Quanto investono sulla sostenibilità gli investitori istituzionali italiani?

Si può dire che gli investitori istituzionali italiani siano committed in tema di finanza SRI? I risultati della terza indagine sulle politiche di investimento sostenibile realizzata dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali suggeriscono di sì: il 56% degli intervistati adotta già i criteri ESG

Giovanni Gazzoli

Settantanove investitori coinvolti tra Fondi pensione, Casse di Previdenza, Fondazioni di origine Bancaria e Compagnie di Assicurazione; 182 miliardi di patrimonio intercettato, escludendo il comparto assicurativo, che corrisponde al 75% del totale; 49 domande sulla posizione dell’ente in tema di finanza sostenibile, pandemia e molto altro. Sono questi i principali dati che caratterizzano la terza Indagine annuale sulle politiche di investimento sostenibile degli investitori istituzionali italiani realizzata dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali: un’edizione molto diversa rispetto alle prime due, poiché per la prima volta destinata a una pubblicazione dedicata, arricchita sia nella platea di riferimento (appunto le Compagnie di Assicurazione), sia nei contenuti, avendo raccolto case history e testimonianze degli investitori e delle fabbriche prodotto.

Il tutto preceduto da una serie di domande sulla gestione finanziaria tout court, in linea con la storica indagine su Enti e gestori dello stesso Centro Studi. Domande dalle quali emerge un giudizio positivo sulla diversificazione degli investimenti del patrimonio nonché sulla performance finanziaria, ritenuta soddisfacente dal 97,5% degli enti (era al 66,7% dieci anni fa). E da cui si rileva una preferenza (in termini di orientamento a investire, non di percentuali di patrimoni investiti) per i fondi d’investimento alternativi, come fondi di private equity, venture capital, commodities e private debt, a cui l’82% degli istituzionali orienta i propri investimenti; seguono i fondi tradizionali (65%), le obbligazioni (63%), i mandati di gestione (in diminuzione dal 73% del 2019 al 61% di oggi), le azioni (58%) e i fondi immobiliari (57%).

 

Gli investimenti sostenibili degli istituzionali italiani

Si può dunque dire che gli investitori istituzionali italiani siano committed in tema di finanza sostenibile? I risultati dell’indagine dicono di sì. Infatti, il 56% degli intervistati ha dichiarato di adottare una politica di investimento sostenibile SRI (figura 1): un dato che rispetto al 2020 è aumentato di 9 punti percentuali, e che è ulteriormente rafforzato dal fatto che il 97% degli enti che invece non adottano politiche SRI affermano che comunque il tema è stato già affrontato in CdA e sarà implementato in futuro. C’è poi da aggiungere che diversi enti applicano strategie e criteri ESG anche al di fuori di una politica adottata formalmente dall’ente.

Figura 1 - L’Ente adotta una politica di investimento sostenibile SRI? 

Figura 1 - L’Ente adotta una politica di investimento sostenibile SRI?

Fonte: Quaderno di Approfondimento 2021 “ESG e SRI, le politiche di investimento sostenibile degli investitori istituzionali italiani”

La maggior parte degli enti (92%) sceglie la finanza SRI e i criteri ESG per contribuire allo sviluppo sostenibile (figura 2). Rispetto agli anni scorsi, cresce molto (anche se si è ridotta negli ultimi 12 mesi) l’opzione della gestione più efficiente dei rischi finanziari e, allo stesso modo, quella relativa alla reputazione dell’Ente. 

Figura 2 – Quali obiettivi e/o motivazioni hanno spinto l’Ente a introdurre politiche di investimento sostenibili?

Figura 2 – Quali obiettivi e/o motivazioni hanno spinto l’Ente a introdurre politiche di investimento sostenibili?

Fonte: Quaderno di Approfondimento 2021 “ESG e SRI, le politiche di investimento sostenibile degli investitori istituzionali italiani”

Il 32% adotta tale politica da oltre 5 anni, mentre il 49% lo fa da un periodo compreso tra 1 e 5 anni: questa percentuale era ferma al 31% nel 2020, a indicare una crescita degli investitori non più “neofiti” rispetto a questo tipo di investimenti. In controtendenza rispetto al passato è invece la percentuale degli enti che applicano criteri sostenibili a oltre il 75% del patrimonio: si tratta del 37%, in calo rispetto al 54% dell’anno scorso, dato forse ottimistico forse sceso anche per effetto l’ampliamento del campione di riferimento.

Per quanto riguarda la modalità con cui le politiche d’investimento sostenibile vengono implementate, l’indagine offre un dettaglio sia sulle strategie adottate sia sulle asset class a cui i criteri ESG vengono maggiormente applicati. Le esclusioni sono la strategia più adottata, essendo scelte dal 67% degli enti, percentuale di poco superiore al 2020 e di ben 25 punti percentuali rispetto al 2019; al secondo posto si trova con una certa sorpresa l’impact investing, scelto dal 48% degli enti a fronte del 31% di 12 mesi fa e del 23% del 2019. Le strategie in calo, invece, sono le convezioni internazionali, drasticamente scese dal 54% al 37%, e l’engagement, adottato dal 33%, percentuale più bassa rispetto sia al 2020 sia al 2019.

 

Quali sono le strategie SRI adottate? 

