I rischi extra-finanziari non possono più essere ignorati nel contesto di un’accurata gestione del rischio

Ai rischi finanziari tradizionalmente considerati si fa sempre più urgente associare l'analisi condotta sugli aspetti ESG, sotto forma della gestione del rischio sui criteri di sostenibilità: statisitiche e attualità dimostrano infatti quanto questi elementi possano tradursi in rischi rilevanti anche dal punto di vista economico

Federica Loconsolo

La cronaca finanziaria più recente ha evidenziato come l’irresponsabilità sociale e ambientale esponga le aziende a gravi rischi, quali per esempio quelli reputazionali e operativi, con ripercussioni economiche dirette in termini di performance finanziarie delle imprese.

Come registrato dal World Economic Forum, che monitora i principali rischi globali, dal 2009 a oggi è evidente il passaggio da una prevalenza di rischi di tipo economico (2009-2010) a una sempre maggiore frequenza del verificarsi di rischi ambientali e sociali, specialmente negli ultimi 3 anni. Inoltre, non soltanto i rischi sono diventati più ricorrenti, ma anche più ampi in termini di possibili danni che possono creare.

L’organo esecutivo dell’Unione Europea, la Commissione, si sta impegnando molto nel dare impulso al tema della sostenibilità all’interno del sistema finanziario perché, nella sua funzione di “motore dell’economia”, questa convogli le energie verso uno sviluppo sempre più sostenibile e responsabile, considerando che rappresenta uno strumento aggiuntivo per mitigare il rischio sia dal lato degli investitori sia da quello dei risparmiatori.

La Commissione ha identificato delle azioni concrete attraverso l’Action Plan, un documento che contiene le misure necessarie per indirizzare i capitali verso un’economia sostenibile. In particolare, un Gruppo di Esperti Tecnici in materia di Finanza Sostenibile (TEG) istituito dalla Commissione ha pubblicato quest’anno le linee guida per migliorare e standardizzare le modalità con cui le imprese riportano le informazioni relative agli impegni ambientali. Il TEG ha realizzato importanti approfondimenti e contributi per la finanza sostenibile, tra cui quello sulla nuova tassonomia per orientare i capitali degli investitori verso modelli di sviluppo a basse emissioni.

La storia di Etica Sgr inizia nel 2000, con un core business specifico: fondi sostenibili e responsabili per un pubblico retail e istituzionale. Tutti gli emittenti che compongono i portafogli dei fondi sono analizzati accuratamente prima della selezione, che avviene sia per esclusione di settori controversi (quali, ad esempio, il petrolio, gli armamenti, l’energia nucleare, il gioco d’azzardo) sia identificando gli emittenti migliori dal punto di vista ESG (acronimo inglese per “environmental, social and governance”).

Sono molteplici gli studi accademici che hanno dimostrato quanto l'investimento sostenibile e responsabile sia in grado di generare performance competitive rispetto al mercato e che, in periodi di forte volatilità, permetta di mitigare il rischio finanziario rispetto a investimenti tradizionali. Con il suo approccio così focalizzato sul mondo della finanza responsabile, Etica Sgr ha ritenuto rilevante approfondire la questione del rischio in ambito ESG. È pervenuta quindi all’ideazione di una metodologia proprietaria, il cosiddetto Rischio ESG, che misura ex ante il rischio derivante da fattori riconducibili a problematiche di natura ESG e lo integra al calcolo del rischio finanziario, consentendo una valutazione olistica della rischiosità di un emittente. La rilevanza di questa metrica è stata confermata da robuste evidenze che dimostrano, per tutte le asset class e per tutti i settori e i Paesi, una stretta correlazione tra il rischio finanziario, nella misura del VaR non diversificato (una delle misure di perdita potenziale di una posizione di investimento in un certo orizzonte temporale) e il rischio extra-finanziario, rappresentato dalle tematiche ESG.

 

Alla Conferenza internazionale sul Risk Management con il Rischio ESG

Il Rischio ESG ha reso possibile misurare ex ante l’effettivo impatto delle criticità derivanti da fattori riconducibili a problemi ESG che potrebbero avere un impatto negativo sulle performance dei titoli nei quali investe un fondo.

Considerando esclusivamente i fattori di rischio ESG attraverso degli stress test e via VaR (Value-at-Risk) è possibile stimare che il rischio della sola componente ESG si attesti generalmente tra il 5 e il 10% del rischio complessivo. Una percentuale che non va trascurata.

Più recentemente, Etica Sgr ha sviluppato ulteriori analisi del Rischio ESG e delle sue potenzialità, che ha presentato alla dodicesima Conferenza Internazionale sul Risk Management, tenutasi a Milano a giugno 2019. Gli studi hanno dimostrato che calcolare i rischi di natura ambientale, sociale e di governance contribuisca a ottimizzare la diversificazione del portafoglio e migliorare la stima della volatilità finanziaria, soprattutto a medio-lungo termine.

 

Oltre il calcolo del rischio puramente finanziario

Le evidenze dello studio apportano un contributo utile alla teoria e alla pratica nel settore finanziario, soprattutto nell’ambito della gestione del risparmio. Ai rischi finanziari tradizionalmente considerati si fa sempre più urgente associare l’analisi condotta sugli aspetti ESG, sotto forma della gestione del rischio sui criteri di sostenibilità, essendo stato dimostrato quanto questi elementi possano tradursi in rischi rilevanti dal punto di vista economico.

Gli investitori che scelgono di integrare, accanto alla tradizionale analisi finanziaria, considerazioni legate ai criteri di responsabilità e sostenibilità possono quindi fare affidamento su un vantaggio competitivo in termini di gestione del rischio a lungo termine.

Federica Loconsolo, Head of Institutional and International Business Development Etica Sgr

31/10/2019 

 
 
 

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