I benefici del merger arbitrage in un’asset allocation tradizionale

Il merger arbitrage è una strategia event driven che ha l’obiettivo di catturare il differenziale di prezzo (spread) tra il valore offerto dalla società acquirente e il prezzo di mercato delle azioni della società target: quali i possibili benefici?

Alessandro Moretti

L’attuale contesto di mercato, con tassi di interesse ai minimi storici e in potenziale risalita, spread sulle emissioni corporate compresse e poco remunerative se rapportate al rischio di credito, ha messo in crisi le asset allocation più tradizionali e reso inevitabile la sostituzione di parte dell’allocation obbligazionaria con strategie alternative che hanno una volatilità comparabile. 

Questo spiega il sempre maggiore interesse per strategie come il merger arbitrage, che si espone e cerca di beneficiare dello spread che viene a crearsi tra il valore di mercato della società target e il prezzo offerto dal compratore in occasioni di operazioni di fusione ed acquisizione. Lo spread è espressione del rischio percepito dal mercato che l’operazione di M&A non vada in porto nei tempi previsti o per motivi regolamentari (ad esempio, antitrust) o di governance del deal (ad esempio, voto assembleare).

Da quanto sopra risulta evidente come l’esposizione a tali fattori rappresenti una diversificazione e/o un’alternativa ai rischi caratteristici di azioni e obbligazioni.

L’investimento nella probabilità che un’operazione di fusione e acquisizione vada a buon fine offre rendimenti aggiustati per il rischio attraenti, soprattutto se valutati in un intero ciclo di mercato. L’allocazione di parte del portafoglio a questa strategia offre una protezione implicita dalla volatilità dei mercati azionari e dal rischio di tasso dei mercati obbligazionari. 

Se si guardano i rendimenti storici del merger arbitrage, si può notare come, anche in un periodo di forte stress dei mercati azionari come il 2008-2009, la strategia ha avuto una performance positiva proteggendo il capitale durante la discesa dei mercati. 

Un’altra caratteristica che la rende attraente è la bassa correlazione con gli altri asset dei portafogli tradizionali, in quanto i rendimenti sono guidati dal completamento di specifiche operazioni societarie e sono meno impattati dall’andamento più generale dei mercati. Infine, ma molto attuale nel contesto di mercato degli ultimi anni caratterizzati da tassi di interesse molto bassi, la strategia ha una duration implicita praticamente nulla e ha sovraperformato i mercati obbligazionari nei periodi di rialzo dei tassi di interesse. 

Venendo poi alla redditività della strategia, essa dipende principalmente dai seguenti fattori: l’elevato numero delle operazioni di M&A, la loro complessità e la massa di asset impiegati nella strategia in funzione delle diverse opportunità. Mai come nell’economia attuale i CEO delle società in tutto il mondo sono incentivati a cercare maggiore crescita o nuove tecnologie che permettano loro di competere sul mercato attraverso acquisizioni o fusioni. Queste operazioni sono anche sempre più complesse, perché in molti casi riguardano società basate in Paesi diversi che hanno bisogno dell’approvazione di numerosi enti regolamentari. Questo richiede inevitabilmente per ogni singola operazione un’analisi il più approfondita possibile che può essere fatta solo da team dedicati, esperti e con una lunga esperienza. Relativamente all’ultimo elemento riteniamo che gli attori presenti sul mercato non siano ancora un numero sufficiente da rendere la strategia poco profittevole.

Alessandro Moretti, Event Driven Senior Fund Manager Ersel Asset Management

2/4/2019

 
 
 

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