Abitudini di spesa e welfare

Cosa rivelano le abitudini di spesa degli italiani? Quanta attenzione viene effettivamente riservata a servizi o altre forme di tutela da rischi futuri? Analisi e spunti di riflessione sul rapporto tra risparmi destinati al welfare complementare e gioco d'azzardo (e non solo)

Alessandro Bugli - @a_bugli

Senza pretesa di farmi portatore di alcunché, riporto nel seguito l’esito di una ricerca svolta in funzione dei futuri lavori del Centro Studi di Itinerari Previdenziali. Trattasi di un’anteprima dei futuri report che analizzeranno più nel dettaglio questi temi.

Certo, sono argomentazioni pruriginose e che subito stimolano obiezioni e contrasti. Per questo motivo, preciso - sin da subito e a scanso di equivoci - che alcuni dei dati sulla spesa di seguito descritti vedono verosimilmente la compartecipazione di molti di noi in termini di investimento e risparmio, compresa quella di chi scrive. 

Partendo dall’ormai nota argomentazione spesa a più riprese dal Prof. Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, sul rapporto tra risparmi destinati al welfare complementare (e, quindi, al nostro benessere presente e futuro) e il gioco d’azzardo, dove il secondo vince di gran lunga per numero di utenti e risorse investite, qui di seguito si propone una breve rassegna delle nostre (e, sottolineo, “nostre”, non “vostre”) abitudini di spesa.

Perché? Forse solo per dire che se un 10% di questi ammontare (tra i 7 e i 14, 5 miliardi di euro l’anno) fosse destinato al nostro welfare – al netto di tutti gli argomenti relativi al welfare state e al peso della fiscalità complessiva – forse potremmo fare qualcosa di ancor più utile per noi e per i nostri cari. Forse sì, forse no, ma il dato è comunque interessante.

Ecco un primo elenco delle spese censite:

  1. Giochi d’azzardo: raccolta 96 miliardi di euro; spesa effettiva netta 19 miliardi di euro. Dato: 2016. Fonte: Camera.it 
  2. Maghi e cartomanti: 6,5 miliardi di euro (13 milioni di utenti). Dato 2013. Fonte: CODACONS 
  3. Costi per telefonia privata: 607 euro l’anno a testa per uso personale. Stimiamo 607 euro per 40 milioni di italiani per un totale di 24,2 miliardi di euro. Dato 2014. Fonte: indagine Facile.it 
  4. Tatuaggi: circa 7 milioni di italiani. Costo medio di un piccolo tatuaggio: dai 50 ai 200 euro. Valore stimato (pur non  trattandosi in molti casi di una spesa ricorrente): 7 milioni di italiani per 125 euro cadauno = 875 milioni di euro (ma la stima è fortemente al ribasso. Più credibile dire 1 miliardo di euro). Dato 2015. Fonte: ISS – Istituto superiore sanità
  5. Prostituzione: circa 4 miliardi di euro. Dato 2013. Fonte: ISTAT 
  6. Droghe: circa 14 miliardi di euro. Dato 2013. Fonte ISTAT

Un primo totale ci mostra un valore pari a circa 70 miliardi di euro. Il dato sarebbe oltre il doppio – 145 miliardi circa - se tenessimo a riferimento la raccolta del gioco d’azzardo (96 miliardi) e non la spesa netta (19 miliardi).

Ora, paragonando il dato alla raccolta annuale della previdenza complementare (ultima cifra utile) nel suo complesso – 13 miliardi di euro – la stima non può che far pensare. A ben vedere, non serve alcuna capacità predittiva per sapere che risparmiare ci consente di affrontare i futuri rischi e che, nel momento del bisogno, benediremo la nostra scelta.

24/5/2017

 
 
 

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