L’indagine poi illustra anche quali settori vengono direttamente impattati da quali strategie. Troviamo dunque che il mercato delle armi è il più colpito dalle esclusioni insieme agli investimenti riconducibili a pornografia, tabacco e gioco d’azzardo. Per quanto riguarda le convenzioni internazionali, quelle preferite sono UNPRI e Global Compact. La strategia best in class premia soprattutto le eccellenze in ambito energetico, e in particolare il contrasto alle emissioni di anidride carbonica e lo sviluppo dell’efficienza energetica. Sono sulla stessa linea gli investimenti tematici, che nell’80% mirano a promuovere efficienza energetica e nel 70% a combattere il cambiamento climatico. È interessante notare che, oltre all’onnipresente tematica energetica, l’altro grande settore su cui si concentrano gli investimenti sostenibili è quello legato all’invecchiamento demografico, ossia la Silver Economy: questa, con il settore RSA, è infatti al centro degli investimenti. Restando nel settore sociale, social e green bond, così come social housing e microfinanza, sono l’ambito preferito dal 62% degli enti che utilizza l’impact investing. Infine, l’engagement: cresce l’utilizzo di un approccio “hard”, che prevede interventi in assemblea o l’esercizio del diritto di voto, passato dall’8% al 22%, a dimostrazione di una maggiore volontà di monitorare e condizionare l’esito dei propri investimenti.

Figura 3 - Le strategie ESG adottate dagli investitori istituzionali italiani

Figura 3 - Le strategie ESG adottate dagli investitori istituzionali italiani

Fonte: Quaderno di Approfondimento 2021 “ESG e SRI, le politiche di investimento sostenibile degli investitori istituzionali italiani”

Questa volontà si rispecchia anche nel dato che indica che il 60% degli investitori istituzionali italiani acquista direttamente prodotti finanziari che rispondono a criteri ESG: era il 42% del 2019, il 54% del 2020. In questo caso, i prodotti maggiormente acquistati sono riconducibili al mondo infrastrutturale (67%, in vertiginosa crescita rispetto agli anni precedenti), seguiti dalle energie rinnovabili (56%). Si segnala poi la crescita del private debt, passato dall’8% al 42%, e soprattutto del venture capital, passato dallo 0% degli anni scorsi al 17% di oggi. 

Altri due temi chiave, come peraltro evidente viste le recenti normative in materia, sono comunicazione e trasparenza. Emerge che solo il 51% degli enti prevede la pubblicazione di un documento che illustri la politica ESG adottata, ma il 46% di chi non lo fa intende provvedervi in futuro. Cresceranno anche formazione e competenza, a oggi percepita solo “sufficiente” dal 57% degli intervistati.

 

La pandemia e il futuro

Infine, uno sguardo al futuro, soprattutto in considerazione di un anno che ha messo a dura prova i mercati, e non solo. Il 90% degli enti pensa che la pandemia abbia accelerato gli investimenti sostenibili, anche perché secondo il 51% degli intervistati la componente ESG ha mitigato il rischio in questo periodo pandemico. Si spiega dunque così la ragione per la quale il 77% degli investitori dichiara che incrementerà l’esposizione verso gli investimenti sostenibili, orientandosi ancor di più a investire in energie rinnovabili, ma anche – come detto – nella Silver Economy (figura 4) che, se associata a RSA e healthcare, fa intuire come la crisi da nuovo coronavirus abbia evidenziato le grandi carenze sul tema dell'assistenza sanitaria e, in particolare, sull’assistenza alla popolazione over 65.

Figura 4 - Alla luce degli effetti generati dalla pandemia, avete individuato specifici settori dove indirizzare maggiormente
i futuri investimenti in chiave ESG?
 

Alla luce degli effetti generati dalla pandemia, avete individuato specifici settori dove indirizzare maggiormente i futuri investimenti in chiave ESG?

Fonte: Quaderno di Approfondimento 2021 “ESG e SRI, le politiche di investimento sostenibile degli investitori istituzionali italiani”

 

Focus sulle Fondazioni di origine Bancaria

Merita in chiusura un cenno il comparto delle Fondazioni di origine Bancaria. Sono aumentate le Fondazioni che hanno preso parte all’indagine: da 13 a 16, per un totale di attivo di circa 30 miliardi di euro.

Per quanto riguarda l’applicazione di criteri di sostenibilità all’interno di una politica d’investimento, il 31% dichiara di averne adottata una; tuttavia, il 100% dei rispondenti che dichiara di non averla ha già programmato in CdA di operare in tal senso nel prossimo futuro. Un processo di crescita indicato anche dal numero di Fondazioni che applicano questa politica da più di 5 anni: solo una, infatti, contro il 67% che invece è compreso tra 1 e 5 anni. Sono diverse, inoltre, le Fondazioni che effettuano investimenti sostenibili al di fuori di una politica ufficiale.

Analizzando in cosa investono, sempre attraverso il filtro delle strategie, si scopre che tutte le Fondazioni che utilizzano l’impact investing lo fanno nell’ambito del social housing, e il 71% anche per la microfinanza; le esclusioni invece prendono di mira soprattutto armi, lavoro minorile e pornografia, ma in larga parte anche il gioco d’azzardo e il mercato del tabacco. L’energia è al centro degli investimenti tematici, sia come efficienza energetica sia come riduzione delle emissioni, ma anche nella forma dell’immobiliare sostenibile. I prodotti ESG sono acquistati direttamente dal 67% delle Fondazioni che investono seguendo questi criteri: si tratta di prodotti per lo più infrastrutturali, di venture capital e fondi comuni. 

In merito agli effetti degli investimenti sostenibili, l’80% delle Fondazioni segnala un miglior impatto sul territorio. Anche per questo, si aspettano una crescita di questa tipologia di investimenti, che secondo 79% saranno aumentati in seguito alla crisi sanitaria, anche se ben il 64% delle Fondazioni rispondenti definisce comunque "indifferente" la capacità della componente ESG di mitigare il rischio alla luce di questo anno travagliato.

Giovanni Gazzoli, Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali 

14/7/2021

 
 

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