Come si misura l'invecchiamento della società?

L'Istat ha di recente pubblicato un approfondimento sull'invecchiamento attivo e sul progetto Active ageing index: l'obiettivo è contribuire alla gestione dell'invecchiamento della società, tema di importanza sempre più evidente, fornendo dati utili ai policy maker e verificando, al contempo, l'efficacia delle loro scelte nel tempo

Giovanni Gazzoli

È indubbio come ormai uno dei temi che necessita un’attenzione particolare sia quello dell’invecchiamento demografico, considerato il numero costantemente in crescita sia di soggetti coinvolti (in modo diretto o indiretto) sia dei settori dell’economia attraversati. Si rendono dunque sempre più necessarie misure qualitative e quantitative per analizzare, monitorare e prevedere i trend relativi a quella che molti definiscono Silver Economy. Uno di questi è l’Active ageing index (Aai), ossia una misura composita costituita da diversi indici e indicatori, sviluppata all’interno dell’omonimo progetto di ricerca sviluppato dalla collaborazione di diversi Paesi europei, tra cui l’Italia.

Per analizzare nel dettaglio il tema, l’Istat ha recentemente pubblicato un corposo volume, “Invecchiamento attivo e condizioni di vita degli anziani in Italia”, che tratta la tematica dell’invecchiamento demografico cercando di coglierne le implicazioni per la società attraverso la lente dell’active ageing, ossia appunto l’invecchiamento attivo, definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come “il processo di ottimizzazione delle opportunità per la salute, la partecipazione e la sicurezza al fine di migliorare la qualità della vita man mano che le persone invecchiano”: per l’Organizzazione, i pilastri di questo processo sono la salute, sia fisica che mentale e sociale, la partecipazione alla vita della società tutta, in senso economico, civico e comunitario, e la sicurezza della propria persona e dello spazio in cui vive, nonché dei suoi beni economici, beni che le garantiscano l’accesso a una vita dignitosa.

Nell’introduzione al volume, il Presidente dell’Istituto Gian Carlo Blangiardo ricorda come “dall’inizio del nuovo millennio si è assistito a una progressiva attenzione al fenomeno dell’invecchiamento demografico a livello internazionale: un orientamento che ha spinto l’Unione europea a decretare il 2012 come anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni”. Proprio da questa presa di coscienza a livello internazionale nasce il progetto di ricerca dell’Aai, un indice che proprio per la convinzione che l’invecchiamento attivo coinvolga vari ambiti della vita della persona, considera quattro dimensioni e ben ventidue indicatori.

Le dimensioni, che evidentemente riprendono la definizione dell’OMS e che sono stati  scelti per la loro capacità di catturare gli aspetti multidimensionali dell’invecchiamento attivo, sono 1) occupazione, 2) partecipazione nella società, 3) vita indipendente, in salute e in sicurezza e 4) capacità e fattori ambientali per l’invecchiamento attivo. Ciascuna si avvale poi di sotto-indicatori, come ad esempio il tasso di occupazione tra i 60 e i 64 anni, la partecipazione politica, le attività di volontariato, l’esercizio fisico, la sicurezza finanziaria, la speranza di vita o l’utilizzo di internet. Caratteristiche fondamentali di questi indicatori sono la comparabilità tra Paesi e la loro replicabilità nel tempo, così da poter monitorare i progressi e valutare i risultati delle riforme politiche. Il prospetto completo è visibile in figura.

Figura 1 - Domini e indicatori dell'Aai (Active ageing index

Domini e indicatori Aai

Fonte: “Invecchiamento attivo e condizioni di vita degli anziani in Italia”, Istat

Questi indicatori, che rimarranno immutati nel tempo per non compromettere la comparazione tra i vari anni, sono espressi in positivo: a un valore maggiore corrisponde cioè un risultato migliore. Inoltre, sono espressi in termini percentuali, cioè vanno da 0 a 100, dove il valore massimo è “puramente ipotetico e non realisticamente raggiungibile per alcun Paese”. Successivamente, ogni dominio viene riportato a un indice sintetico, ottenuto mediante la media ponderata aritmetica dei vari indicatori che lo compongono: ecco che si può finalmente calcolare l’indicatore aggregato globale (Overall), ossia la media ponderata aritmetica degli indici specifici di dominio (che hanno peso differenziato).

Osservando l’Overall dei Paesi europei, si può notare come l’Italia non sia tra i più virtuosi: nonostante un miglioramento dal 30,2 del 2008 al 34,2 del 2012, il nostro è stato uno dei pochi Paesi (con Croazia, Lussemburgo e Portogallo) che non ha registrato un progresso tra il 2012 e il 2018. Attualmente si colloca 3 punti sotto la media UE, con cui però condivide un simile progresso negli ultimi dieci anni.

Figura 2 - Punteggi totali dell’Aai nei paesi europei. Anni 2008, 2012 e 2018

Punteggi totali dell’Aai nei paesi europei. Anni 2008, 2012 e 2018

Fonte: “Invecchiamento attivo e condizioni di vita degli anziani in Italia”, Istat

Certamente è difficile esaurire un tema così complesso in un solo indicatore. Tuttavia, riprendendo il commento del Presidente Blangiardo, “si tratta di un importante contributo che viene offerto ai policy maker, affinché possano compiere le necessarie valutazioni - e le conseguenti azioni - con una visione del fenomeno, delle sue manifestazioni e delle sue problematiche, tanto a livello nazionale quanto, soprattutto, a livello territoriale”.

Giovanni Gazzoli, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

14/9/2020

 
 

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