Gli scenari economico-finanziari che attendono l’Italia

Il nuovo anno potrebbe aprirsi in un contesto europeo profondamente mutato e la prossima Legge di Bilancio potrà essere l’occasione per dimostrare la maturità della politica italiana

Niccolò De Rossi

Il BTp decennale italiano è tornato a offrire un rendimento inferiore al 3% e con lui anche lo spread arretra, riportandosi sotto i 250 punti base. A inizio settembre, infatti, lo stesso titolo era tornato su livelli elevati registrati qualche anno fa, segnale che qualcosa non stava piacendo agli occhi degli investitori che osservano oltre confine. Quel qualcosa è ascrivibile non solo al dibattito sempre più acceso che i leader di governo hanno intavolato sul possibile sforamento del limite del 3% del rapporto deficit/Pil, ma anche all’incertezza che aleggia sulle misure che effettivamente saranno realizzate.

Ottobre è ormai alle porte e sarà un mese molto importante poiché il nuovo esecutivo dovrà presentare la sua prima Legge di Bilancio. In particolare, l'interrogativo che si pone è se l'Italia avrà davvero le risorse necessarie per dare seguito a tutti i punti discussi prima in campagna elettorale e, a seguire, inseriti nell'ormai famoso “contratto tra le parti”, senza “annacquarli”. La risposta potrebbe essere affermativa sforando i limiti imposti dall’Europa: si potrebbe finanziare nuova spesa a debito, anche a fronte di minori entrate, e riuscire quindi a realizzare ciò che è stato promesso. Nell'ultimo periodo, però, sembra che le rassicurazioni fornite da più fonti del governo, in primis con i due uomini forti dell’esecutivo, abbiano tranquillizzato gli osservatori internazionali: “il deficit non sarà sforato”. Torna quindi ad alleggerirsi, almeno in parte, la pressione dello spread, anche se l’agenzia di rating Fitch ha rivisto il suo outlook sull’Italia da stabile a negativo (il rating per l’Italia resta tripla B).

Numerosi dunque gli scenari che sarà necessario tenere  in considerazione per i mesi a venire: come già evidenziato, il rispetto dei paletti europei, il conseguente giudizio sul rischio Paese e quindi il costo degli interessi sul debito; l’evoluzione dell’instabile condizione della politica protezionistica americana che si riflette sull’andamento delle borse mondiali; la fine del QE in Europa con le ripercussioni che ciò avrà non solo sul debito italiano, ma anche su asset class come azioni e alternativi che hanno beneficiato della misura espansiva.

Sul primo punto, di fondamentale importanza sarà la responsabilità, la chiarezza e l’affidabilità che la politica saprà dimostrare, non solo all’esterno, ma anche verso il Paese stesso. La credibilità che si dimostra influenza i mercati che ricalcolano di conseguenza il rischio Italia. Questa altalena incide negativamente sul costo degli interessi sul debito. Se infatti a maggio chi investiva nel BTp a due anni accettava addirittura di pagare per possederli (il rendimento corrisposto su quella scadenza era negativo), a inizio settembre gli stessi titoli rendevano circa l’1,5%. Queste oscillazioni creano inevitabili ripercussioni sulle emissioni future che il Tesoro effettua, per cui si stima un aggravio sul bilancio pubblico di circa 6 miliardi, considerando l’impatto sia sul 2018 che sul 2019 (poco meno di 1 miliardo per l’anno in corso e circa 5 miliardi per il prossimo).

Di qui, una necessaria presa di coscienza e soprattutto di responsabilità sul ruolo non solo istituzionale, ma anche “finanziario” che la politica ricopre, dimostrando consapevolezza e maturità sugli impegni da rispettare. Volgendo lo sguardo sul fronte equity, il 2017 è stato un anno che difficilmente sarà ripetibile. Il mercato americano si è reso protagonista di un rally che, trainato soprattutto dai giganti dall’hi-tech, ha reso possibile ingenti guadagni su molti mercati anche se non sempre supportati da solidi fondamentali. Inoltre, da inizio anno il vento della volatilità è tornato a soffiare un po' su tutti i mercati internazionali, compreso quello dei Paesi emergenti, di cui occorrerà monitorare la risposta anche in vista della fine del QE poiché fortemente indebitati in valute forti. Saranno poi da monitorare i futuri sviluppi della politica protezionistica americana, fino a dove e verso quali merci e paesi si dirigeranno i nuovi dazi e la guerra commerciale con la Cina, che potrebbero condizionare il nostro export. Da ultima, ma non per importanza, la conclusione degli stimoli monetari espansivi volgerà al termine anche in Europa. I tassi di interesse torneranno quindi lentamente a salire (anche se rimarranno sui livelli attuali almeno fino alla prossima estate). Sarà dunque importante vedere chi, in assenza del grande compratore di ultima istanza BCE, acquisterà almeno una parte dell’ingente quantità di titoli che negli ultimi tre anni sono stati sottoscritti da Francoforte, anche alla luce del fatto che gli investitori istituzionali italiani potrebbero alleggerire la propria esposizione obbligazionaria.

La fine del QE sarà dunque un importante banco di prova per l’Italia, poiché il ritorno alla normalità della politica monetaria renderà più realistica la valutazione del rischio emittente che in questi anni è stata condizionata dall’appiattimento della curva dei tassi su tutte le scadenze. Sono dunque molti gli scenari con cui il Paese dovrà misurarsi con il nuovo anno. Ma una cosa è certa: il peso che un Paese ricopre a livello internazionale non si basa unicamente su quanto dimostra di essere attento ai movimenti di fondi speculativi e finanza mondiale, ma passa soprattutto attraverso la sensibilità e la lungimiranza che possiede nel prendere le decisioni necessarie per il bene dei proprio cittadini. 

Niccolò De Rossi, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

25/9/2018

 
 
 

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