio che molti players abbandonino progressivamente il settore, data la difficoltà di operarci (con conseguenti spese ingenti e forti mal di testa).

Carlotta Mattioli, Ceo & General Manager April Italia 

6/11/2017

 
 
 

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