Quale continuità/innovazione per le Fondazioni 3.0 nell’Italia post coronavirus

Banchieri nella storia secolare ante litteram, motori di sviluppo nella continuità "innovata" che hanno vissuto negli ultimi 20 anni: quale futuro attende le Fondazioni di origine Bancaria dopo l'esperienza COVID-19?

Andrea Greco e Umberto Tombari

Parlare di Fondazioni ex bancarie, come ci invita a fare l’Annual Meeting di Itinerari Previdenziali, “tra continuità e innovazione”, ci ispira l’immagine di un movimento incessante. Iniziato da anni: e non crediamo sia un caso che il titolo riecheggi quello “tra identità e cambiamento” scelto dall’Acri per il suo XXIV congresso a Parma nel giugno 2018.

Anche il nostro lavoro di ricerca e di analisi, svolto da allora, ci ha portati su una dialettica simile. E abbiamo scelto difatti il titolo “Fondazioni 3.0 – Da banchieri a motori di un nuovo sviluppo” per il nostro saggio, uscito per l’editore Bompiani il 5 febbraio. Banchieri nella storia secolare ante litteram, motori di sviluppo nella continuità “innovata” che hanno vissuto negli ultimi 20 anni, e che hanno davanti. Ma un mese dopo il 5 febbraio il mondo, e soprattutto l’Italia, è cambiato. Scosso da una pandemia che nessun essere vivente ricorda. Neanche con tutto lo zelo e l’immaginazione possibile siamo stati capaci di tenerne conto, nel nostro libro sulle Fondazioni dove pure era centrale l’interrogativo su cosa andasse preservato (la “continuità”), e cosa invece andasse innovato. Per onestà intellettuale, oltre che per passione, abbiamo cercato di rintracciare, in questi mesi drammatici, l’attualità del nostro lavoro appena editato. Rileggendoci, con il senno del post COVID, abbiamo capito che le principali direttrici da noi individuate sono ancora valide. Anzi, sono più urgenti che mai, se vogliamo evitare che molte delle 86 Fondazioni Acri perdano la loro funzione per sopraggiunta insussistenza di mezzi finanziari, o per la manifesta incapacità a rispondere alla derivata dei bisogni dei territori. Una derivata che da marzo ha ricominciato a crescere con progressione geometrica.

Abbiamo aperto il volume parlando dell’esigenza di aumentare gli “investimenti di missione” (Mri), quelli che consentono di cogliere due piccioni con una sola fava poiché hanno effetto moltiplicatore delle azioni sui settori d’intervento stabiliti dalla legge Ciampi. Abbiamo anche individuato una decina di questi interventi “pilota”, messi in atto dalle maggiori Fondazioni. Questa prassi, che era in corso da qualche anno, deve oggi accelerare, perché il bisogno di innovazione sociale e di concorrere allo sviluppo economico, in questo momento storico, è più forte che mai.

Un secondo aspetto di “attualità rinforzata” dalla pandemia riguarda il processo di consolidamento, che dopo l’aggregazione tra le Fondazioni di Cuneo e di Bra deve continuare, e potenzialmente allargarsi alla maggioranza degli enti minori. L’assenza forzosa del dividendo a valere sugli esercizi 2019 delle banche conferitarie, decisa dalla BCE vigilante, priverà molte Fondazioni di un pilastro di rilievo negli avanzi di gestione 2020 (e l’anno prossimo le cose non è detto che miglioreranno). Per questo razionalizzare costi e gestioni diventa ancor più importante e urgente. Le altre forme di collaborazione a tutti i livelli – su bandi e progetti comuni tra Fondazioni, ma anche tra esse e le imprese, o con l’accademia e le pubbliche amministrazioni – sono un aspetto contiguo e non meno rilevante, in un mondo in cui fare sistema e aggregare le risorse appare irrinunciabile.

La strada, come abbiamo provato a descrivere, è tracciata: ma bisogna trovarne presto altre, e sempre più efficaci. Un’ultima direttrice che resta valida, pur se da intensificare, riguarda l’ampio spettro dei rapporti “di sistema”: il ruolo “della” e “nella” Cassa Depositi e Prestiti alle prese con la strategia di ricostruzione industriale e finanziaria del Paese, e quello connesso con il governo, anche tramite la rappresentanza istituzionale dell’Acri. Oggi più che mai serve dunque una Fondazione 3.0 e visioni strategiche nuove e all’altezza dei tempi. Senza un rinnovato impegno a svolgere questi faticosi compiti, esiste il rischio che qualcuno, da fuori o dall’alto, costringa le Fondazioni verso altri obiettivi, forzandone la natura e la “continuità” con il loro ruolo storico.

Andrea Greco, giornalista di "la Repubblica" 

Umberto Tombari, Professore Ordinario di Diritto Commerciale all'Università di Firenze,
già Presidente della Fondazione CR Firenze e Vicepresidente Acri

13/7/2020

 
 

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