Investimenti a impatto sociale: la psicologia a sostegno di collettività e professione

Casse di Previdenza e investimenti nel Sistema Paese attraverso progetti capaci di coniugare ritorno economico e sociale: l’esperienza ENPAP nell’intervista al presidente Felice Damiano Torricelli

Mara Guarino

Capitali privati al servizio di idee dalla finalità sociale e che sappiano dunque generare non solo utili, ma anche e soprattutto vantaggi alla collettività, alla pubblica amministrazione e alla professione stessa dello psicologo: questa l’idea alla base della Call for Ideas promossa da ENPAP attraverso il progetto “Investire in Psicologia”. Un e-book e un convegno, in programma a Roma il 9 novembre, per discutere degli strumenti finanziari più appropriati per investire in programmi fondati sulla psicologia scientifica, ma anche un’occasione per riflettere, più in generale, sui temi dell’impact investing.

Di investimenti a impatto sociale ed economia reale, ma anche di tutela della professione e prevenzione sociale abbiamo dunque parlato con Felice Damiano Torricelli, presidente dell’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi. 

 

La Call for Ideas promossa da ENPAP sembra muovere da un presupposto chiaro: il ritorno anche economico che la Psicologia professionale può produrre, se adeguatamente applicata nel contesto di progetti di prevenzione sociale. Come dunque gli Psicologi possono far risparmiare la collettività?

Con la Call for Ideas “Investire in Psicologia” l’ENPAP ha proprio voluto dare concretezza alla capacità degli psicologi di definire progetti di intervento, in ambito sociale, di cui è possibile misurare il valore sociale insieme a quello economico.

Abbiamo dunque chiesto a tutti gli iscritti di inviarci progetti innovativi che avessero, da un lato, la valorizzazione dell'impatto sociale ottenibile nei termini dei benefici che i singoli partecipanti e la collettività avrebbero ricevuto dall'intervento e, dall'altro, la possibilità di individuare e misurare il beneficio economico che sarebbe stato possibile ricavare in termini, per esempio, di risparmio stimabile della spesa pubblica. I contributi raccolti sono stati poi esaminati da una commissione di esperti che ha selezionato i 105 progetti di più concreta fattibilità raccolti nel volume Investire in Psicologia – Come gli Psicologi fanno risparmiare la Collettività.

Gli interventi proposti spaziano in vaste aree del sociale e del socio-sanitario, di particolare attenzione da parte dell’opinione pubblica, ma sostanzialmente abbandonate a loro stesse dopo i tagli alle politiche di welfare che si sono susseguiti negli ultimi anni. Hanno a che fare, ad esempio, con le gestione delle malattie croniche, che già oggi costituiscono un costo elevatissimo per lo Stato e che sempre di più lo saranno visto l'aumento costante della popolazione anziana; con la prevenzione nell’ambito della salute mentale, messa sempre più a rischio in questa epoca di continui, profondi mutamenti sociali, spesso insondabili nella loro ricaduta individuale; con il trattamento di disturbi dell'apprendimento nei bambini e con la riduzione della dispersione scolastica; con i sistemi di tutoraggio a supporto dell’efficientamento dei percorsi di studio universitari; con il supporto alle famiglie, sempre più sole nell’affrontare le nuove complessità che la contemporaneità propone.

L’auspicio è che alcune quote dei fondi -  che il nostro Ente di previdenza raccoglie presso gli iscritti e investe innanzitutto per garantire le loro pensioni - possano essere investite per finanziare la sperimentazione di questo tipo di interventi, che hanno al centro la psicologia professionale e che garantiscano, insieme al miglioramento della qualità di vita delle persone coinvolte, occasioni di lavoro per gli iscritti all’ENPAP e rendimenti equilibrati da riversare sulle loro pensioni. Si riuscirebbe, così, a individuare programmi di intervento efficienti anche dal punto di vista economico, che potrebbero facilmente essere scalati nella dimensione e applicati con grande vantaggio all’intero territorio nazionale.

 

Anche alla luce di questa iniziativa, come giudica gli strumenti a disposizione delle Casse per investire in economia reale? E quale, in particolare, il suo bilancio sul presente e sul futuro dei social impact bond in Italia?

Al di là dei limiti di ogni definizione di cosa è o non è “reale”, soprattutto in campo economico (anche per il 2017 il vincitore del premio Nobel per l’Economia è uno scienziato che ha studiato i processi psicologici, immateriali per definizione ma estremamente reali nelle conseguenze, che determinano le scelte economiche), a oggi è netta la mancanza di indirizzi per investire nelle infrastrutture più immateriali del Paese: nella formazione sia di base che superiore, nei sistemi di welfare e di coesione sociale, nella salute mentale di cittadini.

