Italiani, tanto risparmio ma poca educazione… finanziaria e previdenziale

Tra le tante evidenze che la pandemia di COVID-19 ha contribuito a far emergere c'è anche la conferma di quanto gli italiani si meritino l'appellativo di grandi risparmiatori, anche se rimane marcata la carenza di educazione finanziaria e soprattutto previdenziale

Niccolò De Rossi

Che gli italiani siano un popolo di formiche non è cosa nuova ma, in questo difficile momento storico, è importante evidenziare che cresce, ancora di più, la loro propensione al risparmio. Se di per sé certamente questo atteggiamento non è un male, il rovescio della medaglia mostra in particolare che l’allocazione di questi risparmi risulta molto spesso inefficiente e soprattutto non aiuta la difficile ripresa che ci attende.

La pandemia ha infatti aggravato la percezione di un futuro tutt’altro che stabile, complicato per molte famiglie dal punto di vista lavorativo e reddituale. Se, dunque, alla spiccata tendenza ad accantonare risorse che da sempre caratterizza la penisola si aggiunge una marcata incertezza sul futuro e la paura diffusa per i livelli di contagio da coronavirus, si ottiena una propensione al risparmio in crescita, nel secondo trimestre dell’anno, di oltre il 18% rispetto al 2019. Come testimonia l’indagine Acri-Ipsos “Gli Italiani e il Risparmio” presentata in occasione della 96° Giornata Mondiale del Risparmio, l’accumulo di liquidità garantisce al 46% degli italiani un senso di tranquillità, identificandolo come una forma di autotutela per le incognite del futuro. Un passaggio importante dell’indagine evidenzia che se, da una parte, non è tanto il futuro di breve periodo quello che preoccupa di più individui e famiglie, dall’altra oltre il 55% degli italiani è intimorito se si prende a riferimento un arco temporale di 10 o 20 anni. Tale evidenza, vale a dire l’aumento di incertezza collegata all’allungamento del periodo in esame, dovrebbe far riflettere su uno dei temi cardine nella gestione delle proprie disponibilità finanziarie: la pianificazione delle uscite future che, più di molti altri fattori, dovrebbero orientare le decisioni di risparmio di ciascun individuo.

Il 2020 è stato certamente un anno drammaticamente particolare sotto molteplici aspetti e ha confermato quanto gli italiani siano davvero poco “educati” dal punto di vista finanziario. Riprova ne è l’ingente quota di risparmio che ancora viene riservato alla liquidità, risparmio cioè molto spesso concretamente parcheggiato su conti correnti che non solo non pagano interessi ma che, al contrario, erodono - insieme all’inflazione (seppur contenuta) - il capitale accantonato. Sono anche i concetti di base della finanza quali il differente grado di rischiosità tra un’azione e un’obbligazione, cosa rappresenta l’inflazione, cos’è il tasso di interesse etc. a essere ancora diffusamente assenti o poco chiari tra una grande fetta di adulti e soprattutto di giovani. È allora difficile pensare che, come sempre più spesso si sente dire, il risparmio privato possa correre in soccorso dell’economia reale. L’ingente quota di liquidità che effettivamente potrebbe essere destinata verso investimenti “utili”, soprattutto in questa fase di crisi, anche verso il sistema Paese, rimane di difficile realizzazione se non cresce l’alfabetizzazione finanziaria dei risparmiatori.

Ma come fare allora a coniugare la grande potenza di fuoco del capitale privato delle famiglie, la spinta verso una migliore allocazione del loro risparmio e, perché no, il sostegno all’economia nazionale?

 

La previdenza complementare come sintesi tra risparmio e investimento

Accanto infatti alla “semplice” educazione finanziaria, l’altro tema spesso colpevolmente trascurato è quello della propria pensione futura. Come detto, e come evidenziano molteplici ricerche, nonostante i più giovani comincino a interessarsi e farsi promotori di una finanza green e sostenibile, sono ancora molto distanti dal comprendere l’importanza di pensare per tempo alla propria pensione, in particolare  quella integrativa, e alla finanza in generale.

Non entrando volutamente in questa sede nello specifico funzionamento del sistema previdenziale pubblico, è sempre più evidente quanto sia importante dotarsi, fin da giovani, di una forma pensionistica complementare che vada ad aggiungersi all’assegno che si riceverà una volta entrati in quiescenza. Ma non c’è solo l’aspetto previdenziale da considerare: dotarsi di un fondo pensione potrebbe essere la giusta sintesi tra l’impiego del risparmio a fini di investimento e la necessità di ricevere “domani” una prestazione pensionistica integrativa per cercare di mantenere il quanto più possibile inalterato il proprio tenore di vita una volta cessata l’attività lavorativa. 

I vantaggi di aderire a queste forme di risparmio a fini previdenziali sono molteplici e da non trascurare, in particolare rispetto a molti altri prodotti finanziari (più costosi) in cui si potrebbe decidere di investire parte della propria liquidità accantonata. In primo luogo c’è quello fiscale, derivante dall’intera deducibilità dei contributi versati fino a un massimo annuo di 5.164,57 euro, nonché di vedere applicata un’imposta sostitutiva del 20% su interessi e plusvalenze realizzate anziché del 26%. Inoltre, la contribuzione alla previdenza complementare, tipicamente effettuata durante l’intera vita lavorativa e oltre, consente di accedere a uno strumento dove il versamento del risparmio è dilazionato nel tempo, per cui non serve un ingente capitale di partenza per effettuare l’investimento. 

Altro elemento di fondamentale importanza e valutazione è rappresentato dalle differenti linee di investimento che ciascun fondo mette a disposizione dei propri aderenti, che consentono di soddisfare la personale propensione al rischio ma anche e soprattutto di gestire al meglio le differenti fasi di vita dell’iscritto. Perché, e qui interviene ancora una volta l’educazione finanziaria di base che auspicabilmente dovrebbe diffondersi il più possibile, durante la propria vita è bene rimodulare il livello di esposizione al rischio dell’investimento effettuato e le modalità di risparmio in base alle mutate esigenze di spesa. Un giovane aderente a un fondo pensione dovrebbe prediligere profili di investimento caratterizzati da una prevalenza della componente azionaria, dunque con un profilo di rischio elevato. Questo perché, avendo davanti un periodo molto lungo di contribuzione, potrà beneficiare del maggiore rendimento nel lungo periodo del mercato azionario e poter al contempo colmare eventuali perdite accumulate nel breve periodo. Allo stesso modo, un aderente che è prossimo all’età della pensione, dovrà ridurre la propria esposizione al rischio propendendo verso linee di investimento poco rischiose o garantite per preservare il capitale accumulato nel tempo, mantenerne il valore e non rischiare di vanificare il percorso compiuto.

Da ultimo, ma non meno rilevante, c’è appunto il tema in precedenza accennato del sostegno all’economia reale nazionale. Se infatti è ancora in rampa di lancio l’accessibilità del piccolo risparmiatore a strumenti di investimento dedicati al sistema Paese, gli investitori istituzionali e in particolare i fondi pensione stanno sempre più consolidando il loro ruolo di sostegno alle imprese non quotate e, di riflesso, al lavoro stesso.

Aderire a un fondo pensione, e al contempo cercare di diffondere il più possibile la cultura finanziaria di base, potrebbe rappresentare una buona sintesi tra l’impiego di risparmio in termini di investimento, l’inizio di un percorso di costruzione di una pensione di scorta e l’aiuto indiretto a un'Italia che, mai come oggi, ha bisogno di tutte le risorse disponibili per ripartire.

Niccolò De Rossi, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

10/11/2020

 
 

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