AIFI e Deloitte lanciano l’osservatorio sul settore del private debt

Presentate le statistiche 2013 – primo semestre 2017 sull’attività degli operatori di private debt a sostegno del sistema imprenditoriale italiano

Valentina Lanfranchi

AIFI - l’Associazione italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt - e Deloitte hanno presentato recentemente il primo rapporto sul mercato degli operatori di private debt sviluppatosi in Italia negli ultimi quattro anni, anche grazie agli incentivi fiscali per l’emissione di titoli di debito sostenuti dal Governo.

I fondi di private debt offrono strumenti di debito flessibili e adattabili, in relazione alle esigenze delle singole società e consentono di diversificare le fonti di approvvigionamento tra capitale di rischio e di debito, con una logica di gestione dell’investimento a tratti simile al private equity (dimostrata di seguito anche dalle sinergie tra i due settori).

Come censito dalle statistiche AIFI-Deloitte, ricavate da fonte pubblica, dal 2013 a oggi 22 operatori, di cui 10 internazionali, hanno effettuato almeno un investimento su aziende italiane. Si evidenzia un trend di crescita positivo, che ha raggiunto il suo picco nel 2016 dove ben 17 operatori, avendo concluso il periodo di raccolta, hanno potuto dedicarsi alla fase di investimento sulle aziende (tendenza confermata anche nel primo semestre di quest’anno).

I fondi hanno investito nel complesso 666 milioni di euro finanziando operazioni che hanno visto la partecipazione di soggetti terzi, tra cui il sistema bancario, e creando così un effetto volano che si stima in circa 1,4 miliardi di euro.

L'evoluzione dell'ammontare investito

 Fonte: Osservatorio sul private debt AIFI-Deloitte, ottobre 2017

Gli operatori hanno lavorato anche in sinergia tra di loro co-finanziando le medesime target. Infatti, sono stati monitorati 173 investimenti, distribuiti su 151 emissioni (tra cui emissioni obbligazionarie di vario genere e finanziamenti a titolo di credito). Questo vuol dire che in 22 emissioni (15%) più fondi hanno preso parte all’operazione. Non è, inoltre, inusuale che la stessa azienda emetta più strumenti di debito nel corso degli anni. Questo è dimostrato anche dall’evidenza che le operazioni complessive richiamate sopra (151) sono state effettuate da 126 aziende target, localizzate nel 75% dei casi nel Nord Italia.

Le operazioni differiscono in termini di strumento emesso, durata, tasso e tipologia di uscita dal finanziamento. Hanno riguardato per il 93% emissioni obbligazionarie, con cedola amortizing nell’81%, una durata di oltre 4 anni nel 92% ed un tasso applicato tra il 4 e 6% nella maggioranza dei casi. Il 60% degli strumenti è quotato sul mercato ExtraMOT Pro di Borsa Italiana.

La collaborazione tra fondi di private equity e private debt è significativamente registrata dal peso delle target private equity backed. Come evidenzia il grafico a seguire, ben 1 operazione su 5 è stata realizzata su società che hanno già ricevuto sostegno attraverso capitale di rischio da parte dei fondi di private equity. Questo a dimostrazione del fatto che il debito sottoscritto dai fondi sostiene spesso progetti di crescita strutturati, che necessitano di partner finanziari in grado di personalizzare l’emissione e la restituzione del capitale.

Il peso delle target private equity

Fonte: Osservatorio sul private debt AIFI-Deloitte, ottobre 2017

Per questo AIFI, già rappresentante da più di trent’anni dei soggetti attivi sul mercato italiano del capitale di rischio, ha accolto nella compagine associativa anche il segmento del private debt, con la volontà di accorpare l’intero mercato del private capital. L’Osservatorio private debt continuerà dunque il suo monitoraggio nei prossimi mesi.

Valentina Lanfranchi, Responsabile private debt AIFI

2/11/2017

 
 

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