La salute mentale, per esempio, è riconosciuta dall’OMS come la principale causa di povertà anche nei stessi Paesi più sviluppati: la depressione, in particolare, è per il 50% più debilitante della maggior parte delle malattie fisiche croniche e le sindromi d’ansia e depressione sono alla base del 40% delle invalidità. Queste condizioni implicano costi enormi, per i cittadini, per le loro famiglie e per lo Stato.

Su queste situazioni si è oggi in grado di intervenire con efficacia e altri Paesi stanno operando massicci investimenti in questi campi: il Regno Unito sta investendo 800 milioni di sterline nel programma I.A.P.T. per portare la Psicoterapia, lo strumento in assoluto più efficiente, a tutte le persone affette da depressione o da sindromi ansiose: il trattamento psicologico costa, in media, 1000 euro, ma fa risparmiare 4800 euro nel complesso dei costi sociali associati.   Sempre nel Regno Unito sono stati utilizzati per la prima volta i Social Impact Bond proprio per rendere possibile il finanziamento di progetti ad elevato valore sociale da parte di privati: in questo modo, le sperimentazioni di interventi efficaci possono essere fatte senza rischiare il denaro pubblico, ma ripagando solo i progetti che funzionano grazie ai risparmi da essi stessi generati.

Su questi fronti, le Casse di Previdenza sono estremamente interessate a dare il loro contributo per la crescita sociale ed economica (che sono così profondamente connesse) del Paese, mettendo a disposizione della collettività non solo le loro risorse economiche ma, soprattutto, la competenza dei loro Professionisti: una risorsa enorme, sulla cui formazione la collettività ha già investito e che oggi viene spesso erroneamente marginalizzata e, di certo, non impiegata come potrebbe.

 

La previdenza privata ha da poco festeggiato il suo ventennale. Vent’anni che hanno visto le Casse andare incontro a un mutamento di paradigma, che le ha spinte ben al di là del loro pur fondamentale ruolo previdenziale e assistenziale. Si trova d’accordo con questa affermazione, con particolare riferimento all’esperienza ENPAP?

La condizione di crisi generalizzata che ha caratterizzato l’ultimo decennio, in particolare, ha costretto l’intero mondo delle Casse a fare i conti soprattutto con il calo dei redditi dei Professionisti e, quindi, con la crescente difficoltà a strutturare un sistema previdenziale contributivo sostenibile, alla luce di questo dato.

Gli interventi innovativi che tutti gli Enti di Previdenza e Assistenza hanno cercato di attivare sono andati nella direzione di creare un sistema di Welfare integrato per gli iscritti che, oltre a farsi carico solidaristicamente dei momenti puntuali di difficoltà individuale, aiutasse i professionisti a migliorare la loro presenza nella società e, dunque, i loro redditi.

Anche in ENPAP abbiamo fatto molta attenzione alle azioni in grado di facilitare l’accesso al mercato e la continuità lavorativa dei nostri professionisti. Sono tantissime le iniziative avviate per dare supporto ai Colleghi in una prospettiva di Welfare allargato al sostegno della professione: attraverso la valorizzazione presso l’opinione pubblica del loro apporto alla collettività, la proposta di competenze in grado di supportare l’innovazione, il rilevamento della nuova declinazione dei bisogni sociali cui rispondere come professionisti.

 

Un elemento che va in questa direzione e che emerge del resto anche dal progetto “Investire in Psicologia” è, infatti, la tutela e la valorizzazione della professione. Che tipo di momento sta vivendo la professione dello psicologo e quali le misure che state valutando a sostegno della categoria e dei vostri iscritti?

Credo sia necessario distinguere proprio tra quello che accade a livello di Categoria e quello che accade a livello di singoli Iscritti. La categoria degli psicologi vede il fatturato complessivo in crescita continua e veemente: negli ultimi dieci anni, siamo passati da redditi complessivi dichiarati dai nostri professionisti per circa 500 milioni nel 2007, a poco meno di un miliardo nel 2016.

Al contempo, cresce con estrema rapidità il numero degli Iscritti alla Cassa, che nello stesso periodo sono passati da circa 26.000 a oltre 54.000: si tratta di aumenti del 100% in dieci anni, che inquietano non poco chi deve guardare al futuro della professione.

È innegabile che, in questo periodo, le condizioni di chiusura del mercato del lavoro dipendente, specie quelle nelle amministrazioni pubbliche in ambito sanitario e sociale, abbiano spinto tantissimi giovani psicologi a entrare nel mondo della libera professione, creando oggettive condizioni di eccesso di offerta soprattutto nelle aree “classiche” dell’attività professionale. Stiamo quindi indirizzando le iniziative dell’Ente nei termini di ampliare le nicchie di mercato a cui offrire l’attività dei nostri professionisti e di rilanciare il valore del loro intervento a beneficio della collettività.

