I politici e le promesse "incompetenti"

Per le politiche sociali (pensioni, sanità e assistenza sociale) lo Stato italiano spende 447 miliardi, il 57,3% di tutte le entrate, conquistandosi la vetta delle classifiche UE. Dal mondo della politica arrivano però nel frattempo continue esortazioni a fare di più sui temi della previdenza e della povertà sociale: ma è davvero possibile fare di più, ed eventualmente come? Il commento del Prof. Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

Alberto Brambilla - @AlBrambilla

Sentendo le dichiarazioni di gran parte dei politici anche al Governo del Paese si ha l'impressione che professino una smodata modestia; e sì perché solitamente vendono come mirabilie anche provvedimenti assai modesti: fanno due ma lo vendono per dieci. Invece sulle politiche sociali continuano ad affermare che "occorre fare di più per la povertà, per i pensionati e così via". Le ultime esternazioni sono di Gentiloni. E così la popolazione si fa convinta che lo Stato non faccia a sufficienza e che lasci la gente in balia della crisi. Rafforzata in questa convinzione dai partiti di opposizione e segnatamente dal M5S, che propone come prima azione il reddito di cittadinanza (oltre 17 miliardi ma il conto in assenza di numeri precisi non è agevole), più o meno il costo delle pensioni a 1.000 €/mese, e dai partiti a sinistra del PD o transfughi o ex concorrenti alla segreteria,come Orlando e Emiliano, che propongono, giusto per ridurre il carico fiscale, una bella patrimoniale; forse non sono stati avvisati che già esiste una patrimoniale dello 0,20% sui capitali in deposito o gestione anche se il rendimento è zero, l’imposta di bollo, e che sugli interessi l'aliquota è stata elevata al 26%, oltre all’IMU sulle seconde case.

Ma il maggior produttore di voti per il M5S è certamente l'Istat (a volte anche l'Inps) che disegnano l'Italia come un Paese in via di sviluppo (oltre 7 milioni di poveri che faticano a mangiare, non si curano e tanti altri che sono in povertà relativa), e pensioni da fame. Certo, se calcolano i poveri sulla base delle dichiarazioni Irpef dimenticandosi che intere zone del paese sono fuori controllo e che l'evasione fiscale ci vede ai vertici delle classifiche, siamo messi in "buone mani"; stessa cosa se si calcola l’importo della pensione sul totale prestazioni e non per pensionato. Ma cosa dovrebbero dire quelli del Governo?

Anzitutto che per le politiche sociali (pensioni, sanità e assistenza sociale) lo Stato italiano spende 447 miliardi, il 57,3% di tutte le entrate (780 miliardi) conquistandosi la vetta delle classifiche UE. È la più grande notizia elettorale; più di così è impossibile; e per fare questo negli ultimi 5 anni (2012-2016) abbiamo fatto una media di 45,6 miliardi di debito all’anno, che si somma al mostruoso debito pubblico che lasciamo in eredità alle nuove generazioni. (Qui né i religiosi né gli altri hanno nulla da ridire in termini di etica; è etico consumare molto più di quanto si produce e lasciare il conto ai giovani che verranno?) Fino al 1980 il rapporto debito pubblico - Pil era pari al 55,3% circa; oggi supera il 132%! Abbiamo fatto proprio un bel lavoro. Ma chi l'ha fatto questo debito?

Calcolando i disavanzi annuali delle pensioni e dell'assistenza dal 1980 al 2015 emerge che circa l'80% del debito è stato fatto per elargire pensioni e assistenza alla metà della popolazione italiana (16,2 milioni di pensionati più familiari inclusi). Ma c'è di più: oggi tutti i cittadini godono di uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, ma solo un terzo se lo paga con le imposte; per gli altri è tutto gratis! Anche qui bella notizia da vendere agli elettori. Inoltre su 16 milioni di pensionati 8,2 milioni sono totalmente (più di 4 milioni) o parzialmente (gli altri) assistiti dallo Stato che per l'assistenza spende oltre 90 miliardi l'anno. E poi c'è il sistema di protezione sociale degli enti locali che ci costa altri 10 miliardi di €. Sarebbe molto educativo e più corretto nei confronti dei cittadini elettori dare queste cifre e dire che difficilmente si potrà fare di più, anzi forse si dovrà ridurre per investire qualcosa in sviluppo a favore dei giovani sul cui groppone abbiamo scaricato le nostre "mangiate". Anche perché la prossima finanziaria sarà durissima: riduzione del deficit di circa 1 punto percentuale considerando che dall'ottobre 2019 scadrà il mandato di Draghi e la politica monetaria nei prossimi anni non sarà più così accomodante; inoltre, per il 2018 si dovranno trovare almeno 15 miliardi aggiuntivi per compensare la cancellazione dell’aumento dell’Iva, altri miliardi per il recupero di quanto non stanziato nella "manovrina", per i migranti e per l'aumento all'inflazione delle pensioni. Il che porta il conto della prossima Legge di Bilancio oltre i 35 miliardi. Rispetto ai massimi del 2012, in questi 4 anni abbiamo risparmiato 49,5 miliardi di interessi sul debito pubblico grazie alla politica della BCE, ma non abbiamo ridotto il debito pubblico, anzi lo abbiamo aumentato di 228 miliardi l'anno.

Intelligenza e onestà vorrebbero che i politici dicessero alla gente la verità e non facciano promesse fuori luogo; ma per far ciò occorre conoscere i numeri e il bilancio pubblico. Viene il sospetto che non sia modestia ma che questi politici i numeri non li conoscano proprio mentre sanno benissimo cosa promettere per prendere più voti.

20/6/2017

 
 

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