L’economia circolare e la sublimazione del concetto di sostenibilità

Come gestire un patrimonio e al contempo sostenere iniziative di impresa che impattino positivamente sul benessere socio-economico del Paese? La sostenibilità e il rating ESG come parametri di gestione del rischio di portafoglio

Michele Calcaterra

La sostenibilità in ambito finanziario risponde a una definizione molto precisa ripresa anche da Borsa italiana. Quando si parla di investimento sostenibile e responsabile, ci si riferisce a un’opportunità di allocazione di risorse che mira a creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso attraverso una strategia di investimento orientata al medio-lungo periodo che, nella valutazione di imprese e istituzioni, integra l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo (rating ESG).

Un prodotto di investimento sostenibile deriva quindi dall’elaborazione di un protocollo di ricerca e analisi in grado di assegnare un valore all’azienda non solo in funzione a parametri bilancistici e finanziari, ma anche in base alla solidità del modello di business, che è a propria volta fortemente influenzata da elementi di carattere extra finanziario quali: 

  • il rispetto dell’ambiente (E), 
  • la capacità dell’azienda di incidere in modo responsabile nel contesto sociale di riferimento (S), 
  • la trasparenza con cui il modello di business viene governato secondo regole chiare (G). 

L’elaborazione di un modello di analisi ESG che sia approfondito, standardizzato, non influenzabile da valutazioni soggettive e che contribuisca a definire e assegnare un rating, consente di maturare un’opinione chiara e completa in merito alla solidità dell’azienda.

Come anticipato, del resto, il rating ESG (Enviroment, Social, Governance), non risponde a valutazioni soggettive ma, per assumere i connotati di un vero e proprio misuratore di rischio, deve rispondere a un percorso di analisi fatto di regole e procedure chiare e trasparenti. Il mercato degli operatori di rating ESG annovera realtà che hanno investito in questa direzione arrivando a ottenere addirittura una certificazione ISO 9001 applicata al protocollo di ricerca. Tra questi, anche l’esperienza di ECPI Group, index provider in ambito ESG che, per prima in Europa, ha ottenuto tale certificazione. 

Il rating ESG, si configura quindi come un indispensabile complemento di analisi del rischio aziendale che, affiancandosi al rating tradizionale, legato al merito creditizio delle aziende, si pone alla base della costruzione di soluzioni di investimento innovative e sostenibili. 

Gli investimenti sostenibili (ESG) riguardano ogni asset class (azionaria e obbligazionaria), ogni strategia di gestione (attiva, passiva), ogni declinazione geografica o tematica. A riprova di ciò, è sufficiente riferirsi al panorama di indici ESG resi disponibili da tutti i principali Index Provider internazionali  (MSCI, FTSE, S&P, ECPI, Solactive, ecc.) che nel tempo hanno affiancato alla loro offerta di indici tradizionali, le versioni ESG degli stessi. E, visto che gli strumenti a disposizione (rating ESG, indici ESG, strumenti di valutazione ESG, analisi di impatto, ecc.) sono ormai diffusi, facilmente accessibili e testati, gli investitori non sono più disponibili a internalizzare porzioni di rischio a causa della mancanza di controllo ESG da parte dei gestori.

Seguire un paradigma di investimento che non sia solo quello della massimizzazione della performance con il minimo rischio implica usare in modo più responsabile gli strumenti proposti dalla finanza di mercato, partendo proprio dalle sue fondamenta, e cioè dal modello di Harry Markowitz (e da quelli più generali legati al concetto di minima varianza). Occorre in altre parole utilizzare tali modelli in modo virtuoso inserendo nella dimensione del controllo del rischio, dei parametri qualitativi (ESG) che, dialogando in modo coordinato con quelli più tradizionali di natura matematico statistica (minima varianza), incidono sul beta di portafoglio rendendolo “intelligente” (smart beta). 

Ed è proprio in questa sequenzialità logica che si inserisce la proposta degli operatori più attenti alle dinamiche finanziarie recenti:

  1. i grandi temi di natura macroeconomica e sociale condizionano inevitabilmente i flussi di investimento;
  2. le imprese che in modo virtuoso e sostenibile (ESG) sanno meglio interpretare i cambiamenti di natura macroeconomica e sociale, sono quelle che possono beneficiare dei maggiori trend di crescita;
  3. queste imprese, laddove inserite in portafogli di investimento, restituiscono solidità e performance nel lungo termine.

È quindi possibile ricostruire un percorso virtuoso di investimento partendo dalla consapevolezza che la valutazione del rischio ESG porta con sé un’evidente opportunità laddove sussista la capacità di individuare quei contesti industriali, quei settori e quelle aziende che meglio sanno gestire questo rischio.