Intanto, abbiamo commissionato una ricerca di mercato sui bisogni sociali emergenti in questi anni e sui nuovi ruoli professionali richiesti agli psicologi alla luce di questi cambiamenti. I dati sono stati poi divulgati attraverso un e-book e presentati nel corso di eventi che abbiamo organizzato in molte città. Contiamo di aggiornare periodicamente i dati della ricerca e di ampliarne la portata per considerare altri scenari di mercato e altre committenze. Ancora, abbiamo strutturato un Social Network di categoria su web, riservato ai nostri iscritti, attraverso cui gli psicologi possono cercare le competenze di colleghi che possono coadiuvarli nei loro progetti o assieme ai quali realizzare i loro lavori, scambiare esperienze o servizi e costruire community per lo scambio alla pari.

É stato poi varato un sistema di garanzia del credito fino a 100 mila euro, per sostenere lo sviluppo dei progetti professionali degli iscritti all’ENPAP. In questo caso l’Ente fornisce garanzia per il credito concesso ai suoi Iscritti attraverso il sistema dei confidi.  Diversi, poi, gli interventi realizzati a sostegno dell’imprenditoria professionale femminile: le colleghe sono l’82% degli Iscritti al nostro Ente ma, come in tutte le professioni, mostrano livelli reddituali decisamente più bassi rispetto ai colleghi uomini.

Ancora, abbiamo incontrato circa 2 mila colleghi in un anno in seminari itineranti, organizzati nelle principali città italiane per fornire competenze in Europrogettazione per l’accesso ai finanziamenti dell’Unione Europea e in costruzione di Progetti di Carriera efficaci per i professionisti.  Contiamo, nei prossimi mesi, di attivare una vera Accademy su piattaforma FAD per i nostri Iscritti, che fornisca servizi formativi e di tutoraggio agli Psicologi, per renderli in grado di utilizzare nuovi canali di finanziamento utili ad avviare o ampliare la loro attività professionali.

E, soprattutto, abbiamo attivato il programma per “Investire in Psicologia”, un progetto che si inserisce pienamente nelle iniziative innovative varate dalle Casse di previdenza dei Professionisti in questa fase della loro storia e che mira a ridare slancio all’attività degli Psicologi a favore della collettività, prendendo spunto dalle esperienze inglesi dei Social Impact Bond.

 

Se l’atteggiamento delle Casse e dei loro iscritti è mutato in risposta alle esigenze poste dalle tendenze economiche e sociali in atto, può dire lo stesso di quello di politica e istituzioni nei vostri riguardi? Quali eventuali ulteriori provvedimenti auspicherebbe da parte dei policy makers?

La politica degli ultimi anni è stata parecchio “distratta” rispetto alle esigenze dei professionisti e delle loro Casse di Previdenza. Non voglio qui rimarcare le diverse situazioni in cui i professionisti sono stati caricati di nuove incombenze e di nuovi oneri, mentre gli Enti che devono provvedere al loro futuro pensionistico sono stati caricati di nuovi vincoli e di tassazioni aggiuntive, senza ottenere le necessarie attenzioni alle loro esigenze di riforma e di rilancio: i lettori di queste pagine conoscono di certo le vicissitudini recenti in questi ambiti e quali sono le istanze più generali a cui si attende riscontro.

Nello specifico di quanto abbiamo sinora illustrato mi pare, però, necessario individuare l’esigenza di strumenti normativi che favoriscano e potenzino i processi di innovazione sociale, contribuendo a rendere gli interventi per l’inclusione sociale dei soggetti svantaggiati più efficaci e più efficiente la spesa socio-sanitaria nell’ottica che stiamo sostenendo anche con il nostro “Investire in Psicologia”.

È quindi altamente auspicabile l’istituzione di un Fondo nazionale che sia finalizzato a studiare e sviluppare iniziative di innovazione sociale in base al principio pay by result che caratterizza, ad esempio, i Social Impact Bond. Uno strumento di questo genere è indispensabile per la finalizzazione di iniziative come la nostra e per recepire l’interesse che gli Enti di Previdenza dei Professionisti in ambito AdEPP mostrano per interventi a valenza sociale, che abbiano ricadute anche per le professioni. Uno strumento di questo genere avrebbe bisogno di una dotazione finanziaria iniziale davvero minimale, potrebbe essere implementato con investimenti degli investitori istituzionali, quali le nostre Casse di previdenza, e sarebbe un catalizzatore eccellente delle risorse, economiche e di pensiero, delle libere professioni che in questo momento sono sostanzialmente ferme, ma che sono strategiche per lo sviluppo del Paese.

Mara Guarino 

7/11/2017

 
 

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