Gli investimenti dei fondi pensione negoziali: l'alternativa è "reale"

Dall'ultimo Report sugli investitori istituzionali italiani curato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali emerge come i fondi pensione negoziali si stiano attrezzando per implementare i propri investimenti in economia reale sia individualmente sia tramite iniziative comuni di grande interesse: dati alla mano, il percorso appare ancora lungo, ma ben avviato 

Michaela Camilleri

33 fondi con circa 3 milioni di iscritti e oltre 50 miliardi di euro di patrimonio. Sono questi i dati essenziali del comparto dei fondi pensione negoziali registrati dal Sesto Report annuale “Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2018” curato dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Se, da un lato, prosegue il calo del numero di fondi operativi (-2 rispetto all’anno precedente per effetto della fusione nel settore cooperativo), dall’altro, aumentano sia gli aderenti, anche se in buona parte “contrattuali”, sia l’attivo netto destinato alle prestazioni (rispettivamente +6,97% e +1,9%).

Scattata questa fotografia iniziale, il Report si focalizza sulla composizione e sulla gestione del patrimonio di questa categoria di investitori istituzionali, rilevando unapertura del settore rispetto ai diversi strumenti e alle asset class disponibili e una crescente attenzione verso gli investimenti alternativi e, in particolare, dedicati all’economia reale. 

 

La gestione del patrimonio e la diversificazione degli investimenti dei fondi negoziali

In linea con quanto disposto dal D.lgs. 252/2005 e dal D.M. 166/2014, la gestione degli investimenti dei fondi fegoziali è quasi totalmente esternalizzata a soggetti professionali, come banche, SIM, SGR e Compagnie di Assicurazione. Dal punto di vista della composizione del patrimonio in gestione (figura 1), la quota più rilevante continua a essere costituita dai titoli di debito, pari a circa al 62% del totale e in aumento rispetto al 2017. In dettaglio, i titoli di Stato rappresentano il 44,5% delle risorse, di cui il 26,9% emessi da altri Paesi e il 17,6% italiani, con un lieve calo della componente Italia a favore di quella estera; anche sul fronte corporate, pari al 17% del totale degli investimenti in gestione, si registra una preferenza dei titoli di aziende straniere rispetto a quelli di aziende italiane (15,9% rispetto all’1,6%). Stessa tendenza anche nel comparto azionario, dove i titoli di capitale Italia rappresentano solo lo 0,6% del totale contro il 18,2% dei titoli esteri.

Figura 1 – La composizione degli investimenti in gestione dei fondi pensione negoziali per gli anni 2017 e 2018

Fig.1 – La composizione degli investimenti in gestione dei Fondi Pensione Negoziali per gli anni 2017 e 2018

Nonostante questa riduzione della componente domestica, rilevata tanto nel mercato obbligazionario quanto nel mercato azionario e senza dubbio influenzata dall’attuale contesto politico-economico nazionale, il settore si sta attrezzando per investire nell’economia reale attraverso i private markets, sia a livello di singolo fondo sia per il tramite di iniziative comuni. L’obiettivo è certamente quello di sostenere lo sviluppo del Paese ma anche, in una fase di mercato difficile per le performance, realizzare un’ulteriore diversificazione dei portafogli e delle fonti di rendimento, guardando ad asset class alternative, decorrelate da quelle tradizionali.

 

L’alternativa è “reale”

A livello individuale, negli ultimi anni un numero crescente di fondi ha implementato la cosiddetta “gestione diretta” di una quota del patrimonio (seppure in misura ancora molto marginale, pari allo 0,34% del totale), indirizzando una parte delle risorse a favore del sistema Italia. Tra questi si ricordano, ad esempio, Laborfonds e Solidarietà Veneto che proseguono, anche per il 2018, nella loro attività di investimento in fondi mobiliari chiusi con l’obiettivo di sostenere progetti di crescita e sviluppo a favore delle PMI del territorio di riferimento; Priamo, che ha incrementato ulteriormente l’investimento in un fondo di private debt effettuato nel 2016, così come Byblos e Prevaer che si sono aggiunti lo scorso anno. 

Sotto il profilo collettivo, invece, nell’estate del 2018 è nato il Progetto Iride, promosso dai fondi pensione Foncer, Fondenergia, Fondo Gomma Plastica, Pegaso e Previmoda finalizzata a investire nell’economia reale e, in particolare, nel settore del private equity focalizzato sull’Europa con una quota significativa in FIA che investono in imprese operanti in Italia. La fase di selezione dei gestori si è da poco conclusa con Neuberger Berman candidata per l’assegnazione del mandato

Sempre in tema di economia reale, come ricordato dal Presidente dell’Associazione in un recente articoloAssofondipensione si è fatta inoltre promotrice di due iniziative parallele: un progetto condiviso tra alcuni Fondi Negoziali (Arco, Prevedi, Previambiente e Concreto) per l'implementazione di investimenti alternativi tramite la selezione di un advisor specializzato che supporti gli Enti coinvolti nelle diverse fasi tecniche del progetto; un confronto con Cassa Depositi e Prestiti per la costituzione di una piattaforma per il coinvestimento in fondi di private equityprivate debt, a impatto sociale, con l’obiettivo di favorire la diversificazione/decorrelazione del rischio di portafoglio, da un lato, e il sostegno all’economia e all’occupazione, dall’altro.

 

Ancora ampi i margini di crescita…

Ciononostante, i margini di crescita restano ancora ampi: dalle stime elaborate dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali risulta che l’investimento attuale in economia reale domestica[1] dei fondi negoziali sia pari a circa il 3% del patrimonio, in crescita rispetto al 2,5% del 2016 e in lieve calo rispetto al 3,46% dello scorso anno. E il dato appare poco confortante soprattutto se si considera che il flusso del solo TFR per i fondi negoziali nel 2018 è stato di circa 6 miliardi di euro, mentre gli investimenti in economia reale attivi nello stesso anno si sono fermati a soli 1,46 miliardi; rispetto al periodo 2014-2018, il flusso di TFR confluito nei fondi negoziali e non reinvestito nell’economia reale è superiore ai 28 miliardi. Segnale, questo, di un percorso che appare ancora lungo, seppure ben avviato.

Michaela Camilleri, Area Previdenza e Finanza Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

22/10/2019


[1] Per la definizione di economia reale si rimanda al Sesto Report “Investitori Istituzionali italiani: iscritti risorse e gestori per l’anno 2018”.

 

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