Ora, senza in alcun modo negare il ruolo originario della finanza di mercato, che deve essere sempre salvaguardato perché essenza della missione di chi gestisce portafogli finanziari, va tuttavia rilevata la necessità che la finanza assolva anche un ruolo di sostegno dell’economia reale e che, in tale contesto, contribuisca a sostenere quei settori che in modo evidente sono coinvolti in cambiamenti strutturali di tipo macro e di natura socio-economica. 

Gestire un patrimonio e, al contempo, sostenere iniziative di impresa coinvolte in grandi trend socio-economici strutturali che impattano positivamente sul benessere dell’individuo, innesca un circolo virtuoso che consente di elevare di un grado il ruolo della funzione finanza che si libera da un’immagine prettamente speculativa per assumere una caratteristica più costruttiva. 

In altre parole per innescare un circolo realmente virtuoso, è opportuno legare il paradigma dell’impresa sostenibile a quello di impatto tematico, creando così un vettore a due forze che, in modo sinergico, guidano verso la selezione di aziende le quali non solo sono destinate a rimanere in economicità nel tempo, ma che sono anche virtuose in quanto dotate di modelli di business sostenibili. 

 

L’economia circolare e la sublimazione del vettore a due forze: sostenibilità e impatto tematico

Nel corso dell’ultimo biennio, si è assistito a un’affermazione degli indici ESG che hanno assunto declinazioni tematiche in grado di enfatizzare il concetto di sostenibilità.Tra tutti i temi finanziariamente investibili e valutabili con l’ausilio di indici ESG tematici, quello che sintetizza in modo assolutamente completo i paradigmi a cui si richiama l’acronimo ESG, è quello dell'economia circolare. 

Il concetto di economia circolare ha assunto nel corso degli ultimi anni un’importanza fondamentale nel dare una risposta alla crisi del modello economico tradizionale lineare basato su uno schema che prevede l’estrazione delle risorse, la loro lavorazione, il consumo di beni e servizi prodotti e il loro relativo smaltimento (take – make – dispose).  Un sistema che si basa sull’economia circolare, invece, può consentire di diminuire lo spreco di risorse non più illimitate, data la crescita esponenziale nella loro domanda, in quanto prevede che tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, siano organizzate in modo che i rifiuti diventino risorse per nuovi cicli produttivi (reduce – reuse – recycle).

Secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation, con l'espressione "economia circolare" si definisce un’economia pensata per potersi rigenerare da sola e che mira a mantenere l’utilità di prodotti, componenti e materiali conservandone il loro valore. I principi dell’economia circolare secondo la fondazione Ellen MacArthur sono quindi tre:

  1. Preservare e aumentare il valore delle risorse naturali controllando l’uso delle materie prime finite e bilanciando i flussi di energie rinnovabili 
  2. Ottimizzare il rendimento delle risorse facendo circolare i prodotti, i componenti e i materiali al massimo grado di utilizzo sia nel ciclo tecnologico che biologico 
  3. Incentivare l’efficacia del sistema individuando ed eliminando progettualmente le esternalità negative. 

Le opportunità provenienti dalla circolarità variano notevolmente a seconda dei settori industriali, delle aziende e delle relative catene di valore. L'esperienza ECPI ci consente però di riscontrare una serie di aree tematiche in cui rilevare settori particolarmente esposti al tema della circolarità.

Tema del circular supplies e, in tale ambito, i seguenti settori: 

  • Renewable Energy Generation
  • Renewable Energy Equipment & Service
  • Biofuels
  • Fuel Cells

Tema del resource recovery e, in tale ambito, i seguenti settori:

  • Waste Management
  • Environmental Services & Equipment
  • Pollution Control

Tema del product life extention e, in tale ambito, i seguenti settori: 

  • Apparel & Textiles
  • Automotive, Machinery
  • Chemicals, Packaging
  • Electrical Equipment
  • Metals & Mining
  • Manufacture Goods

Tema del sharing platform e, in tale ambito, i seguenti settori: 

  • Hardware
  • Semiconductors
  • Shared Services

Tema del product as a service e, in tale ambito, i seguenti settori:

  • Software
  • Technology Services
  • Cloud computing
  • Leasing Services
  • Shared goods

La selezione di emittenti (aziende), che ne è derivata, ha oltretutto consentito di calcolare un indice che rende effettivamente investibile il tema della circolarità dal punto di vista finanziario, conservando tutte le caratteristiche tipiche di un indice finanziario, nel rispetto delle regole ESMA e nella salvaguardia di tutti i parametri di investibilità e liquidità degli emittenti, e rispondendo dunque alle esigenze di ogni strategia di investimento. 

Michele Calcaterra, Chairman e CEO ECPI Group

3/12/2018

 
 
 

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